Nasce il lavoratore sportivo
Scompare la distinzione tra professionisti e dilettanti; il contratto di lavoro avrà termine massimo di 5 anni; maggiori tutele per gli atleti.
Per molti lo sport non è un hobby ma costituisce un vero e proprio lavoro: in Italia, ci sono centinaia di migliaia di atleti di varie discipline sportive, allenatori, istruttori, direttori di gara e molte altre figure che svolgono queste attività, professionali o dilettantistiche, senza una chiara regolamentazione giuridica delle prestazioni e dei compensi.
Adesso, le cose dovrebbero cambiare: una legge già approvata dal Parlamento lo scorso anno, ma rimasta in sordina, probabilmente perché approvata nei giorni della crisi del Governo Conte 1,
Il punto chiave è quello dell’introduzione della specifica figura del lavoratore sportivo, senza più distinzioni in base all’attività sportiva svolta in forma professionistica o dilettantistica.
«È lavoratore sportivo», si legge nella bozza di riforma, predisposta dal ministro per lo sport, Vincenzo Spadafora, «l’atleta, l’allenatore, l’istruttore, il direttore tecnico, il direttore sportivo, il preparatore atletico e il direttore di gara che, senza alcuna distinzione di genere e indipendentemente dal settore professionistico o dilettantistico, esercita l’attività sportiva verso un corrispettivo al di fuori delle prestazioni amatoriali».
Dunque, ciò che qualifica questa nuova figura professionale non è il settore di attività (sono compresi tutti gli sport) e neppure l’intensità dell’impegno (viene superata la tradizionale distinzione tra professionisti e dilettanti) ma il fatto di percepire un corrispettivo per prestazioni che esulano dalle attività sportive svolte a livello puramente amatoriale. Per superare l’incertezza e il precariato, occorre quindi regolamentare la figura in termini chiari e precisi.
Il ministro Spadafora conta di varare la riforma appena terminata la pausa estiva: «Saremo attivi per tutto il mese di agosto per fare in modo che alla ripresa, al primo Consiglio dei ministri utile, si possa portare a termine questa riforma. Ci prendiamo il mese di agosto per continuare a lavorarci, a settembre ci rivedremo con tutte le forze di maggioranza. E’ un lavoro complesso e va fatto seriamente».
Già, perché la riforma in arrivo non potrà limitarsi ad enunciati di principio ma dovrà contenere tutele effettive e concrete: a partire dalla regolamentazione del rapporto di lavoro, che potrà essere svolto in forma dipendente oppure autonomo, fino alla disciplina previdenziale, contributiva e fiscale dei lavoratori che rientreranno in questa nuova ed ampia categoria.
Secondo quanto anticipa il quotidiano Italia Oggi che ha visionato la bozza della riforma, il contratto di lavoro subordinato potrà contenere «l’apposizione di un termine finale non superiore a cinque anni dalla data di inizio del rapporto».
Questo significa che i lavoratori sportivi non avranno un contratto a tempo indeterminato (che per vari motivi appare inattuabile nel mondo dello sport), ma di durata massima di 5 anni.
In questo periodo però dovrebbero entrare le tutele previste per i lavoratori subordinati, ma in attesa del testo definitivo rimangono ancora molte zone d’ombra; non è chiaro, ad esempio, se e come il lavoratore sportivo potrà essere licenziato, e entro quali limiti potrà essere applicato il contratto di apprendistato per i giovani atleti. Per conoscere questi aspetti occorrerà attendere il testo definitivo, ad oggi ancora in elaborazione.