Come si paga la successione

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Autore: Redazione

23 aprile 2020

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate: quale erede deve adempiere e come si ripartiscono le quote dell’imposta?

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Nel momento in cui una persona muore, i famigliari del defunto – o comunque coloro che hanno intenzione di accettare la sua eredità – hanno un anno di tempo per presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate. Questo adempimento è necessario per liquidare l’imposta di successione a carico degli eredi.

Ma come si paga la successione? Chi è tenuto a farlo e come si ripartisce l’imposta? Che succede se un erede non vuol pagare l’imposta di successione?

Di tanto parleremo meglio in questa breve guida.

Chi deve fare la dichiarazione di successione?

Gli eredi, anche se ancora non hanno accettato formalmente l’eredità, devono fare la dichiarazione di successione. Tale adempimento non costituisce una accettazione tacita dell’eredità, sicché l’accettazione andrà comunque fatta.

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È tenuto, insieme agli eredi, a presentare la dichiarazione di successione anche il legatario, colui cioè che, invece di subentrare in una percentuale sul patrimonio del defunto, acquisisce uno specifico bene.

Se ci sono più eredi, la dichiarazione di successione può essere fatta anche da uno solo di questi senza che ci sia bisogno della previa autorizzazione degli altri o di un mandato. Si tratta, infatti, di un adempimento fiscale di cui si avvantaggiano poi tutti gli eredi.

Chi non deve presentare la dichiarazione di successione?

Non deve presentare la dichiarazione di successione chi rinuncia all’eredità prima del termine della presentazione della dichiarazione di successione (ossia 1 anno), ma ne deve dare comunicazione all’Agenzia delle Entrate competente per territorio.

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Tale comunicazione va inviata a mezzo posta raccomandata allegando copia autentica della dichiarazione di rinuncia o dell’istanza di nomina del curatore (in questo caso autenticata dal cancelliere del tribunale).

La dichiarazione di rinuncia deve essere resa ad un notaio o al cancelliere del tribunale nel cui circondario si è aperta la successione ed è soggetta a registrazione in termine fisso con applicazione dell’imposta fissa di registro di € 200.

Quando non fare la dichiarazione di successione?

Quando l’eredità è devoluta al coniuge e/o figli e/o genitori e/o altri parenti in linea retta, se ha valore non superiore a € 100.000 e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari, gli eredi non hanno obbligo di presentare la dichiarazione.

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In caso di sopravvenienze ereditarie che fanno aumentare il valore oltre il limite, gli eredi devono presentare la dichiarazione.

Successione: chi paga?

A pagare l’imposta di successione sono tenuti tutti gli eredi in via solidale. Questo significa che l’Agenzia delle Entrate può chiedere il versamento dell’imposta a tutti quanti indistintamente o a uno solo degli eredi.

Nei rapporti interni poi tra gli eredi, ciascuno partecipa in base alla propria quota di eredità. Pertanto, se un erede non dovesse pagare la sua parte dell’imposta di successione, gli altri farebbero bene a coprire da loro tale quota per non rischiare una successiva azione esecutiva da parte del fisco.

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Chi paga per intero l’imposta di successione ha diritto di rivalsa nei confronti degli altri eredi che accetteranno la successione.

Successione: perché conviene farla subito?

Se anche la legge fissa in 1 anno il termine massimo per presentare la dichiarazione di successione, è conveniente eseguire tale adempimento al più presto. Infatti, prima della dichiarazione di successione i debitori del defunto e i detentori di beni che gli appartenevano non possono pagare le somme dovute o consegnare i beni detenuti agli eredi. Così, ad esempio, la banca presso cui il defunto aveva un conto corrente congela il conto e ne impedisce il prelievo fino a quando non viene presentata allo sportello la copia della dichiarazione di successione fatta all’Agenza delle Entrate. Solo dopo tale adempimento, gli eredi possono sbloccare il conto e ciascuno prelevare la propria quota di denaro.

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Senza la dichiarazione di successione non si possono neanche traferire gli immobili o i beni mobili registrati come le auto. Pure il passaggio di proprietà dell’automobile del defunto presuppone infatti la pratica di successione.

Invece il datore di lavoro che deve corrispondere il TFR agli eredi del lavoratore deceduto in attività di servizio, non deve richiedere prova della dichiarazione (non essendo questo un bene dell’asse ereditario); la deve invece richiedere se il lavoratore è deceduto dopo la cessazione del rapporto di lavoro ma prima del pagamento.

Come si paga la successione?

Per pagare la successione bisogna innanzitutto compilare il Modello Dichiarazione di successione

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e, se nel patrimonio in successione ci sono immobili, anche la domanda di volture catastali reperibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate (domanda che va fatta tramite un apposito software).

La richiesta di voltura catastale è considerata atto di accettazione tacita dell’eredità.

I dati necessari per compilare la dichiarazione sono i seguenti:

I

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documenti da allegare alla dichiarazione di successione sono i seguenti:

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