Cosa fare se la banca non paga un assegno

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Autore: Carlos Arija Garcia

31 agosto 2020

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

Quando può essere negata ad un cliente la possibilità di incassare un titolo di credito e come comportarsi se non c’è un motivo giustificato.

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In linea di massima, una banca non può rifiutarsi di pagare un assegno a chi si presenta in filiale con il titolo di pagamento in mano: la legge, infatti, ritiene che chi lo presenta allo sportello debba ricevere la somma indicata sull’assegno. Tuttavia, ci sono delle eccezioni, cioè dei casi in cui un istituto di credito può rifiutarsi. Quindi, cosa fare se la banca non paga un assegno?

I motivi per cui ci si può sentir dire di “no” quando si va a riscuotere un assegno bancario possono essere oggettivi o soggettivi. L’impiegato allo sportello può, ad esempio, riscontrare dei difetti, diciamo così, di forma nella compilazione del titolo di credito o nell’assegno stesso, perché danneggiato o mancante di un dato fondamentale come l’importo, il beneficiario o la firma di chi lo ha emesso. Ma può capitare anche che lo respinga nel tentativo di convincere il cliente ad aprire un conto presso quella filiale, con la scusa che altrimenti l’operazione non può essere conclusa. Nel primo caso, come conferma la Banca d’Italia, è possibile rifiutare il pagamento. Nel secondo, invece, no.

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Vediamo cosa fare se la banca non paga un assegno, quando può rifiutarsi di farlo e quando no.

Assegno: come compilarlo correttamente

Uno dei motivi per cui la banca non paga un assegno è perché il titolo di credito è compilato male. Tanto vale, quindi, cominciare proprio da qui, da come si compila correttamente un assegno per non fare qualche brutta figura con il beneficiario, oltre che con la banca.

L’assegno va compilato indicando data e luogo di emissione, importo, nome o ragione sociale del beneficiario e firma. Se

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manca una sola di queste informazioni, la banca non paga l’assegno per tutelare la persona che lo ha emesso. Certo, può capitare che emittente e beneficiario siano la stessa persona e che l’impiegato dell’istituto di credito conosca la persona che ha davanti perché vecchio cliente della banca. In questo caso, può fare un’eccezione e chiedergli di riportare sul titolo di credito la parte mancante.

Assegno: quando una banca può rifiutarsi di pagarlo

Oltre alla compilazione errata, la normativa riconosce altri motivi che giustificano il rifiuto di una banca a pagare un assegno. Uno di questi può riguardare l’importo del titolo e la mancata indicazione sulla non trasferibilità.

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Per combattere il fenomeno del riciclaggio, la legge ha stretto le maglie sull’uso degli assegni al portatore ed ha imposto per i titoli di importo pari o superiore a 1.000 euro la clausola «non trasferibile». Gli assegni vengono consegnati con questa dicitura prestampata, a meno che il cliente ne faccia esplicita richiesta contraria per pagamenti di importo inferiore. Significa che se una persona si presenta allo sportello per incassare un assegno, ad esempio, di 1.500 euro e sul titolo di credito non c’è scritto «non trasferibile», la banca si può rifiutare di pagarlo. In più, si rischia una sanzione amministrativa del valore variabile a seconda della cifra che si pretende di riscuotere.

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Altro motivo per il quale l’istituto potrebbe respingere la richiesta di pagamento di un assegno è quello di trovare scritta una data diversa da quella effettiva di emissione. In pratica, i rischi possono essere due:

La banca non paga un assegno nemmeno quando il titolo di credito presenta delle

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abrasioni che possono far pensare ad un tentativo di correzione dei dati (soprattutto dell’importo e del nome del beneficiario, ovviamente) e, pertanto, ad una presunta falsificazione. Oppure quando manca un angolo, cioè quando è stato consegnato al beneficiario senza il pezzo che di solito la banca taglia dopo che il titolo è stato incassato.

Assegno: quando una banca non può rifiutarsi di pagarlo

Se non c’è qualcuno dei motivi sopra elencati e l’assegno è stato girato, cioè firmato nella parte posteriore dal beneficiario, la banca non può rifiutarsi di pagare un assegno alla persona che ne sia in possesso e lo mostri allo sportello. Secondo la legge, infatti, si tratta di un titolo di credito pagabile a vista.

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Va detto, infatti, che un cittadino non è obbligato ad aprire un conto corrente in una determinata filiale di una banca per incassare un assegno: significa che anche chi non ha il contro presso quella banca – cioè la stessa indicata sull’assegno – ha il diritto di incassare il titolo di credito.

Altro discorso è che avere un conto corrente convenga, per una questione di praticità: in questo caso, l’assegno non solo può essere incassato presso la banca in cui è stato emesso ma anche in quella propria, versando l’importo sul conto.

Da ricordare, inoltre, che l’utilizzo di un assegno rappresenta di per sé il rispetto dell’obbligo di tracciabilità di un pagamento.

C’è da aggiungere che la banca non può in alcun modo respingere la

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richiesta di pagamento di un assegno circolare, cioè di quel titolo che – a differenza dell’assegno bancario – garantisce al possessore la presenza di denaro presso la Banca del debitore titolare di conto corrente.

Con questo tipo di assegno, infatti, la banca si obbliga a corrispondere la somma di denaro, a richiesta del titolare dell’assegno, poiché al momento dell’emissione, viene bloccato il relativo importo sul conto corrente del debitore, che non può più disporne liberamente.

Il titolare dell’assegno circolare ha diritto a ricevere il pagamento anche se non ha un conto corrente ed anche se l’importo dell’assegno è oltre la soglia (di 1.999,99 euro dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021) prevista per i

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pagamenti in contanti.

Se la banca non paga un assegno circolare senza motivo, non solo incorre in responsabilità civile, ma integra la fattispecie del reato di appropriazione indebita, dato che trattiene una somma che non le appartiene.

Assegno: cosa fare se la banca rifiuta il pagamento

Nel caso in cui il cliente sia convinto di avere tutti i requisiti per poter incassare un assegno e la banca rifiuti il pagamento per un motivo diverso da quelli che abbiamo visto in precedenza, è possibile presentare ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario (Abf). Si tratta di un sistema di risoluzione di una controversia tra la banca ed un cliente. Garantisce semplicità e velocità maggiori rispetto alla normale via giudiziaria e non richiede l’assistenza di un avvocato. È un organismo indipendente sostenuto dalla Banca d’Italia.

Il ricorso è deciso esclusivamente sulla base della documentazione prodotta dalle parti. La decisione non è vincolante, ma in caso di inadempimento da una delle parti, la notizia viene resa pubblica. Chi non è d’accordo con quanto stabilito dall’Abf, può ricorrere, comunque, presso il giudice ordinario.

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