Falsa testimonianza: assoluzione

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Autore: Mariano Acquaviva

30 agosto 2021

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

In quali casi si può mentire all’autorità giudiziaria? Il testimone menzognero o reticente commette sempre reato?

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Se il giudice ti chiama innanzi a sé per testimoniare su un fatto che è oggetto di causa, non puoi esimerti dal presentarti e dal rispondere secondo verità. Le menzogne pronunciate dal teste sono infatti perseguibili penalmente, nel senso che costituiscono un reato a tutti gli effetti. Possiamo anzi affermare che questa è una delle rare ipotesi in cui, per legge, mentire è reato. Nonostante ciò, bisogna necessariamente precisare che non ogni tipo di falsità costituisce un illecito, anche se pronunciata davanti all’autorità giudiziaria. In altre parole, è possibile dire bugie al giudice e farla franca, purché però ricorrano alcune condizioni. Con questo articolo vedremo quando è possibile ottenere l’

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assoluzione per falsa testimonianza.

Si può sin da subito anticipare che la legge punisce solamente le menzogne che possano sviare il giudice e indurlo a emettere una sentenza ingiusta. In altre parole, se ti presenti in tribunale in qualità di teste e menti o taci su circostanze che, tutto sommato, sono irrilevanti ai fini del decidere, non commetti alcuna falsa testimonianza, in quanto le tue bugie sono state ininfluenti per la sentenza. Ciò non significa che una falsa testimonianza non possa essere tale se non creduta dal giudice: come vedremo, trattandosi di reato di pericolo, è sufficiente che ci sia il rischio che la falsa testimonianza incida negativamente sul giudizio del magistrato affinché scatti il reato, anche se poi il giudice non dovesse essere tratto in inganno.

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Insomma: la falsa testimonianza scatta anche quando il teste falso, reticente o menzognero non sia riuscito a ingannare il giudice. Non si integra il reato, invece, se le bugie hanno riguardato fatti irrilevanti. Se l’argomento t’interessa, prosegui nella lettura: vedremo quando c’è assoluzione per falsa testimonianza.

Cos’è la falsa testimonianza?

La falsa testimonianza è il reato che commette la persona che, chiamata a deporre in una causa, mente o tace. In altre parole, si tratta del crimine di cui può macchiarsi soltanto colui che assume la

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qualità di testimone.

Il reato consiste nel:

Anche il semplice silenzio, dunque, può essere punito a titolo di falsa testimonianza, se serve a coprire la verità.

Il reato di falsa testimonianza è punito con la pena della reclusione da due a sei anni [1].

Falsa testimonianza: caratteristiche

Affinché si integri il reato di falsa testimonianza è necessario che ricorrano alcune condizioni. Innanzitutto, il teste menzognero o reticente è punito solamente se agisce con dolo, cioè con l’intenzione di mentire e ingannare l’autorità giudiziaria.

Secondo la giurisprudenza, integra il delitto di falsa testimonianza la volontaria divergenza tra la

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deposizione del teste e quanto da lui in realtà percepito dei fatti sui quali è esaminato [2]. Ciò significa che il reato sussiste anche se i fatti, che il testimone dichiara falsamente avvenuti in sua presenza, siano realmente accaduti [3].

In pratica, se il testimone vuole mentire e la sua bugia, per puro caso, corrisponde a verità, egli commette ugualmente il reato di falsa testimonianza.

Ciò perché la falsa testimonianza è un reato di pericolo. Cosa significa? Vuol dire che, per integrarsi, è sufficiente l’idoneità della menzogna o della reticenza a sviare la giustizia. In altre parole, a nulla rileva il grado d’influenza che la bugia avrebbe potuto avere o ha avuto nel procedimento in cui è resa

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[4].

Di conseguenza, si è in presenza del reato di falsa testimonianza anche quando il giudice abbia fermamente negato l’attendibilità della deposizione; è sufficiente la bugia del teste per far scattare il reato, anche se il giudice non ha prestato fede alla menzogna [5].

Falsa testimonianza: come ottenere l’assoluzione?

Finora abbiamo analizzato le caratteristiche del reato di falsa testimonianza e i casi in cui si integra. Vediamo ora quando può essere ottenuta l’assoluzione per falsa testimonianza, cioè quando la persona accusata di aver mentito innanzi all’autorità giudiziaria può discolparsi ed essere dichiarato innocente.

Secondo la Corte di Cassazione, affinché si integri il reato di cui parliamo occorre che le dichiarazioni false o reticenti siano

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pertinenti con l’oggetto del procedimento, cioè con i fatti contestati all’imputato [6]. Solo in questo caso la condotta non sincera del testimone può integrare il reato di falsa testimonianza. Facciamo un esempio.

Tizio, in qualità di testimone, dice al giudice di aver visto Caio intrufolarsi nell’appartamento di Sempronio. Incalzato dal pubblico ministero, Tizio dichiara di aver visto il ladro poiché, in quel momento, si trovava nell’appartamento accanto, di proprietà di Mevia. Alla domanda sul perché si trovasse nell’appartamento di Mevia alle due di notte, Tizio mente e, per non svelare la sua relazione adulterina, dice di essersi trovato lì per caso. In questa circostanza, Tizio, pur mentendo, non commette il reato di falsa testimonianza perché la sua bugia non intralcia la giustizia.

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Insomma: la bugia che non ha alcun potenziale per poter sviare la giustizia non è idonea a integrare il reato di falsa testimonianza il quale, come detto, si commetto solamente se si mente o si tace su circostanze utili al fine del decidere.

Si può ottenere l’assoluzione dall’imputazione per falsa testimonianza anche nel caso in cui la bugia sia stata detta in buona fede. Come detto più sopra, infatti, la falsa testimonianza presuppone il dolo dell’agente, cioè la volontà precisa di mentire.

Di conseguenza, se il testimone pensa di affermare il vero anche se, in realtà, le circostanze che racconta sono errate, non lo si potrà accusare di falsa testimonianza e, in caso di processo a suo carico per questo delitto, lo si dovrà assolvere.

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Infine, non commette falsa testimonianza colui che, chiamato a deporre in un processo, mente per salvare sé stesso dall’accusa di un reato: per legge, infatti, nessun è tenuto ad auto-accusarsi, cioè a dichiararsi spontaneamente responsabile di un reato.

Dunque, il testimone che mente per evitare di essere incriminato di un reato non può rispondere di falsa testimonianza. Insomma: i testimoni possono mentire o rifiutarsi di rispondere qualora dalle risposte alle domande loro poste potrebbe emergere una propria responsabilità penale. Facciamo un esempio.

Tizio assiste a una rissa tra persone che si trovavano da lui per acquistare droga. Per evitare l’accusa di spaccio, può mentire e dire di non aver visto nulla.

Testimonianza falsa: quando non è reato?

In pratica, si può ottenere l’assoluzione dal reato di falsa testimonianza se:

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