Quanti soldi posso portarmi dietro?
Limiti alla disponibilità di denaro nel portafogli: quanti contanti si possono portare per strada?
Di recente, nell’immaginario collettivo – ma anche in quello del legislatore – si è diffusa l’opinione che i contanti siano indice di evasione fiscale. Ma non è sempre così. Il vecchio salvadanaio tenuto in casa non era che un forziere di contanti. Le buste frutto dei regali di matrimonio sono una sorgente di contanti. I regali dei parenti, spesso elargiti a Natale o nelle grandi occasioni, consentono di avere una discreta disponibilità di liquidi. Eppure il Fisco guarda con estremo sospetto alla disponibilità di cash. Tant’è che, laddove vi siano dei versamenti di denaro sul conto corrente la cui disponibilità non sia dimostrabile con fatture o altri documenti, l’Agenzia delle Entrate fa scattare una verifica.
A questo punto, non c’è da meravigliarsi se molti italiani preferiscono non far transitare dalla banca i soldi ricevuti “a mano”. Ed allora le tasche potrebbero ingrossarsi e i portafogli mostrare ben più dei cinquanta euro appena prelevati dal bancomat.
Di qui, l’interrogativo di molti che non si fidano a lasciare il denaro a casa: Quanti soldi posso portarmi dietro? Se anche tu hai questo problema, in questo articolo troverai qualche utile spiegazione che ti darà anche un valido suggerimento su come comportarti.
Indice
Si possono tenere contanti a casa?
Facciamo un esempio pratico, tratto dalla vita quotidiana, senza doverci scandalizzare per quello che stiamo per dire. Inutile, infatti, nascondere che, nella gran parte dei casi, l’evasione non è quella di grandi patrimoni, ma di piccole somme la cui emersione costerebbe più della stessa fatica per guadagnarsele. Ed allora immaginiamo un giovane ragazzo – lo chiameremo Antonio – che decide di tentare la carriera del fotografo. All’inizio, fa qualche servizio per qualche amico a titolo di favore, nella speranza di farsi conoscere. Viene chiamato, di tanto in tanto, per qualche evento e, in quelle occasioni, si fa pagare in contanti: più il “disturbo” che una vera e propria parcella.
La cosa va avanti per quasi un anno, finché Antonio decide di fare “le cose per bene”: di aprire una sede, di creare un sito internet, di dotarsi di una partita Iva, in modo da fatturare anche a chi gli chiede la ricevuta. A questo punto, però, si trova a dover gestire il denaro accumulato nei dodici mesi anteriori e che, per tutto questo tempo, ha accumulato in casa. Cosa ne può fare?
La legge non vieta di tenere contanti a casa. Salvo validi indizi, il Fisco non può presumere che i soldi cash siano frutto di evasione fiscale. Peraltro l’ipotesi di una perquisizione in casa è legata alla previa autorizzazione del Procuratore della Repubblica, il quale la può concedere solo in presenza di serie prove di evasione.
L’unica disposizione che regola la gestione del denaro liquido [1] stabilisce, però, una cosa molto importante: se il contribuente dovesse decidere di versare i contanti in banca, l’Agenzia delle Entrate potrebbe automaticamente presumere che tali soldi siano frutto di attività lavorativa, ossia di reddito. In pratica, l’unico momento in cui il denaro viene “attenzionato” dal Fisco è quando viene depositato sul conto.
Allora, l’ufficio delle imposte andrebbe a verificare se il correntista ha riportato tali proventi nella propria dichiarazione dei redditi e, non trovando né fatture né altre specifiche, gli invierebbe un accertamento fiscale. In pratica, il Fisco tratterebbe quei soldi, versati imprudentemente in banca, alla pari di una normale retribuzione, pretendendo le tasse e applicando anche le sanzioni per l’omessa dichiarazione. Certo, non c’è alcun reato: non c’è il rischio di un
Quindi, per tenersi i soldi tutti per sé, Antonio – così come fa la stragrande maggioranza delle persone – decide di conservare i contanti a casa.
Un giorno il nostro giovane decide di acquistare una nuova attrezzatura fotografica e, a tal fine, intende utilizzare il denaro accumulato nel portafogli (anche perché, utilizzandolo in questo modo, si toglierebbe definitivamente il peso del suo possesso).
Il caso vuole che un poliziotto lo fermi per una verifica e gli chieda i documenti d’identità. In quel momento, Antonio apre il portafogli e il pubblico ufficiale si accorge di oltre 6mila euro in contanti. Cosa succede in un caso del genere?
Quanti contanti posso avere in tasca
Come anticipato, la legge stabilisce solo la “presunzione di evasione” per le movimentazioni sul conto corrente non dimostrabili. Nulla dice, sia in merito alla detenzione di denaro nel domicilio, né all’interno del portafogli.
Ritorniamo al caso del poliziotto che vede il denaro celato in tasca. Certo, si può dire che la polizia non ha gli stessi poteri della Finanza e non può accertare l’evasione fiscale. È vero: ma nulla toglie che l’agente possa verificare se il denaro è frutto di reati come l’usura, ad esempio, il furto o la rapina.
Tuttavia, non basta avere il portafoglio pieno di contanti per rischiare un’incriminazione. Insomma, le autorità devono superare il «
«Domandare però è lecito», dice un adagio popolare. E nulla toglie che il poliziotto possa chiedere da dove deriva la disponibilità di liquidi. Attenzione, quindi, a dire: «l’ho appena prelevato dal bancomat» se poi non si può dimostrare (tutto è tracciabile, ricordalo), oppure me li ha dati mia nonna, se poi questa percepisce una pensione di 400 euro al mese.
Insomma, la motivazione deve essere convincente e verificabile.
Meglio allora sarà dire che è il frutto di risparmi e regali accumulati nel tempo. Se mai – ma è quasi impossibile – dovesse partire una segnalazione all’Agenzia delle Entrate, almeno si rimane nell’ambito delle sanzioni amministrative e non penali.