Computer e pen drive del professionista sequestrabili per accertare l’evasione fiscale

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Autore: Redazione

17 maggio 2013

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Legittimo il sequestro dell’attrezzatura informatica se, dietro un valido sospetto, esso è necessario per effettuare ulteriori indagini.

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Ieri, la Cassazione ha stabilito [1] che è legittimo il sequestro probatorio dell’archivio informatico del professionista, se è indispensabile per acquisire prove certe o ulteriori (non esperibili in altro modo) del reato di dichiarazione infedele ed evasione fiscale.

I giudici con l’ermellino hanno ritenuto legittimo il comportamento dell’autorità che aveva sequestrato il computer di un professionista oggetto di indagini tributarie. Nell’ambito della propria attività di ispezione sul territorio, la Guardia di finanza aveva fatto accesso nello studio di un odontoiatra e, dopo aver trovato il computer del medico, lo aveva sottoposto a sequestro probatorio insieme alla pen drive.

Per i giudici di legittimità il sequestro è legittimo se utile ad espletare ulteriori indagini, per acquisire prove certe o prove ulteriori non esperibili senza la sottrazione del bene.

Insomma, la misura cautelare si giustifica per il fatto che vi sia un valido sospetto che il professionista abbia nascosto gran parte del proprio fatturato mediante un’operazione di ripulitura del pc.

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