Caduta in condominio: limiti per il risarcimento

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Autore: Carlos Arija Garcia

24 febbraio 2021

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

Non viene riconosciuto se non si riesce a provare il nesso causale e non ci sono testimonianze che aiutino a ricostruire i fatti.

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Chi cade all’interno di un condominio e subisce un danno non ha diritto al risarcimento se nessuno ha assistito all’episodio, cioè se non ci sono dei testimoni che aiutino a ricostruire i fatti. Lo ha deciso il tribunale di Milano con una recente sentenza.

I giudici meneghini si sono pronunciati sul caso di un uomo che aveva riportato un danno in seguito ad una caduta nel cortile di pertinenza del condominio in cui si trova la sua sede di lavoro: era inciampato «a causa di una buca non visibilmente percepibile» e finito a terra ed aveva riportato delle lesioni per le quali voleva essere risarcito, in base all’articolo 2051 del Codice civile secondo cui ciascuno è responsabile del danno provocato dalle cose che ha in custodia salvo che provi il caso fortuito.

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La vittima di questo incidente pretendeva che l’assicurazione del condominio provvedesse al risarcimento. Il tribunale, però, di fronte all’assenza di testimoni di quanto accaduto, ha respinto la richiesta.

Va ricordato che, secondo la Cassazione [1], «il criterio di imputazione della responsabilità di cui all’articolo 2051 Codice civile ha carattere oggettivo, essendo sufficiente, per la sua configurazione, la dimostrazione da parte dell’attore del nesso di causalità tra la cosa in custodia ed il danno, mentre sul custode grava l’onere della prova liberatoria del caso fortuito, inteso come fattore che, in base ai principi della regolarità o adeguatezza causale, esclude il nesso eziologico tra cosa e danno, ed è comprensivo della condotta incauta della vittima, che assume rilievo ai fini del concorso di responsabilità e deve essere graduata sulla base di un accertamento in ordine alla sua effettiva incidenza causale sull’evento dannoso, che può anche essere esclusiva».

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In pratica, quello che la Suprema Corte fa notare è che chi, come in questo caso, lamenta una lesione provocata da una caduta causata dall’incuria del cortile deve provare che per quella incuria (la «buca non visibilmente percepibile») non è stato possibile evitare l’incidente che ha determinato il danno. Mentre al custode della cosa, cioè al condominio, spetta in parole povere provare che il danno si poteva evitare se la vittima fosse stata un po’ più attenta e che si è trattato di un caso fortuito.

Al giudice, dunque, la decisione su chi dei due può avere ragione in un caso come questo. E il tribunale ha ritenuto che per determinare un risarcimento ci voglia una prova del nesso causale tra le condizioni del cortile del condominio e il danno lamentato dalla persona caduta. Onere che, come stabilito dal Codice civile e ricordato dalla Cassazione, spetta al danneggiato. Senza questa prova e senza alcun testimone che potesse sostenere la tesi della vittima dell’incidente, non è possibile ricostruire la dinamica dei fatti.

In sostanza, se non è possibile dimostrare la responsabilità del condominio, se non si può provare il nesso causale tra lo stato del cortile e le lesioni riportate dopo una caduta e se non c’è un solo testimone in grado di confermare la tesi della vittima dell’incidente, non è possibile riconoscere un risarcimento.

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