Così sarà il mondo dopo il coronavirus

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Autore: Carlos Arija Garcia

06 aprile 2020

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

Abitudini e necessità scaturite dalla quarantena condizioneranno il futuro dell’Italia, dal lavoro alla vita sociale, dal rapporto con la banca al tempo libero.

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Sentiamo dire spesso in questi giorni che il coronavirus ha segnato inevitabilmente un «prima» e un «dopo» nella Storia. Il momento che stiamo vivendo è talmente epocale che, per forza di cosa, nulla sarà più come prima. Il punto è: posto che sappiamo come eravamo, siamo così consapevoli di come saremo? Come sarà il mondo dopo il coronavirus? Siamo sicuri che, tolte le restrizioni, torneremo alla normalità, così come la conosciamo, o la normalità che ci attende sarà completamente diversa?

Da quando è scoppiata l’emergenza Covid-19, che ci ha costretti a modificare radicalmente le nostre abitudini, si sono inseriti nelle nostre vite alcuni

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comportamenti destinati a rimanere a lungo, anche quando non ci sarà più vietato di uscire di casa, di andare al lavoro o a scuola, di riprendere la vita sociale. Allo stesso tempo, il virus ha dimostrato quanto i valori e le economie globali possano essere vulnerabili. E gli interventi effettuati (e ancora da fare) per contrastare gli effetti provocati da questa vulnerabilità, cambieranno gli equilibri da ora in poi. Vediamo come.

La fine della globalizzazione

Tra i princìpi maggiormente colpiti dalla diffusione del Covid-19 c’è quello della

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globalizzazione. La base su cui poggiava il sistema della reciproca dipendenza economica tra i Paesi è stata minata: basta che uno ne venga colpito per rischiare che, a catena, tutti gli altri facciano la stessa fine. È più che probabile, quindi, che dopo il coronavirus questo impianto continui ad essere rivisto e che possa definitivamente scomparire. Almeno così come oggi lo conosciamo. Per essere chiari: la tendenza sarà quella a pensare innanzitutto al proprio orticello, di dare una spinta al nazionalismo e al protezionismo economico.

In questo contesto, l’Italia dovrà, per forza di cose, agire per contrastare ciò che appare inevitabile: l’aumento della disoccupazione

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e della diseguaglianza e la crescita del debito pubblico a causa degli interventi per far fronte all’emergenza. E dovrà farlo tirando la cinghia in un modo poco piacevole.

Verso l’addio alla burocrazia

Se c’è una cosa che l’emergenza coronavirus ha fatto scoprire (o meglio, riscoprire) agli italiani è l’enorme potenziale della tecnologia per non fermare del tutto il Paese. Da qualche settimana è entrato nel nostro linguaggio quotidiano il termine «smart working», per definire quello che comunemente veniva chiamato «telelavoro». Le aziende ed i lavoratori ancorati ai vecchi sistemi sono stati costretti a sperimentare in questo periodo un meccanismo che consente di continuare l’attività risparmiando ore di spostamenti da e verso l’ufficio e spese di trasporto. È quello che si può definire ottimizzare i tempi al lavoro e in famiglia migliorando la produttività e guadagnando in qualità di vita. Anche questo ci lascerà il coronavirus: la possibilità di

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rivedere l’organizzazione delle aziende andando avanti su questa strada anziché tornare ai vecchi schemi.

Stesso discorso per il mondo della scuola. La didattica a distanza ha dimostrato che è possibile evitare di costringere gli alunni più disagiati per questioni economiche, logistiche, di salute o con disabilità a frequentare un istituto scolastico, a spendere soldi in treni o scuolabus, a perdere del tempo che torna utile per studiare a casa. Così come, se si coglie l’insegnamento di questi ultimi giorni, sarà possibile evitare l’affollamento degli ambulatori medici sfruttando le ricette elettroniche che arrivano direttamente sul cellulare.

Essere obbligati ad evitare di incontrare altre persone ci ha dimostrato anche che si può tenere

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un’assemblea di condominio in videoconferenza, cosa che finora era ritenuto illecito se non previsto nel regolamento. Il decreto Cura Italia, in vista del divieto temporaneo di riunione, permette lo svolgimento delle assemblee condominiali a distanza, come per le assemblee societarie. Il mondo dopo il coronavirus può cambiare definitivamente la normativa che vuole tutti i condòmini fisicamente attorno a un tavolo per prendere delle decisioni e dare, in questo modo, un ulteriore calcio alla burocrazia.

Tutto questo dovrà comportare necessariamente uno sviluppo tecnologico della Rete, per consentire una maggiore fluidità nelle telecomunicazioni.

Cambierà il modo di comprare una casa

Gli

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agenti immobiliari sono stati fortemente penalizzati dall’emergenza Covid-19. Non solo perché chi vuole acquistare non si fida di investire in un momento in cui non si sa quanto sarà grave la crisi economica che ci aspetta. Ma anche perché chi vuole vendere non ha avuto la possibilità di mostrare la propria casa ad un eventuale compratore, visto che non era consentito l’incontro di persona.

Anche in questo settore, però, la tecnologia può aiutare a cambiare lo schema di lavoro delle agenzie, guardando verso il dopo-coronavirus. Già oggi, alcune di loro hanno imboccato la strada del digitale, attraverso delle piattaforme che permettono di entrare in contatto con i clienti tramite una

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video chat o una chatbot per restare a disposizione 24 ore su 24 e rispondere ad eventuali richieste in tempo reale.

Un esempio è quello di Casa.it, tra i principali portali di ricerca di case online, che ha messo a disposizione delle agenzie il servizio PrimaVisita per permettere di vedere una casa in modo virtuale e non solo attraverso le solite foto. Casavo, invece, ha sviluppato un’app per mostrare gli immobili in vendita e ricevere una proposta di acquisto senza varcare la soglia dell’appartamento.

Il rilancio definitivo della moneta elettronica

Al di là dei singoli acquisti al negozio di alimentari, essere costretti a rimanere a casa ha dato un ulteriore impulso all’utilizzo della

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moneta elettronica per effettuare via Internet gli acquisti che, altrimenti, non sarebbe stato possibile fare. Così, nel mondo dopo il coronavirus si spera un aumento del ricorso alla carta di credito e di debito o alla prepagata non solo per comprare sul web ma anche in qualsiasi negozio. Ci spera, soprattutto, il Fisco che, in questo modo, avrà un numero più ampio di pagamenti tracciabili a disposizione per combattere l’evasione.

Già in questi giorni di obbligata clausura, per quanto ci sia stato in movimento di merce inferiore al solito, più del 70% delle aziende ha registrato nuovi clienti sui propri siti di commercio elettronico. Se questa tendenza verrà confermata, cambierà il comportamento dei consumatori a discapito dei contanti.

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Ne sono la prova, ad esempio, l’app Satispay che, pur risentendo della chiusura di bar e di pizzerie, ha registrato un significativo aumento dei pagamenti a distanza per ricariche telefoniche, per l’acquisto di farmaci o per la spesa online. Lo stesso trend è stato avvertito da PagoPa e da MyBank sugli acquisti di libri e di elettronica di consumo. «Si sta facendo un lavoro educativo con i nuovi clienti e con le aziende, tra qualche mese vedremo i primi risultati», commentano i vertici della società.

Risultati che potrebbero essere agevolati dalla spinta verso il cashless del Governo: l’obbligo di tracciabilità di molte spese per ottenere la detrazione del 19%, la lotteria degli scontrini, la detassazione fino a 8 euro dei buoni pasto elettronici, il credito d’imposta del 30% delle commissioni sull’uso delle carte, per esercenti e professionisti con ricavi fino a 400mila euro e la riduzione a 2mila euro del limite all’uso del contante (che dal 2022 scenderà a mille euro), saranno ulteriori aiuti a dire addio all’uso dei contanti. Di pari passo, gli esercenti che oggi hanno una sorta di «allergia» al

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Pos e che rifiutano questi sistemi di pagamento dovranno adeguarsi (magari con l’aiuto di una revisione al ribasso delle spese e delle commissioni) ed installare il lettore di moneta elettronica per non perdere clienti.

Per restare in tema, cambierà anche l’approccio con la propria banca. Le limitazioni della quarantena hanno fatto scoprire a molti clienti degli istituti di credito la comodità di interagire attraverso il servizio di home banking, che conoscerà un nuovo sviluppo. Dal canto loro, però, le banche dovranno rivedere la propria organizzazione. Da una parte, per dare nuovi servizi da remoto. Dall’altra, per tutelare chi rischia il posto di lavoro per il calo di clienti allo sportello.

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Attenti all’aumento della pirateria informatica

Naturalmente, quando un settore si avvia all’espansione c’è sempre chi si frega le mani vedendo un potenziale terreno fertile per un guadagno illecito. Se il mondo dopo il coronavirus verrà vissuto in buona parte su Internet, sarà inevitabile che aumentino i tentativi di frode, di truffa e di appropriazione indebita online.

Hacker più impegnati, quindi, a rilevare i dati delle carte di credito, a rubare account per fare degli acquisti non autorizzati dal vero titolare (a spese di quest’ultimo, ovviamente), a svuotare carte prepagate o conti correnti, a inviare dei link via e-mail o via WhatsApp per entrare in possesso di dati sensibili o di password di accesso a rapporti bancari.

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Occorrerà (fin da adesso) prestare maggiore attenzione al modo in cui ci si approccia al digitale, per non dare l’opportunità ai malintenzionati di averla vinta.

Un nuovo modo di tenersi in forma

Nel mondo dopo il coronavirus si attende anche uno sviluppo di quello che potremmo chiamare home fitness. Un modo di tenersi in forma in casa a cui in questi giorni ci siamo abituati e che, probabilmente, avrà convinto molti italiani a continuare su questa strada.

È immaginabile che le aziende che producono degli attrezzi per il fitness colgano questa occasione per renderli più accessibile al pubblico di massa, dando la possibilità a tutti di crearsi una sorta di angolo palestra in casa per mantenere l’attività fisica vietata in questo periodo all’esterno e, pertanto, svolta obbligatoriamente in sala o in una camera da letto.

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La selezione naturale di YouTubers

Durante la quarantena ancora in corso, in molti hanno scoperto le potenzialità di YouTube per esprimere le proprie capacità, ma anche per reinventarsi mettendo in piedi un’attività che possa funzionare a distanza.

Iniziative legittime ma che rischiano di saturare un mercato già contraddistinto dall’abbondanza. La Rete pullula, infatti, di nuovi insegnanti online, di aspiranti influencer, di musicisti, cantanti, ballerini e di chi vuole a tutti costi sfruttare Internet come veicolo per aumentare la propria popolarità.

Da questo intasato processo ne uscirà vincente il più originale e il più forte. Chi avrà l’idea migliore e più innovativa. Ci sarà, per forza di cose, una

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selezione naturale di talenti in ogni campo che inviterà i più deboli o i più scontati a cercare qualche altro modo per campare.

Che fine faranno i progetti della green economy?

Era uno dei fiori all’occhiello dell’attuale Governo: l’obiettivo di creare un’economia più green e meno soggetta alle vecchie logiche che hanno trasformato il nostro pianeta in un malato quasi irreversibile da un punto di vista ambientale.

Il coronavirus, però, ha stravolto le priorità. I Paesi saranno costretti, almeno a breve e medio termine, a tamponare altre emergenze e a destinare i propri soldi ad altre priorità, su tutte la garanzia di produttività, la salute ed il lavoro. Per scacciare future paure, gli investimenti si sposteranno sulla tutela della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro come in quelli di ritrovo, dallo stabilimento al cinema, dall’ufficio al museo.

Resta, dunque, da capire che fine faranno progetti come l’impulso delle auto elettriche, la conversione in chiave più «verde e sostenibile» delle fabbriche e delle aziende, lo sviluppo delle energie rinnovabili. Non verranno eliminati, ma sicuramente rinviati a data da destinarsi.

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