Ordinanza restrittiva: cos’è e come ottenerla

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Autore: Mariano Acquaviva

26 agosto 2020

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Ingiunzione restrittiva: cos’è e come funziona? Quando si può chiedere al giudice di emettere un divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima?

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Se sei un appassionato di cronaca giudiziaria oppure di thriller legali sicuramente avrai sentito parlare di ordinanze restrittive, cioè di quei provvedimenti del giudice con cui si vieta a una determinata persona di avvicinarsi a un’altra. Sebbene si presenti con un nome differente, anche in Italia esiste una misura del genere, in grado di proteggere le vittime di determinati reati. il punto, però, è che ottenere un ordine di restrizione non è così semplice. Con questo articolo cercheremo di capire cos’è e come ottenere un’ordinanza restrittiva

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L’ingiunzione di restrizione è l’ideale per tutelare le vittime di reati particolarmente odiosi come lo stalking e i maltrattamenti; lo scopo è di fornire protezione alla persona offesa nel frattempo che si giunga a una sentenza definitiva; sicuramente saprai, infatti, che in Italia i processi durano anni: se si dovesse attendere il termine di essi prima di adottare misure nei riguardi dell’imputato, potrebbe anche essere troppo tardi per la vittima. Ecco perché, quando ne ricorrono le condizioni, il giudice può in qualche modo anticipare l’esito del processo fornendo uno scudo alla persona offesa. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: ti basteranno cinque minuti per capire

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come funziona un’ingiunzione restrittiva.

Ordinanza restrittiva: cos’è?

Per ordinanza restrittiva si intende il provvedimento del giudice che limita in qualche modo la libertà personale o di circolazione della persona che ne è destinataria.

Nel nostro caso, l’ordinanza restrittiva (o ingiunzione restrittiva) è il provvedimento con cui il giudice impedisce a un individuo di avvicinarsi a un altro.

L’ordinanza restrittiva è una misura cautelare: ciò significa che essa può essere emanata prima della sentenza di condanna definitiva, quando il procedimento è ancora pendente.

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Altra caratteristica dell’ordinanza restrittiva è che ha necessariamente una durata temporanea: essa viene meno decorso un determinato lasso di tempo dalla sua adozione e, comunque, una volta che il processo sia terminato (indifferentemente con assoluzione o con condanna).

Ingiunzione restrittiva: quando si ottiene?

L’ingiunzione di restrizione può ottenersi solamente nell’ambito di un procedimento penale: occorre pertanto che la persona che voglia essere tutelata abbia quantomeno sporto denuncia/querela per dei fatti che mostrino i connotati del reato.

Dunque, affinché il giudice possa emettere un’ordinanza restrittiva occorre almeno che il nome del presunto autore sia iscritto all’interno del registro degli indagati della

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Procura della Repubblica.

Ordine di restrizione: come si ottiene?

È questo forse il punto più importante: come si ottiene un’ordinanza restrittiva? Come detto nel precedente paragrafo, occorre che sia in corso un procedimento penale, cioè che la persona a cui è diretta l’ingiunzione risulti almeno indagata, se non ancora imputata.

La persona offesa dal reato (ad esempio, la vittima di stalking) non gode di un diritto automatico ad ottenere un’ordinanza restrittiva nei riguardi dell’autore del crimine. Mi spiego meglio.

Se sporgi denuncia nei confronti di una persona che ti perseguita, pedinandoti per strada e tempestandoti di chiamate, non è affatto detto che il giudice, in attesa del giudizio, gli ordini di smetterla, destinandogli un’ingiunzione restrittiva.

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Questo perché l’ordine di restrizione può essere emesso soltanto per determinati reati e solo al ricorrere di specifiche circostanze, sempre che il giudice la ritenga opportuna.

Per essere ancora più precisi, ogni misura cautelare, per essere emessa, deve essere richiesta dal magistrato del pubblico ministero al giudice procedente, cioè al giudice che sta seguendo la vicenda.

Questi, a sua volta, deve ritenere indispensabile l’ordinanza restrittiva al fine di tutelare la vittima dalla possibilità concreta di subire ulteriori angherie da parte dell’indagato/imputato.

Inoltre, secondo la legge [1], il divieto di avvicinamento può essere applicato solo quando si procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a tre anni.

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Dunque, l’unica cosa che può fare la vittima è semplicemente sollecitare il p.m. affinché proponga al giudice di emettere un’ingiunzione restrittiva nei confronti dell’indagato/imputato.

Ordinanza restrittiva: in cosa consiste?

In Italia, l’ordinanza restrittiva assume il nome di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima [2].

Secondo la legge, con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento il giudice prescrive all’indagato/imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa.

Per garantire l’osservanza di tale divieto, il giudice può imporre al destinatario della misura l’obbligo di indossare particolari

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strumenti elettronici che ne facilitino il controllo negli spostamenti: pensa ad esempio al braccialetto elettronico.

Il giudice, mediante ordinanza restrittiva, può fare ancora di più. Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice può prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione affettiva, ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o da tali persone.

Il giudice può perfino spingersi a vietare all’imputato di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo (telefono, internet, ecc.), con la persona offesa o con i familiari di questa.

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Il divieto di avvicinamento può attenuarsi solamente nell’ipotesi in cui il destinatario della misura cautelare debba necessariamente frequentare determinati luoghi per valide ragioni, ad esempio per motivi di lavoro.

Ordine di restrizione: cosa succede in caso di violazione?

La violazione dell’ordinanza restrittiva è un reato sanzionato con la reclusione da sei mesi a tre anni [3].

Ma non solo: la violazione del divieto di avvicinamento può comportare l’inasprimento della misura cautelare. Secondo la legge [4], in caso di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura cautelare, il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo con altra più grave, tenuto conto dell’entità, dei motivi e delle circostanze della violazione.

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