Patrimoniale sulla prima casa dall’Ue
Imu per tutti e con una base imponibile più elevata: le proposte suggerite all’Italia dalla Commissione Ue per rendere più equa la politica fiscale.
Batosta sulla prima casa: reintroduzione dell’Imu per tutti i proprietari di immobili e innalzamento dei valori catastali e delle relative rendite. Sono queste le misure che chiede l’Unione Europea all’Italia per ridurre, da un lato, le sperequazioni della nostra politica fiscale e alleggerire, dall’altro, il prelievo sul lavoro e sul capitale senza perciò gravare sul bilancio dello Stato. Il tutto è messo nero su bianco all’interno del testo ufficiale delle raccomandazioni del 2 luglio scorso che la Commissione Ue ha ratificato proprio ieri.
Si ripete quanto era già avvenuto con il Governo Monti che aveva imposto la patrimoniale sulla prima casa per rimettere a posto le casse dello Stato dissanguate dalle precedenti politiche. Ed è di nuovo l’Ue a entrare “nei conti” del nostro Paese e a suggerire un’imposizione fiscale generalizzata su tutti gli immobili. A farne le spese sarà il piccolo e il grande proprietario.
A pesare sulla proprietà non sarà solo la reintroduzione dell’Imu sulla prima casa ma anche l’aggiornamento dei valori catastali. Valori che sono la base imponibile delle stesse imposte sul mattone e che quindi faranno lievitare il conseguente prelievo a favore dei Comuni. Risultato: pagheranno tutti e (molto) di più.
Si legge nel documento della Commissione Ue «i valori catastali dei terreni e dei beni, che costituiscono la base per il calcolo dell’imposta sui beni immobili, sono in gran parte non aggiornati ed è ancora in itinere la riforma tesa ad allinearli ai valori di mercato correnti».
I tecnici di Bruxelles se la prendono anche con il nostro sistema di tassazione con l’Iva sottolineando che «il numero e l’entità delle agevolazioni fiscali, in particolare per quanto riguarda le aliquote ridotte dell’Imposta sul valore aggiunto, sono elevati e la loro razionalizzazione è stata sistematicamente rinviata negli ultimi anni». In pratica viene suggerito di spostare alcuni beni, che oggi scontano l’Iva al 10 e al 4%, nel paniere dell’Iva al 22%.
Viene puntato il dito contro la grossa evasione dell’Iva del nostro Paese, una delle più alte di tutta l’Europa. «Il divario dell’Iva (ossia la differenza tra il gettito dell’Iva teorico e quello effettivamente incassato) è tra i più elevati dell’Unione ed è determinato, tra gli altri fattori, dall’elevato livello di evasione fiscale, connesso in particolar modo all’omessa fatturazione». La strada, secondo la Commissione, dunque è quella di «contrastare l’evasione fiscale, in particolare nella forma dell’omessa fatturazione, tra l’altro potenziando i pagamenti elettronici obbligatori, anche mediante un abbassamento dei limiti legali per i pagamenti in contanti», oltre che riducendo le agevolazioni fiscali e riformando i valori catastali non aggiornati.