Si può cambiare filiale banca?

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Si può cambiare filiale banca?
Autore: Tiziana Costarella

22 settembre 2020

Specializzata in diritto dell'immigrazione e in diritto societario, già tutor specializzato presso l'Università Magna Graecia di Catanzaro, coordinatrice nazionale dell'APS "Democrazia nelle Regole", esercita la professione di avvocato in provincia di Reggio Calabria e collabora con una società cooperativa; ha pubblicato diversi articoli su testate giuridiche on line e cartacee risultando tra gli autori più seguiti.

Quale agenzia di credito è da preferire? Quali sono le norme che disciplinano i rapporti con i correntisti? Rapporto tra prassi bancarie e diritti dei clienti.

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Quando scegli la banca alla quale affidare i tuoi risparmi devi considerare diversi elementi: la vicinanza a casa, la presenza di funzionari che ti sono amici, le condizioni contrattuali agevolate, la sicurezza delle procedure, gli strumenti di vigilanza e così via.

Può capitare, però, che gli imprevisti della vita ti costringano a prendere una decisione: devi rivolgerti a un istituto di credito diverso o, quantomeno, a una filiale differente della stessa banca. Le motivazioni possono essere le più svariate: ad esempio, ti sei trovato in disaccordo con il direttore della tua agenzia oppure ti sei dovuto trasferire di città per ragioni di lavoro o di famiglia. Come fare in questi casi?

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Si può cambiare filiale di banca? Quali sono le procedure da seguire?

Nel nostro articolo proveremo a fornire le risposte ai tuoi quesiti.

Cosa si intende per istituto bancario?

Le funzioni e le caratteristiche delle banche sono indicate dal Testo Unico adottato in materia nel 1993.

Secondo quanto stabilito dal legislatore, gli istituti bancari sono gli enti che si occupano di:

Tali caratteristiche permettono di definire la banca come un’

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impresa esercitata nella forma della società per azioni. Essa, infatti, svolge in maniera professionale un’attività economica organizzata per la produzione e lo scambio di beni e servizi. In altri termini, realizza un circolo virtuoso: prende denaro e lo presta a privati, aziende e famiglie.

L’esercizio dell’attività bancaria non è libero, ma deve essere consentito dalla Banca di Italia. Il sistema centrale, infatti, deve verificare la capacità dell’impresa di garantire una gestione sana e prudente dell’erogazione del credito.

L’autorizzazione, da un punto di vista temporale, deve essere concessa dopo la stipula dell’atto costitutivo dinanzi al notaio, ma prima della sua iscrizione nel registro delle imprese.

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Ovviamente, come tutte le attività produttive, il fine bancario è il profitto: ogni operazione realizzata dal cliente è sottoposta a dei costi (pensa, ad esempio, alle spese di gestione del conto corrente). A tal fine, gli utenti di tali istituti possono eseguire transazioni attraverso strumenti di pagamento come assegni, carte bancomat, carte di credito e così via. Nella maggior parte dei casi, però, è necessario essere intestatari di uno o più conti correnti: in questo caso, è possibile anche accedere a dei piani di deposito vincolato.

Cosa sono le filiali delle banche?

Il Testo Unico Bancario riconosce l’opportunità di una dislocazione territoriale dell’impresa bancaria. In altri termini, il legislatore riconosce all’istituto di credito la possibilità di diramarsi in tutto il Paese attraverso delle

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succursali (le classiche filiali o agenzie). Queste ultime sono definite come parti della banca dotate di propria personalità giuridica. In altri termini, si tratta di sedi distaccate che operano in maniera autonoma, ma dipendono dalle istruzioni formali e dalle direttive della struttura centrale.

L’apertura delle filiali in Italia e in Europa è libera: in questo caso, non sono necessarie preventive autorizzazioni. Infatti, la Banca centrale può vietare la costituzione di succursali soltanto per ragioni di:

La scelta dei luoghi in cui collocarle è strategica: le banche vogliono trarre il massimo profitto e raggiungere il maggior numero di persone possibili. Ecco perché sfruttano il

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principio della prossimità fisica: si rendono vicine, anche materialmente, al potenziale cliente.

Il futuro delle filiali è, però, in bilico: i moderni strumenti tecnologici consentono di entrare in banca direttamente da casa. La home banking, soprattutto di questi tempi, è molto utilizzata e le ipotesi per cui è indispensabile recarsi allo sportello sono ormai limitate (pensa, ad esempio, all’emissione degli assegni circolari o alla procedura di primo rilascio della carta di credito).

E’ possibile cambiare filiale di banca?

Nella pratica economica di tutti i giorni non è infrequente la richiesta dei clienti di una banca di trasferire il proprio conto corrente da una filiale a un’altra. Si parla, in tal caso, di

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portabilità della relazione contrattuale. Facciamo un esempio.

Ti sei separato da tua moglie e devi cambiare casa. Traslochi in un Comune diverso e vuoi trasferire il tuo conto corrente in una nuova filiale. La tua banca, però, ti nega questa possibilità.

Fatte salve ipotesi particolari, come quella appena esposta, in cui è possibile ricorrere all’arbitrato bancario per trovare tutela, la legge riconosce il diritto del cliente al trasferimento del conto corrente da una succursale a un’altra. La procedura è gratuita, deve essere realizzata dalla filiale di destinazione e deve concludersi entro 12 giorni dalla richiesta.

Per ottenere il passaggio del conto nella nuova filiale è necessario recarsi fisicamente presso l’istituto di credito e informarsi sulla documentazione da presentare. Se è intenzione del correntista chiudere il precedente rapporto contrattuale, tale volontà deve essere espressa al momento della richiesta di portabilità. L’estinzione del precedente conto, infatti, non opera in maniera automatica.

In ogni caso, presso la vecchia succursale devono essere riconsegnate le carte di credito, il blocchetto degli assegni e tutti gli strumenti di pagamento che ti sono stati rilasciati.

Il trasferimento può avvenire anche se il conto ha un saldo negativo, sono domiciliate le bollette o vi sono dei finanziamenti in corso: in tal caso, è sufficiente autorizzare il prelievo diretto delle rate tramite rid.

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