Fingere di essere morto è reato?

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Autore: Redazione

05 maggio 2021

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Simulare un suicidio o un omicidio: ecco quali rischi legali si corrono.

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L’idea non è così originale. Il primo ad averla fu Mattia Pascal, il personaggio pirandelliano che inscenò la propria morte solo per cominciare una nuova vita, salvo poi scoprire che i problemi sopravvivono alle persone. Qualcun altro ci ha provato per riscuotere la polizza sulla vita e – secondo le cronache di qualche giornale – c’è anche chi lo ha fatto per verificare la reazione del paese e accertarsi dell’affetto dei propri cari. Un ultimo caso ancora è quello di un tale che si è finto morto per evitare i processi, cosa che però lo ha spinto dalla padella alla brace. Ma cosa rischia chi simula la propria morte?

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Fingere di essere morto è reato? Se i carabinieri dovessero accorgersi della messa in scena potrebbero procedere all’arresto del colpevole? Cerchiamo di capire cosa dice la legge in proposito.

Non esiste una norma che punisca in modo esplicito chi finge di essere morto. Del resto, a fare degli scherzi – anche se di cattivo gusto – non si rischia nulla, a meno che non si produca un danno alla vittima o all’ordine pubblico. Pertanto, se al comportamento di chi simula uno stato di morte si aggiungono ulteriori attività, allora ben può essere che scatti un’incriminazione penale. È il caso di chi, per rendere più evidente il falso, crea tracce dell’omicidio o effettua la contraffazione di documenti di morte; ed è anche il caso di chi finge di essere deceduto per trarre profitto da tale circostanza, inducendo in errore i terzi.

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Facciamo allora qualche esempio pratico. Ipotizziamo che un soggetto finga di essere morto per incassare una rendita assicurativa: siamo dinanzi al reato di truffa. E di truffa si parla anche quando una persona insceni la propria scomparsa per non pagare i creditori e far desistere loro dalle azioni legali.

Immaginiamo poi che una persona finga di essere morta al fine di spacciarsi per il proprio fratello e così trarre in inganno la gente: scatta in questo caso il reato di sostituzione di persona per il quale è prevista la pena della reclusione fino ad un anno.

C’è poi il caso di chi finge di essere stato ucciso. In questo caso, il comportamento è sicuramente vietato, anche se non si intende far ricadere la responsabilità su un soggetto specifico. Il Codice penale prevede infatti il reato di

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simulazione di reato, per il quale è prevista la reclusione da uno a tre anni. La nostra legge punisce chi simula tracce di un reato mai accaduto. In tale ipotesi, la pena della reclusione va da 1 a 3 anni.

Secondo la Cassazione [1], anche fingere di essersi suicidati è reato: in particolare, si tratta del reato di procurato allarme all’autorità, previsto e punito dall’articolo 658 del Codice penale. La norma infatti tutela l’interesse dello Stato all’ordine pubblico, contro tutti i falsi allarmi che distolgono l’autorità dalle ordinarie incombenze. Il reato di falso allarme è configurabile anche quando l’infortunio annunciato sia stato artificiosamente costruito, poiché tale condotta appare comunque idonea ad attivare le procedure predisposte dalle forze dell’ordine per la gestione di emergenze reali.

Insomma, come si può ben vedere, c’è davvero poco spazio per le ipotesi in cui fingersi morti non integra il reato: si tratta di quei (marginali) casi in cui si agisca per fare uno scherzo e, senza allertare le autorità, si riveli poi il fine burlesco dopo poco tempo.

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