Da oggi quasi tutta Italia zona gialla: che significa

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Autore: Paolo Remer

01 febbraio 2021

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

Scatta il cambio di colore per molte Regioni italiane da lunedì, ma è già allarme assembramenti. Cosa si può fare e cosa no.

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Misure più leggere per parecchie Regioni italiane: da oggi, passano in zona gialla Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Liguria, Friuli, Abruzzo, Marche e Lazio, mentre diventano arancioni Sicilia e Alto Adige e rimangono in questa fascia Sardegna, Puglia e Umbria.

Adesso, nessuna Regione è più in zona rossa; 5 sono arancioni e tutte le altre gialle. Così ha stabilito la nuova ordinanza del ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha sostituito la precedente scaduta domenica 31 gennaio.

Ma è una vittoria a metà: «L’epidemia resta in una fase delicata», dice subito Speranza, sgombrando il campo dalle illusioni. «Zona gialla non significa scampato

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pericolo. Serve ancora la massima prudenza se non vogliamo tornare indietro rispetto ai passi avanti delle ultime settimane».

Il commissario straordinario Domenico Arcuri rincara la dose: «Il virus non è stato sconfitto, non ancora. Se facciamo assembramenti torneremo a misure più dure». Anche il Comitato tecnico scientifico avverte: c’è il pericolo reale che la curva vada fuori controllo. E non aiutano certo le folle che già da ieri, ultimo giorno in arancione, si sono riversate nei centri e nelle piazze di molte città italiane, come Roma e Milano.

La Cabina di regia conferma «la necessità di mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone, evitare tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di

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rimanere a casa il più possibile».

Il virologo Fabrizio Pregliasco avverte: zona gialla non deve essere un «liberi tutti», c’è ancora una presenza del virus, quindi bisogna tenere altissima l’attenzione». «Dobbiamo ripartire ma con cautela. Abbiamo ancora tre o quattro mesi difficili davanti a noi, non dobbiamo abbassare la guardia», precisa l’immunologa Antonella Viola.

Così il ritorno alla normalità è, per ora, solo limitato e parziale. Sono confermate tutte le misure restrittive previste nelle rispettive zone, gialle e arancioni. Vediamo quindi cosa cambia da oggi e cosa si può fare e cosa no.

Resta il coprifuoco, fissato tutti i giorni dalle 22 di sera alle 5 del mattino. In quegli orari, ci si può spostare solo per esigenze lavorative, situazioni di necessità o per motivi di salute, da documentare con l’autocertificazione.

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Rimane l’obbligo di indossare mascherina anche all’aperto, ad eccezione dei bambini sotto ai sei anni, di chi svolge attività sportiva e di chi ha patologie.

Fino al 15 febbraio, è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita tra diverse Regioni come disposto dall’ultimo Dpcm, anche se si trovano in fascia gialla, se non è motivato da esigenze lavorative, motivi di salute o comprovate situazioni di necessità; è sempre fatto salvo il rientro nella propria residenza, domicilio o abitazione.

Nella scuola, da oggi, tornano alle lezioni in presenza – ma solo al 50% alternandosi in classe – gli studenti delle superiori nel Veneto, Friuli Venezia Giulia, Basilicata, Campania, Puglia, Calabria e Sardegna.

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Alle medie ed elementari si procede con la didattica in presenza, ma i bambini con più di sei anni hanno l’obbligo di mascherina. Le università organizzano la didattica d’intesa con le Regioni.

I negozi possono stare aperti tranne quelli nei centri commerciali durante i weekend. Bar e ristoranti nelle zone gialle possono stare aperti dalle 5 alle 18; è consentita la consegna a domicilio, l’asporto è possibile, fermo il divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze. I musei sono aperti solo nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì.

Rimangono ancora chiusi i cinema, i teatri, le palestre e le piscine, le sale da gioco e scommesse, le discoteche e le sale da ballo, le terme e i centri benessere. Chiusi anche gli impianti sciistici fino al 15 febbraio, ma è consentita l’autorizzazione delle autorità regionali, in base alla situazione sanitaria.

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