Coronavirus: la terapia più promettente

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Autore: Denise Ubbriaco

07 maggio 2020

Giornalista, ufficio stampa, community manager. Collabora con diverse testate online e cartacee. Vincitrice di una borsa di studio presso la Widener University Delaware Law School (USA). Affascinata dal mondo della comunicazione, ama spaziare in numerosi settori dell’informazione e realizzare interviste.

Idrossiclorochina: è un farmaco utile per il trattamento del Covid-19?

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L’idrossiclorochina per la terapia dei pazienti affetti da Coronavirus è efficace oppure no? La scheda Aifa relativa all’adozione di questo farmaco è stata aggiornata di recente con una revisione critica delle ultime evidenze di letteratura e riporta in modo chiaro le prove di efficacia e sicurezza al momento disponibili.

Innanzitutto, per chi non lo sapesse, l’idrossiclorochina (Plaquenil® cp da 200 mg o corrispondente generico) è un analogo della clorochina chimicamente molto simile e ne condivide il meccanismo d’azione. È un antimalarico, attualmente utilizzato nel nostro Paese in campo reumatologico. Esiste quindi ampia esperienza clinica (superiore rispetto alla clorochina) riguardo alla sua tollerabilità.

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Lo scorso 17 marzo, il Plaquenil ha avuto il via libera dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), per l’utilizzo in modalità off label, con condizioni diverse da quelle per cui è stato autorizzato. Per maggiore chiarezza sull’efficacia o meno del farmaco, andiamo ad analizzare i risultati riscontrati finora sui pazienti Covid-19.

Perché secondo alcune fonti l’idrossiclorochina è un farmaco utile nella cura del Covid-19?

Idrossiclorochina (HCQ) e clorochina (CQ) (ed i loro metaboliti attivi), come spiega l’

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Aifa, hanno dimostrato in vitro o in modelli animali di possedere un effetto antivirale attraverso l’alterazione (aumento) del pH endosomiale, determinante per la fusione virus-cellula. Tali farmaci inoltre interferiscono sulla glicosilazione dei recettori cellulari di SARS-COV-2. Dati in vitro riportano che la CQ è in grado di bloccare la replicazione virale di SARS-COV-2 a dosi utilizzate nella pratica clinica. Oltre all’azione antivirale, entrambi i farmaci hanno un’attività immunomodulante che potrebbe sinergisticamente potenziare l’effetto antivirale in vivo.

Da studi in vitro sembra inoltre che gli effetti sulle cellule sono osservabili sia quando il farmaco è presente prima sia quando è presente dopo l’inoculo virale. CQ e HCQ si distribuiscono in tutto il corpo incluso il polmone dove sembrano concentrarsi. La scelta di HCQ deriva da una maggiore efficacia in vitro; secondo uno studio recente, l’HCQ potrebbe essere attiva contro SARS-COV-2 a concentrazioni minori rispetto alla CQ.

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Il protocollo di somministrazione di idrossiclorochina

Il primario di Medicina oncologica dell’Ospedale di Ovada, Paola Varese, insieme ai suoi colleghi della Asl di Alessandria, la provincia più colpita del Piemonte, ha varato un progetto «Covi a casa». Le persone con sintomi da Coronavirus sono state prese in cura a domicilio grazie a un protocollo basato principalmente sulla somministrazione di idrossiclorochina, ovvero il Plaquenil. «Con la sua funzione antinfiammatoria e antivirale, il Plaquenil può bloccare il virus agli inizi, aiutandoci a tenere la gente lontano dagli ospedali».

Il progetto «Covi a casa» è partito il 18 marzo e può contare 156 pazienti in assistenza domiciliare, di cui soltanto tre hanno poi avuto bisogno del ricovero.

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La dottoressa ha scoperto di essere positiva al virus il 5 marzo. Secondo quanto dichiarato al Corriere della Sera, Paola Varese ha raccontato di aver avuto «Un quadro respiratorio importante, stavo male. Ma ho deciso di non ricoverarmi e di iniziare subito la terapia su me stessa». Le cose sono andate meglio, con l’attenuazione della febbre.

«I risultati si hanno nei primi tre giorni dall’inizio del virus o dei suoi sintomi. Se usata tardi, l’idrossiclorochina non può essere efficace». La dottoressa di Ovada è ancora convalescente dopo due mesi di malattia.

Plaquenil: perché è un farmaco prezioso?

Al Corriere della Sera, il dr. Pietro Garavelli sottolinea che «Quando abbiamo avuto i primi

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casi di positività, tutte persone che erano state a contatto con Codogno, una mia collaboratrice che aveva lavorato con i ricercatori italiani che tra il 2002 e il 2003 avevano usato l’idrossiclorochina contro la Sars, ha avuto l’idea. E ha funzionato. Prima in ospedale, poi fuori».

Garavelli sostiene che il Plaquenil sia «Un farmaco prezioso, perché impedisce la replicazione del virus e il suo attacco alle vie respiratorie, infatti è usato anche come anti-malarico, e poi risponde bene all’infiammazione che ne deriva». In più, riconosce che «Prima si inizia la cura, meglio è. Gli effetti collaterali ci sono, certo, ma il farmaco va dato sotto stretto controllo medico».

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Attualmente, cinque Asl e quattro ospedali hanno adottato protocolli basati sul Plaquenil, dalle Marche alla Puglia, per un totale di quasi duemila pazienti. Nel frattempo, in Francia, Didier Raoult afferma di aver finora curato nel suo ospedale 3.200 persone positive al Covid-19.

Plaquenil: i dubbi della comunità scientifica

Parte dalla comunità scientifica ha qualche perplessità sull’efficacia del farmaco. Massimo Galli, direttore del reparto di Malattie infettive del “Sacco” di Milano”, su Il Fatto Quotidiano sottolinea che «questo farmaco (idrossiclorochina) viene utilizzato come profilassi antimalarica, ma non è utile come profilassi contro questo virus, e può comportare danni gravi per chi soffre di cuore e chi è affetto da favismo».

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In pratica, questo farmaco può essere prescritto dal medico e, ovviamente, deve prendere in considerazione il quadro clinico del paziente.

Quali sono le controindicazioni? L’idrossiclorochina non può essere assunta dai fabici (in Italia, tra lo 0,3% al 3%) o dai pazienti con cardiopatie pregresse, i quali potrebbero registrare scompensi.

Moreno Ferrarese, Pneumologo della Asl di Alessandria, insieme al Direttore Generale della Asl, Roberto Stura hanno evidenziato che «Tra i 169 pazienti trattati non vi è stato nessun decesso. Il 7% dei trattati è stato ricoverato, ma nessuno ha sviluppato complicanze gravi, né ha avuto alcun effetto collaterale durante il trattamento».

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«Su griglie Excel abbiamo raccolto dati su tutti i pazienti trattati a casa. Abbiamo seguito l’evoluzione clinica giorno per giorno – aggiunge Ferrarese – e da tutti i colleghi è stato rilevato un cambio netto della gravità nelle ultime settimane. Verosimilmente il miglioramento è correlato all’introduzione del Plaquenil – idrossiclorochina – somministrata entro le 48 ore dalla comparsa dei sintomi. Se prima del trattamento si avevano alterazioni della temperatura fino a 10-12 giorni, dopo l’introduzione sistematica di idrossiclorochina, il 75% delle persone si è sfebbrata entro il 4° giorno e l’85% entro l’8° giorno».

Plaquenil: quando avviare il trattamento?

Il Plaquenil deve essere somministrato entro 48-72 ore dalla comparsa dei sintomi nei

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sospetti Covid-19 (anosmia, ageusia, febbre, tosse, diarrea, dolori muscolari intensi).

Andrea Rossi, Commissario Straordinario dell’Azienda Usl di Imola spiega a Il Fatto Quotidiano che «Abbiamo iniziato a somministrare idrossiclorochina a domicilio il 27 marzo e da allora sono 231 i pazienti trattati in modo tempestivo».

Per quanto riguarda i risultati «Abbiamo avuto una riduzione del 50% degli ingressi in intensiva e nei pronto soccorsi per ospedalizzazione».

Il Direttore del dipartimento di Oncologia, Antonio Maestri, racconta che «a due settimane dall’inizio dei trattamenti domiciliari siamo passati da 15 a 7 pazienti in intensiva, e da 70 a 35 pazienti in posti letto non-intensivi: un calo evidente».

Lo studio italiano

L’Hydro-Stop-Covid-19 Trial è l’unico studio già approvato che partirà dalle Marche e consiste nella somministrazione precoce di idrossiclorochina. Il “principal investigator” è Procolo Marchese, del dipartimento di cardiologia dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli Piceno.

Venti pazienti con un’età media di 63 anni (72% uomini) positivi con tampone sono stati trattati con idrossiclorochina: 400 mg x 2 il primo giorno e 200 mg x 2 per 5 giorni, nel 40% dei casi con aggiunta di antibiotici. Dopo circa 7 giorni, è stato registrato un miglioramento clinico nell’80% dei pazienti.

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