Rimborsi del Fisco: tempi più veloci

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Autore: Carlos Arija Garcia

03 giugno 2020

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

L’Agenzia delle Entrate punta a semplificare e a velocizzare la restituzione delle tasse, sia con l’accredito diretto sia con assegno vidimato.

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Un mese e mezzo. È il tempo massimo entro il quale il Fisco vorrebbe far avere ai contribuenti (famiglie, partite Iva e imprese) il rimborso dei loro crediti fiscali. L’Agenzia delle Entrate si è posta l’obiettivo di sfruttare gli strumenti messi a disposizione dal decreto Rilancio per smaltire quanto prima le richieste di restituzione di imposte dirette, Iva, Irap e tutte le tasse che emergono dalle dichiarazioni dei redditi o dalle istanze avanzate dal 15 gennaio scorso: non più di 40-45 giorni.

Verrà data priorità all’accredito diretto

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in banca o sul conto postale per i contribuenti che comunicano al Fisco un Iban. In alternativa, chi non ha comunicato o non possiede questo codice riceverà via raccomandata un assegno vidimato emesso dalle Poste. Spariscono, in questo modo, i vecchi vaglia provenienti dalla Banca d’Italia

Da un punto di vista pratico, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, ha deciso di semplificare la procedura: ha disposto in piena emergenza Covid-19 la lavorazione a distanza di istanze e liquidazioni dei rimborsi, contemplando anche la possibilità per i contribuenti di presentare domande e documentazione con una semplice e-mail e non obbligatoriamente con posta elettronica certificata (Pec).

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Inoltre, il decreto Rilancio ha sospeso l’obbligo per l’agente della riscossione di proporre al contribuente che presenta istanza di rimborso la compensazione con eventuali somme iscritte a ruolo. In altre parole, chi ha una cartella non pagata non si vedrà necessariamente decurtare per tutto il 2020 l’importo a debito da un eventuale rimborso spettante.

In più, i lavoratori che rischiano di restare senza sostituto d’imposta a causa dell’emergenza coronavirus (perché perdono il lavoro o per assenza di liquidità che non consente di anticipare il credito fiscale in busta paga) possono accedere al modello 730 e ottenere la liquidazione di eventuali somme a credito direttamente dal Fisco. I tempi in questo caso, però, si allungano. Ad ogni modo, gli accrediti potranno arrivare solo dopo il 30 settembre, termine ultimo per presentare al Fisco la dichiarazione precompilata.

Come detto, l’assegno vidimato verrà spedito con raccomandata e il suo iter sarà sempre tracciabile sul sito delle Poste sia dall’amministrazione finanziaria sia dal contribuente. Conterrà il nome del beneficiario, l’importo da incassare e l’ordine di pagamento a carico del ministero dell’Economia e delle Finanze. Il pagamento in contanti sarà effettuato solo dietro la presentazione del titolo originale.

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