Modello domanda di trasferimento temporaneo

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Autore: Redazione

03 agosto 2020

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

In alcuni casi, i dipendenti pubblici possono essere trasferiti temporaneamente presso un altro ufficio, se ricorrono determinati presupposti.

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Sono molti gli istituti giuridici tipici del pubblico impiego che consentono ai dipendenti, vincitori di concorso presso una determinata amministrazione pubblica, di essere spostati presso un’altra amministrazione. In alcuni casi, il trasferimento è definitivo, come nell’ipotesi della mobilità. In altri casi, invece, si tratta di una modifica solo temporanea, come nell’ipotesi dell’assegnazione temporanea art 42bis o del comando. Ma esiste un modello domanda di trasferimento temporaneo?

Spesso, le amministrazioni predispongono dei moduli prestampati ma non esiste un obbligo di utilizzare questi moduli per chiedere il trasferimento temporaneo. Sarà sufficiente, se ricorrono i presupposti richiesti dalla legge, compilare una domanda che contenga tutti gli elementi che permettono all’amministrazione di verificare che il richiedente ha effettivamente diritto al trasferimento richiesto.

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Assegnazione temporanea art 42bis: cos’è?

Uno dei principali strumenti che permette al dipendente pubblico di chiedere di essere spostato presso un’altra amministrazione pubblica è l’assegnazione temporanea art 42bis. Questa forma di mobilità del personale pubblico è stata introdotta dalla legge [1] per tutelare supremi interessi di rango costituzionale come la famiglia e la

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tutela dell’infanzia.

La disposizione prevede che il genitore con figli minori fino a tre anni di età, dipendente di amministrazioni pubbliche, può essere assegnato, a fronte di una sua richiesta in tal senso, per un periodo complessivamente non superiore a tre anni, fruibile anche in modo frazionato, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa.

L’istituto è stato pensato per favorire il ricongiungimento delle famiglie con figli piccoli, nelle quali i genitori sono entrambi lavoratori e lavorano in territori diversi, spesso anche molto lontani.

L’assegnazione temporanea art 42bis non determina un cambiamento definitivo della

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sede di lavoro del dipendente pubblico ma solo temporaneo. Terminati i tre anni, o il minore periodo per il quale è stata disposta l’assegnazione temporanea, il dipendente torna a prendere servizio presso l’amministrazione di provenienza.

Assegnazione temporanea art 42bis: diritto o aspettativa?

Subito dopo l’introduzione della norma che ha previsto l’assegnazione temporanea art 42bis, ci si è chiesti se si trattasse di un vero diritto soggettivo del lavoratore pubblico oppure una mera aspettativa.

Con il tempo, si è chiarito che l’assegnazione temporanea art 42bis non è un diritto incondizionato del dipendente in quanto il trasferimento può essere accolto dalle amministrazioni di provenienza e di destinazione

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solo se ricorrono una serie di presupposti.

In particolare, per potersi accogliere la richiesta deve esserci, presso l’amministrazione di destinazione, la sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva. Inoltre, il trasferimento è possibile solo previo assenso delle amministrazioni di provenienza e destinazione. Ciò non significa, tuttavia, che l’assegnazione temporanea sia rimessa al mero arbitrio delle amministrazioni.

Infatti, la legge precisa che l’eventuale dissenso deve essere motivato e limitato a casi o esigenze eccezionali. Inoltre, proprio per consentire al lavoratore di conoscere le ragioni del provvedimento assunto dall’amministrazione, l’assenso o il dissenso devono essere comunicati all’interessato entro trenta giorni dalla domanda. Ne consegue che le due amministrazioni cui è stata presentata la domanda di assegnazione temporanea dovranno motivare in maniera specifica il motivo dell’eventuale dissenso.

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Il provvedimento di diniego dell’assegnazione temporanea, dunque, deve essere:

Assegnazione temporanea art 42bis: quando il diniego è illegittimo?

In caso di dissenso rispetto alla richiesta di assegnazione temporanea, il lavoratore deve valutare se il provvedimento di diniego ha una sua razionalità e rispetta i requisiti di legge. Nel caso contrario, potrà agire in giudizio per far accertare al giudice l’illegittimità del diniego e il suo diritto ad ottenere l’assegnazione temporanea richiesta.

Spesso, i provvedimenti di

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diniego vengono giudicati illegittimi quando:

La verifica della legittimità delle motivazioni addotte per motivare il diniego deve essere effettuata soprattutto attraverso il criterio della eccezionalità.

Non possono essere, quindi, considerate valide ragioni:

La principale motivazione che può legittimare il dissenso dell’amministrazione di destinazione è l’insussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva. Infatti, è la stessa legge a prevedere che debba esserci un posto libero per potere accettare l’assegnazione temporanea.

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Per quanto concerne l’amministrazione di provenienza, per potere motivare adeguatamente il diniego devono essere indicate esigenze eccezionali e non ordinarie.

Assegnazione temporanea art 42bis: il requisito anagrafico del figlio

Oltre a quanto già detto, per poter ottenere l’assegnazione temporanea art 42bis il lavoratore pubblico che ne fa richiesta deve avere un figlio che, al momento della proposizione dell’istanza, ha meno di tre anni.

Non c’è nessun legame tra l’età del figlio e la durata dell’assegnazione temporanea art 42bis che può durare, come detto, fino ad un massimo di tre anni. Ne consegue che il trasferimento può protrarsi anche quando il figlio ha superato i tre anni di vita. Il requisito anagrafico del bambino, infatti, deve essere verificato al momento della proposizione dell’istanza.

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Se Tizia chiede l’assegnazione temporanea art 42bis quando suo figlio ha 2 anni, il trasferimento può durare fino ad un massimo di tre anni, e cioè quando il figlio avrà 5 anni.

Inoltre, l’assegnazione temporanea art 42bis può essere fruita continuativamente o in modo frazionato.

Assegnazione temporanea art 42bis: come fare la domanda?

L’assegnazione temporanea art 42bis viene disposta solo su istanza del lavoratore pubblico che vuole beneficiarne. Il lavoratore deve, quindi, presentare un’istanza di assegnazione temporanea art 42bis sia alla amministrazione presso cui lavora sia a quella presso la quale vorrebbe essere temporaneamente trasferito.

In questa istanza, il lavoratore deve dare atto e fornire documentazione che confermi che:

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Come abbiamo detto, le amministrazioni avranno trenta giorni per rispondere all’istanza, autorizzando o negando il trasferimento temporaneo del lavoratore che ne ha fatto richiesta.

Cos’è il comando?

Un altro strumento che consente il trasferimento temporaneo del dipendente ad un’altra amministrazione pubblica è il comando.

Il comando [2] si ha quando il pubblico impiegato, titolare di ruolo presso una pubblica amministrazione, viene temporaneamente assegnato a prestare servizio presso altra amministrazione o altro ente pubblico, nell’interesse dell’amministrazione di destinazione.

L’assegnazione è temporanea e viene disposta quando sussistono due distinte condizioni non cumulabili:

In questo caso, tuttavia, non è il dipendente a fare la richiesta in quanto l’accordo avviene tra due amministrazioni pubbliche, senza che il dipendente esprima la propria volontà.

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