Tenore di vita dai social: può cambiare il mantenimento?

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Autore: Carlos Arija Garcia

08 aprile 2021

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

Chi dichiara di guadagnare poco ma posta delle foto su Facebook in località di lusso deve aumentare l’importo dell’assegno per i figli.

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«Per esserci bisogna apparire», scrisse il filosofo Umberto Galimberti ne I vizi capitali e i nuovi vizi. E la smania di apparire pur di esserci può giocare qualche brutto scherzo. Soprattutto se in mostra su Facebook o su Instagram si mettono delle cose poco coerenti con la propria dichiarazione dei redditi: la foto di un soggiorno in un posto di lusso o di frequenti vacanze in luoghi anche più modesti ma che, comunque, comportano delle spese. L’immagine dell’auto o della moto appena acquistata, ben al di sopra delle potenziali possibilità dell’acquirente. Le cene al ristorante dove non sempre pagano gli amici. E siccome i social network sono delle piazze aperte ad un numero imprecisato di persone, va a finire che prima o poi ci dà una sbirciata anche la persona più inopportuna, che viene a sapere in questo modo come se la passa colui che piange miseria in tribunale per limare il più possibile l’assegno dei figli.

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Davvero il tenore di vita dai social può cambiare il mantenimento? Secondo una sentenza della Corte d’Appello di Torino è proprio così. L’incoerenza si paga e, quindi, se le denunce dei redditi odorano di marcio, se si afferma di possedere quel tanto che basta per sopravvivere e per rispettare al minimo il mantenimento dei figli e poi sui social si dimostra di avere delle risorse per fare la bella vita, allora l’assegno lievita. Ecco che cosa hanno deciso i giudici.

Mantenimento per i figli: quando è dovuto?

Quando una coppia si separa (che sia stata sposata o abbia avuto una convivenza di fatto) i genitori sono tenuti a contribuire al

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mantenimento dei figli, chi badando a lui in qualità di genitore affidatario e chi mettendo ogni mese la sua parte in termini economici. Quest’ultimo dovrà versare al primo la somma stabilita dal giudice. Quando compie i 18 anni, il figlio può decidere se ricevere direttamente la somma oppure se chiedere che l’assegno venga ancora consegnato al genitore con cui convive.

Oltre all’assegno mensile, il genitore non convivente deve versare a quello affidatario una parte delle spese straordinarie del figlio (il dentista, una gita scolastica, l’acquisto di un motorino per andare al liceo, ecc.). In quest’ultimo caso, però, il genitore affidatario deve consultarsi con quello non convivente, a meno che si tratti di

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spese urgenti legate alla salute o di quelle inevitabili come le tasse universitarie.

Mantenimento per i figli: qual è l’importo?

L’importo dell’assegno di mantenimento per i figli viene calcolato secondo questi parametri:

Nel caso in cui, dopo la prima decisione del giudice, cambiano le condizioni economiche del genitore tenuto a versare l’assegno (la perdita del lavoro, la promozione, una malattia grave, ecc.), l’importo può essere modificato su richiesta al giudice.

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Mantenimento per i figli: se il genitore guadagna di più di quel che dice

Può capitare (come di fatto è capitato nel caso di cui si sono occupati i giudici torinesi) che il genitore non convivente tenuto a versare il mantenimento dei figli presenti in tribunale una dichiarazione dei redditi, per così dire, «rivista al ribasso»; che sostenga, insomma, di guadagnare meno di quello che in realtà porta a casa. Quel tesoretto nascosto gli permetterà un tenore di vita stridente con quanto affermato in sede di separazione. Fino a quando il trucco verrà scoperto.

La sentenza in commento [1] riguarda un padre separato che si è rifatto una vita con un’altra donna dalla quale ha avuto un figlio. Per quelli avuti con la moglie da cui si è separato era stato condannato a versare l’

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assegno di mantenimento, che ora diventa più cospicuo proprio grazie alla «voglia di apparire per esserci» di cui parlava Galimberti.

È successo, infatti, che la nuova compagna non ha esitato a pubblicare sui social network le foto di viaggi, vacanze esotiche, weekend fuori porta, regali costosi e acquisti di lusso. Immagini, insomma, che non mostravano proprio una situazione di difficoltà economica o un tenore di vita piuttosto modesto da parte di chi ha dichiarato un reddito di 24mila euro l’anno.

Tuttavia, il fatto che il padre se la spassi a Saint-Tropez, a Montecarlo o a Capri a bordo di una Porche Cayenne frequentando alberghi di lusso non vuol dire che deve riconoscere ai figli delle cifre da capogiro tramite l’assegno di mantenimento. I giudici hanno stabilito che l’importo deve essere quello necessario per soddisfare le esigenze dei ragazzi, oltre alle spese straordinarie. Ma hanno anche detto che il genitore non è tenuto a mantenere dei vizi. Quelli li può tenere per sé; purché dichiari (e non solo sui social) che se lo può permettere e che, quindi, può aumentare il suo contributo per il mantenimento dei figli. Così facendo, oltretutto, avrà meno noie con il Fisco.

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