Reato di maltrattamenti in famiglia anche nella famiglia di fatto

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Autore: Maria Monteleone

28 maggio 2013

Avvocato. Esperta in diritto civile, diritto tributario, diritto bancario, diritto di famiglia, tutela del consumatore. Mediatore civile e commerciale. Specializzata in Professioni Legali. Laureata con lode in Giurisprudenza. Curatore della rubrica "Law and Financial" in materia di Fisco e Riscossione.

Scatta il reato di maltrattamenti in famiglia anche se la vittima è un componente della famiglia di fatto.

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Il reato di maltrattamenti in famiglia [1] scatta quando aggressore e vittima formano una coppia fondata sul matrimonio o almeno una coppia di fatto. Affinché si possa parlare di coppia di fatto è necessaria una convivenza stabile e duratura. Non è invece sufficiente una frequentazione abituale e una convivenza solo occasionale [2].

I giudici della Suprema Corte ricordano il significato di “famiglia”. Con questo termine si intende ogni insieme di persone che, per intime relazioni e consuetudini di vita, sono legate da rapporti di reciproca assistenza e protezione.

Il partner può quindi considerarsi un familiare anche se non vi è matrimonio purché vi sia una comunanza di vita e affetti equiparabile a quella della famiglia legittima: volontà di vivere insieme, condividere i beni e dare vita ad un nucleo familiare stabile e duraturo.

Se mancano queste condizioni, una relazione non può essere identificata come famiglia di fatto. Di conseguenza, eventuali violenze perpetrate ai danni del partner non possono essere punite come reato di maltrattamenti in famiglia [3].

Il caso esaminato dalla Corte di Cassazione ha riguardato un uomo che maltrattava la sua compagna, non convivente, con cui aveva una relazione precaria e instabile, tale da non potersi qualificare come famiglia di fatto.

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