Quanto costa un dipendente ad un'azienda?

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Autore: Redazione

27 dicembre 2020

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Il costo del lavoro dipende da una serie di variabili ma è rappresentato, in massima parte, dai contributi previdenziali.

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Hai deciso di aprire una nuova attività economica. Vorresti assumere un dipendente ma ti spaventa il costo che devi sostenere. Ti chiedi quant’è il costo aziendale di un dipendente.

Si sente spesso dire che l’Italia è uno dei Paesi europei in cui il costo del lavoro è più alto. Ma è davvero così? Quanto costa un dipendente ad un’azienda? Sono diverse le voci che contribuiscono ad accrescere il costo del lavoro anche se, senza alcun dubbio, la voce di costo principale è rappresentata dai contributi previdenziali ed assistenziali.

Cos’è il costo del lavoro?

Quando il datore di lavoro decide di

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assumere un dipendente deve essere consapevole di quale sarà il costo annuale che deve essere sostenuto. È, infatti, evidente che nessuna azienda può pensare di assumere dei dipendenti se non ha, nel proprio bilancio, le disponibilità economiche necessarie per l’assunzione della risorsa.

Il costo del lavoro indica proprio l’onere economico che deve essere sostenuto dall’azienda per mantenere alle proprie dipendenze un lavoratore.

Il costo del lavoro si compone, essenzialmente, di due componenti:

  1. la retribuzione lorda spettante al lavoratore;
  2. gli oneri fiscali e previdenziali accessori al rapporto di lavoro.

Costo del lavoro: la retribuzione del lavoratore

La prima voce che compone il costo del lavoro è la

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retribuzione lorda da erogare al lavoratore. L’ammontare di questa voce non è fisso ma è variabile e dipende, essenzialmente, dagli accordi presi con il singolo dipendente. Infatti, non tutti i lavoratori percepiscono lo stesso stipendio. La retribuzione minima spettante al lavoratore è determinata dai minimi salariali previsti dal contratto collettivo di settore e dipendono dal livello di inquadramento del lavoratore.

In generale, la retribuzione del lavoratore è strettamente legata a:

Lo stipendio del dipendente viene pattuito al lordo delle trattenute fiscali (Irpef). Ne deriva che il datore di lavoro deve sostenere l’importo lordo della retribuzione e procederà a liquidare al lavoratore il netto, dopo aver trattenuto l’Irpef che verrà girata all’Agenzia delle Entrate.

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Il trattamento retributivo del dipendente, posto a carico dell’azienda, comprende:

Costo del lavoro: gli oneri accessori

Sull’importo lordo erogato al lavoratore, il datore di lavoro deve sostenere ulteriori oneri che contribuiscono ad appesantire notevolmente il costo del lavoro a carico delle aziende.

Tali oneri sono, in particolare, i seguenti:

Costo del lavoro: gli oneri indiretti

Ci sono, poi, tutta una serie di costi che non sono imposti dalla legge ma che, di fatto, sono inevitabili se si vuole procedere all’assunzione del personale.

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Basti pensare al costo della sicurezza sul lavoro. Per essere in regola con le norme in materia, il datore di lavoro dovrà sostenere dei costi, come:

Inoltre, se non si dispone di un servizio paghe interno, il datore di lavoro dovrà ingaggiare (e pagare) uno studio di consulenza del lavoro per la redazione delle buste paga e per le comunicazioni obbligatorie con gli enti.

Se si sommano tutte queste voci emerge che, obiettivamente, il costo del lavoro in Italia è elevato e c’è un’abissale distanza tra il netto percepito mensilmente dal dipendente e il costo aziendale della risorsa.

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