Casa disabitata: si paga la spazzatura?

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Autore: Carlos Arija Garcia

30 settembre 2020

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

C’è da versare la Tari per un immobile mai frequentato? Dipende se è arredato e le utenze sono allacciate. Ecco quando c’è l’esenzione.

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Si può pagare una tassa per un posto in cui non si abita? Certamente. Il solo fatto di possedere la casa fa reddito e, quindi, già va tassata solo per quello. In più, c’è l’Imu, che anche in questo caso va versata per il solo fatto di possedere l’immobile. Ma che succede con la Tari? Per una casa disabitata si paga la spazzatura?

Può sembrare ridicolo, in effetti, dover pagare al Comune un tributo per l’immondizia che non si produce in un’abitazione in cui non c’è mai nessuno. Il problema è dimostrare che, effettivamente, in quei locali non c’è anima viva durante l’anno. Solo così si può pretendere l’esenzione dal versamento della Tari.

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Va detto che la normativa in vigore non solo prevede delle esenzioni ma anche delle riduzioni della Tari. Come vedremo tra poco, ci sono delle situazioni in cui i Comuni devono applicare delle tariffe più basse. Può accadere, ad esempio, quando il cittadino abita in una zona in cui non viene effettuata la raccolta dei rifiuti perché ci sono dei contenitori vicini oppure per le abitazioni occupate da una sola persona.

Nel caso della casa disabitata si paga la spazzatura? E come si fa a dimostrare che, in effetti, non ci abita mai nessuno?

Tari: quando c’è la riduzione?

La

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Tari, o tassa sui rifiuti, si paga quando un contribuente possiede o detiene a qualsiasi titolo dei locali o delle aree suscettibili di produrre dei rifiuti urbani. Significa che, in caso di locazione, anche l’inquilino la deve versare in quanto utilizzatore dell’immobile, a meno che si tratti di un affitto di durata inferiore a sei mesi; in questo caso, a pagare è il proprietario.

La tariffa è calcolata sull’anno solare e fa riferimento alla superficie dei locali o delle aree. Deve essere obbligatoriamente ridotta:

Esistono altre

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riduzioni facoltative che possono essere attuate su abitazioni:

Tari: quando c’è l’esenzione?

Oltre alle riduzioni obbligatorie e facoltative, ci sono anche delle esenzioni, cioè dei casi in cui la Tari non va pagata. Succede per:

E poi c’è anche la

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casa disabitata. Sia il ministero dell’Economia sia la Cassazione [1] hanno stabilito che l’immobile residenziale in cui non abita nessuno è esente dal pagamento della Tari, almeno se risulta disabitato nel periodo dell’accertamento.

Tari: come dimostrare che la casa è disabitata?

Per dimostrare che una casa è disabitata non basta non rispondere al campanello quando qualcuno suona. Per immobile inoccupato si intende quello che non ha le utenze, cioè i contatori di luce, acqua e gas allacciati alla fornitura, e che non ha nemmeno gli arredi essenziali per poterci abitare (il letto, le sedie, ecc.).

Paga la Tari, dunque, chi ha una seconda casa in cui non ci mette mai piede ma nella quale risultano attive le utenze o ci sono gli arredi minimi per poterci abitare. Se poi non la utilizza, è un altro problema. Ma con la presenza di utenze e arredi scatta la presunzione semplice che porta a dedurre l’occupazione dell’immobile.

Non paga la tassa rifiuti, invece, chi, ad esempio, ha ereditato o ha acquistato una casa ma deve ancora ristrutturarla o sistemarla, i locali sono vuoti e le utenze non sono allacciate. In questo caso, il proprietario verserà la Tari solo per l’immobile in cui risiede effettivamente o per altri di sua proprietà che frequenta o che sono, comunque, abitabili.

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