Come smettere di fumare con la sigaretta elettronica

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Autore: Redazione

11 giugno 2020

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

L’alternativa per chi ha difficoltà ad accedere alle terapie. Al via il ‘Global Forum on Nicotine’, quest’anno online.

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Spesso, la dipendenza dalla nicotina è incontrollabile. Molte persone tentano di gettare il pacchetto di sigarette nell’immondizia, ma alla prima occasione utile riprendono l’accendino e tornano a fumare. Nel mondo, ci sono oltre 1,1 miliardi di fumatori. Come aiutare chi desidera smettere di fumare?

“Molti fumatori possono smettere da soli o con terapie sostitutive della nicotina – evidenziano gli esperti – Molti non possono o non sono in grado di accedere o di permettersi tali terapie. Laddove disponibili e convenienti, i prodotti più sicuri a base di nicotina

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come i vaporizzatori e lo ‘snus’ (tabacco da masticare) offrono ai fumatori più opzioni per abbandonare le sigarette“.

Aiutare i fumatori, “ad accedere a prodotti a base di nicotina più sicuri e adeguatamente regolati, come le sigarette elettroniche, per smettere quando hanno difficoltà ad accedere alle terapie“. E’ uno dei temi rilanciati dagli esperti del ‘Global Forum on Nicotine’ (Gfn20), che si apre oggi e si svolge quest’anno online. Il tema dell’edizione 2020 è ‘Nicotina: scienza, etica e diritti umani’.

“Gli sforzi per il controllo del tabacco condotti da agenzie internazionali come l’Oms hanno abbassato i tassi globali di fumo, sebbene resti ancora molto da fare – ha ricordato il Gfn20 come riporta una nota stampa del’agenzia Adnkronos- L’80% dei fumatori nel mondo vive in Paesi a basso e medio reddito, ovvero quelli meno in grado di attuare

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misure di controllo del tabacco e con i sistemi sanitari meno in grado di far fronte al peso delle malattie legate al fumo“.

La riduzione del danno da tabacco

“La riduzione del danno da tabacco è una buona pratica di salute pubblica. Si concentra infatti sui fumatori e sulle persone che sono passate a una valida alternativa alle sigarette. Inoltre promuove e incoraggia il cambiamento. La riduzione del danno da fumo non è antitetica al controllo del tabacco,dovrebbe farne parte. Ma c’è una visione miope su queste strategie”. Lo ha ricordato Gerry Stimson, direttore della conferenza del ‘Global Forum on Nicotine’ (Gfn20).

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“Il 30% della popolazione adulta del mondo ancora fuma – ha chiosato Stimson, professore emerito all’Imperial College di Londra – quindi dobbiamo integrare qualcosa nelle politiche. Penso che la riduzione del danno sia l’ingrediente mancante per coloro che fumano, rendiamo accessibili a queste persone dei modi più sicuri di inalare la nicotina”.

“La comunità globale che si occupa di sanità pubblica deve essere più ambiziosa su ciò che può essere fatto nella riduzione del danno da fumo e avere una buona dose di compassione – ha aggiunto – per quanti continuano, di cui 7 milioni moriranno quest’anno per i danni da fumo“.

Sulle alternative per la riduzione del danno

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, Stimson ricorda che “ci sono voluti 50 anni affinché la sigaretta che all’epoca ha rappresentato un’innovazione, rispetto al modo di consumare tabacco di quei tempi, assumesse il ruolo di prodotto di massa – ricorda il docente – Ora sono circa 10 anni che i prodotti senza combustione sono apparsi nel mercato, ma non possiamo davvero aspettare 50 anni perché questi prodotti sostituiscano completamente le sigarette, dobbiamo trovare delle modalità per accelerare questo processo perché con 7 milioni di persone che muoiono ogni anno per malattie fumo-correlate, che corrispondono al triplo dei morti causati da Hiv, tubercolosi e malaria, questo è un problema di salute pubblicaenorme”.
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La tassazione per le sigarette e i dispositivi a potenziale rischio ridotto

“I consumatori in molti paesi tra cui Svezia, Norvegia, Islanda e ora il Giappone hanno dimostrato di passare alle alternative alle sigarette quando ne hanno la possibilità. Immaginiamo cosa accadrebbe se le persone avessero accesso a una vasta gamma di alternative a basso rischio rispetto alle sigarette e se potessero ottenere informazioni sul rischio relativo e se potessero essere spinti verso tali opzioni attraverso una regolamentazione intelligente e proporzionata al rischio”. E’ la riflessione di David Sweanor, del Center for health law, policy and ethics dell’Università di Ottawa, tra i relatori del ‘Global Forum on Nicotine’ (Gfn20).

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“L’opportunità che abbiamo è di cambiare radicalmente il corso della storia della salute pubblica, relegando le sigarette nel posacenere della storia”, ha chiosato Sweanor. Un ruolo fondamentale potrebbe averlo una tassazione differente per le sigarette e i dispositivi a potenziale rischio ridotto. “La tassazione è fondamentale per incoraggiare questi comportamenti anche perché la variabile del prezzo incide molto sul comportamento del fumatore – osserva Sweanor – Sono stato coautore di numerosi studi su questo tema, che indicano la necessità di una tassazione differenziata anche sulla base del rischio dei prodotti. Non c’è dubbio che le sigarette debbano essere tassate di più rispetto ai prodotti meno dannosi”.

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