Mancato preavviso dimissioni: che succede?

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Autore: Redazione

31 luglio 2021

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Il lavoratore può dimettersi in ogni momento dal posto di lavoro ma deve comunicare il recesso con un congruo anticipo al datore di lavoro.

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Sei dipendente presso un’azienda da oltre dieci anni. Hai ricevuto una nuova proposta di lavoro e hai pochissimo tempo per accettare perché hanno bisogno sin da subito della tua prestazione di lavoro. Ti chiedi che succede in caso di mancato preavviso di dimissioni.

Il lavoratore può decidere in ogni momento di dimettersi da un rapporto di lavoro a tempo indeterminato ma deve comunicare la sua decisione con un certo anticipo per tutelare la posizione del datore di lavoro. In certi casi, tuttavia, non è possibile attendere il decorso del periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo.

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In caso di mancato preavviso dimissioni che succede? Se il dipendente non riesce a rispettare i termini di preavviso previsti dal Ccnl gli verrà applicata una penalizzazione economica sulle competenze di fine rapporto per risarcire il datore di lavoro del danno subito. Ma andiamo per ordine.

Preavviso di dimissioni: cos’è?

Nel nostro ordinamento, non sono ammessi vincoli contrattuali perpetui. Ne deriva che il lavoratore, in un contratto a tempo indeterminato, può decidere in ogni momento di dimettersi, ponendo fine alla relazione contrattuale. Diversamente, se il contratto è a tempo determinato, le parti si sono impegnate a non recedere dal rapporto di lavoro prima dello spirare del termine pattuito e le dimissioni sono, dunque, possibili solo in caso di giusta causa, ovvero, solo se il datore di lavoro pone in essere una condotta gravemente inadempiente che non consente la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto di lavoro.

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La libertà di dimettersi, senza dover indicare la motivazione, non può, tuttavia, tradursi in un danno organizzativo per il datore di lavoro. Per questo, la legge [1] prevede che il dipendente debba rispettare, nell’esercizio delle dimissioni, un congruo periodo di preavviso.

Preavviso di dimissioni: quanto dura?

La durata del preavviso di dimissioni è prevista dal contratto collettivo di settore e, generalmente, non è fissa per tutti i rapporti di lavoro ma dipende da alcuni elementi, come l’anzianità di servizio e il livello di inquadramento del lavoratore. Per verificare quanto tempo prima occorre comunicare le dimissioni al datore di lavoro occorre, dunque, consultare la sezione del Ccnl relativa alla cessazione del rapporto di lavoro e ricavare la durata del preavviso di dimissioni.

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Sempre il Ccnl disciplina la modalità di calcolo del periodo di preavviso prevedendo, in particolare, se i giorni di preavviso debbano essere di calendario o di effettivo lavoro. Occorre, inoltre, tenere presente che alcuni eventi che sopraggiungono durante il preavviso (come malattia, infortunio, gravidanza, puerperio, ferie) ne interrompono il decorso e ne determinano, dunque, il prolungamento nel tempo.

Mancato preavviso di dimissioni: quali conseguenze?

In alcuni casi, il lavoratore non può o non intende rispettare il periodo di preavviso di dimissioni previsto dal Ccnl. Ciò può derivare, innanzitutto, dalla necessità di prendere servizio immediatamente presso il nuovo datore di lavoro. In altri casi, invece, il lavoratore non vuole continuare a lavorare presso l’azienda avendo già comunicato le dimissioni per ragioni di opportunità. Cosa succede in questi casi? Il lavoratore può

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recedere dal rapporto di lavoro in tronco, senza dare alcun preavviso al datore di lavoro, oppure con un preavviso inferiore a quello previsto dal contratto collettivo. In questo caso, tuttavia, il datore di lavoro sarà legittimato a chiedere al dipendente il pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso, pari alla retribuzione che il dipendente avrebbe percepito durante i giorni di preavviso che non sono stati prestati.

Nel calcolo dell’indennità di mancato preavviso deve essere compresa la retribuzione ordinaria percepita dal dipendente nonché la media dei bonus percepiti negli ultimi 36 mesi precedenti alla cessazione del rapporto oppure, se di durata inferiore, durante tutta la relazione di lavoro intercorsa.

Dal punto di vista operativo, generalmente, il datore di lavoro procede a trattenere l’indennità di mancato preavviso dalla busta paga di fine rapporto del dipendente. Se, tuttavia, il credito del lavoratore non fosse abbastanza capiente per la compensazione, il lavoratore dovrebbe procedere a versare la somma al datore di lavoro, pena il recupero coattivo del credito.

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