È reato indurre un malato di Alzheimer a vendere un immobile a prezzo irrisorio?

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Autore: Raffaella Mari

28 gennaio 2014

Laurea in Scienze politiche "cum laude" presso l'università della Calabria. Laurea in giurisprudenza presso l'università "Magna Graecia" di Catanzaro. Avvocato con esperienze lavorative nel campo del recupero crediti.

Chiunque induca o solleciti un malato di Alzheimer a vendere un immobile a un prezzo irrisorio commette reato di circonvenzione di incapace.

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Chi sfrutta lo stato d’incapacità in cui versa il malato di Alzheimer per indurlo ad alienare beni immobili a prezzi irrisori commette reato di circonvenzione di incapace [1] ed è punito penalmente.

È quanto ha stabilito di recente la Cassazione [2]. La Corte ha condannato la vicina di casa di un’anziana signora affetta da tempo da morbo di Alzheimer per aver indotto quest’ultima a trasferirle la nuda proprietà di un appartamento per un prezzo irrisorio. La malattia della vittima coinvolgeva tutte le sue funzioni psichiche ed era tale da incidere sulle capacità critiche e su quella di intendere e di volere.

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Si configura reato di circonvenzione di incapace tutte le volte in cui:

a) vi è uno squilibrio nel rapporto tra persona che agisce e persona offesa, tale da impedire a quest’ultima di opporsi;

b) la vittima viene indotta – anche sotto forma di mera richiesta – a compiere atti di disposizione patrimoniale dannosi;

c) si sfrutta lo stato di debolezza e di inferiorità della vittima allo scopo di perseguire un ingiusto profitto per sé o per altri;

d) infine, è riconoscibile, perché valutabile tramite perizia tecnica, lo stato di deficienza psichica in cui versa la vittima.

Potrebbe essere del tutto inutile una difesa volta a far leva sul rapporto personale che lega la vittima con il carnefice da tanti anni. Tale argomento, infatti, anziché evidenziare la buona fede del reo, potrebbe invece essere la riprova della conoscenza dell’altrui stato di infermità psichica.

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