L’autodichiarazione online Coronavirus non è valida
Il documento deve essere per forza cartaceo: la stretta del Governo. Migliaia i denunciati.
Un documento forse qualche settimana fa sconosciuto a migliaia di italiani, ora è sulla bocca di tutti: l’autocertificazione. La ragione è a tutti nota: il decreto sull’emergenza coronavirus prevede l’obbligo di portare con sé tale attestazione non appena si esce di casa, qualsiasi sia la ragione, anche per spostamenti all’interno dello stesso Comune. Chi va in farmacia, porta il cane a fare la pipì, si reca al supermercato, deve autodichiarare le ragioni del proprio allontanamento da casa.
Si è diffusa poi l’opinione che l’autocertificazione potesse essere compilata su uno smartphone e così esibita alla polizia tramite lettura del display. Il tutto a vantaggio di siti internet che, nell’offrire il servizio online, raccolgono i dati dei cittadini (e chissà poi cosa ne fanno).
Ma l’autocertificazione nasce e muore cartacea, proprio perché la sua funzione non si esaurisce solo in una dichiarazione (diversamente basterebbe solo una risposta verbale alla domanda delle autorità), ma costituisce prova di quanto espresso dal cittadino al fine di esercitare il controllo e l’eventuale irrogazione delle sanzioni in caso di falso.
Ebbene, nell’inasprimento delle misure per tenere gli italiani a casa, arrivano anche le regole (che in realtà “nuove” non sono affatto) sull’autocertificazione: può essere solo cartacea e mai online.
Ieri sera al ministero dell’Interno, guidato da Luciana Lamorgese, sul sito (www.interno.it) è stato chiarito che «l’autocertificazione cartacea per coloro che escono di casa non può essere sostituita da un’applicazione per smartphone». E poi ribadisce: «
Questo significa che bisognerà stampare il modello predisposto dal Governo e caricato sul sito della Presidenza del Consiglio. Chi non è dotato di stampante può trascrivere a mano il contenuto dell’autocertificazione e poi, chiaramente, firmarlo.
L’autocertificazione non è nata con il coronavirus. Si tratta di un istituto che il nostro diritto conosce da tempo immemore e che viene utilizzato tutte le volte in cui c’è da attestare uno stato o una condizione personale dinanzi a una pubblica amministrazione. Dare la possibilità a un italiano di certificare ciò che vuole è uno strumento che si è rivelato in passato assai pericoloso (si pensi alle numerose truffe sull’Isee) anche se la dichiarazione falsa fa scattare il reato di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale.
Anche questa volta gli italiani ne hanno approfittato usando l’autocertificazione per nascondere la verità. Come scrive questa mattina Il Sole 24 Ore è stata scoperta «gente in spiaggia sorpresa a bivaccare, bar aperti, pic-nic o partitelle al parco, qualcuno gira persino in barca. Il Viminale risponde con le denunce. Ha raggiunto le 43mila denunce il bilancio della prima settimana di controlli, fatti su un milione di persone dalle forze dell’ordine. E in Campania arriva anche l’Esercito per cercare di evitare assembramenti di cittadini in alcune zone: una misura richiesta e ottenuta dallo stesso governatore De Luca dopo un colloquio con il presidente del consiglio Conte».
«In tutta Italia la grande maggioranza delle denunce riguarda cittadini che hanno infranto l’articolo 650 del Codice penale, non avendo rispettato un provvedimento dell’autorità: sono stati trovati in giro senza motivazioni valide. Ad infrangere la norma sono stati oltre 8mila soggetti mentre altri 204 avevano invece reso falsa attestazione al pubblico ufficiale. Il primo giorno i denunciati erano stati poco più di 2mila, per poi raddoppiare già nel secondo giorno fino a toccare quota 7mila nel terzo giorno. E si preannuncia un’ulteriore stretta, con misure più stringenti, che potrebbe arrivare proprio in queste ore».