Acquisto smartphone usato: quali rischi?
Consigli per chi vuole comprare cellulari al mercatino dell’usato: la buona fede dell’acquirente non esclude la possibilità di essere processati per ricettazione.
Immagina di incappare in un sito che vende solo smartphone usati, conservati però in ottimo stato: “come nuovi”, dice l’inserzione. Il prezzo è chiaramente allettante: quasi il 40% in meno rispetto a quello ufficiale di listino. Oppure immagina di trovare un annuncio online di un privato che intende vendere un telefonino appena ricevuto in regalo – almeno così dice – perché identico a quello che già ha. Te lo cede con tutta la confezione e – afferma – anche la garanzia.
A questo punto, se sei una persona diffidente e non ami essere preso in giro, potresti chiederti
La risposta te la diamo noi: corri un rischio serio. Anche se sei in perfetta buona fede, la possibilità di incappare in una condanna penale per ricettazione è molto alta. Difatti, se mai dovesse risultare che il cellulare non è di provenienza lecita (perché è stato rubato), ad andarci di mezzo saresti tu, ovviamente insieme a chi te lo ha venduto. Sai perché?
Aspetta, abbi un attimo di pazienza. Te lo diremo qui di seguito. Ti spiegheremo quali rischi corri per l’acquisto di uno smartphone usato; lo faremo tenendo conto di una sentenza che ha depositato la Cassazione proprio ieri [1] e dalla quale trarrai interessanti spunti di riflessione, che dovresti di certo conoscere prima di pagare.
In questa pronuncia la Corte ha fornito una serie di suggerimenti per chi è in cerca di affari sulla rete e intende comprare cellulari usati. Attento quindi a ciò che leggerai nelle parole della Corte perché potrebbero salvarti dal rischio di una noiosa (anzi, pericolosa) indagine penale.
Ma procediamo con ordine.
Indice
Smartphone usato: che succede se è rubato?
Se acquisti uno smartphone usato e poi si scopre che è stato rubato sarai inquisito per il reato di ricettazione. La ricettazione è quell’illecito penale [2] che scatta tutte le volte in cui qualcuno compra cose provenienti da un delitto come appunto il furto o la rapina. Ecco perché se colui che vuol venderti il cellulare lo ha in realtà ottenuto in modo illecito, ad andarci di mezzo sarai anche tu.
Secondo la Cassazione, non conta il fatto che tu sia in buona fede e che, quindi, non eri a conoscenza della provenienza del telefonino. Le circostanze dovrebbero suggerirti un comportamento più prudente. Se potevi prefigurarti la possibilità che lo smartphone fosse rubato e, ciò nonostante, hai accettato il rischio al solo scopo di fare il tuo piccolo guadagno (derivante dallo sconto sul prezzo ufficiale), sei responsabile.
Acquisto smartphone rubato: è ricettazione
Può costare carissimo l’acquisto di uno smartphone ricorrendo al mercato dell’usato. Se da un lato si cerca l’affarone, dall’altro si rischia la condanna per “ricettazione”, come ha sperimentato sulla propria pelle un uomo, inchiodato dall’uso continuo con la propria scheda del cellulare appena comprato e risultato essere rubato.
I giudici hanno respinto la tesi difensiva secondo cui «la mera indifferenza» del compratore rispetto alla «possibile natura illecita del bene» dovrebbe far venire meno i presupposti per parlare di «ricettazione».
È altresì irrilevante il fatto che l’acquirente abbia comprato una scheda telefonica a sé intestata: è vero che è possibile risalire attraverso i codici ‘Imei’ agli estremi della scheda utilizzata in qualsivoglia cellulare, ma – secondo i Giudici – «questa circostanza» non può essere sintomatica di «buonafede», poiché «la normativa nazionale vigente non consente il rilascio di ‘sim card’ anonime, rendendo così necessario il ricorso a schede intestate».
Non si può quindi parlare di una mancanza di diligenza nel verificare la provenienza del telefonino; per la ricettazione è sufficiente che l’acquirente abbia consapevolmente accettato il rischio che la cosa acquistata o ricevuta fosse di illecita provenienza.
Possesso di smartphone senza ricordare dove lo si è trovato
Come già aveva fatto in un precedente di due anni fa [3] e in una più remota sentenza a Sezioni Unite del 2009 [4], la Cassazione ha ricordato che risponde di ricettazione colui che, trovato nella disponibilità di refurtiva di qualsiasi natura, e quindi anche di telefoni cellulari, non fornisce una spiegazione attendibile del modo in cui l’abbia ottenuta.