Cannabis terapeutica: quando è legale?

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Autore: Mariano Acquaviva

05 settembre 2021

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Sostanze stupefacenti per uso medico: cosa dice la legge in Italia? Quando è possibile assumere i farmaci cannabinoidi e dove si possono comprare?

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In Italia, la legge è molto severa quando si tratta di sostanze stupefacenti. Anche quando il loro utilizzo non costituisce reato, il consumo può essere comunque sanzionato in via amministrativa, salvo casi eccezionali in cui l’uso della droga è legale. Tra queste ipotesi vi rientra anche la marijuana a scopo medico, cioè quella impiegata per alleviare i dolori e, più in generale, le conseguenze di alcune particolari malattie. Con questo articolo vedremo quando la cannabis terapeutica è legale.

Sin da subito, possiamo anticipare un aspetto molto importante: secondo la legge

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[1], chiunque intenda coltivare, produrre, fabbricare, impiegare, importare, esportare, ricevere, commerciare a qualsiasi titolo o comunque detenere per il commercio sostanze stupefacenti o psicotrope, deve munirsi dell’autorizzazione del Governo. Insomma: tutto ciò che ha a che fare con le sostanze stupefacenti è in genere illegale, salvo casi eccezionali.

Come detto, la cannabis terapeutica rientra tra queste poche deroghe. Tuttavia, non bisogna pensare che per qualsiasi malattia si possa assumere tale sostanza, oppure che ci si possa recare liberamente in farmacia per acquistarla oppure prenotarla direttamente in Internet. Anche quando usata per scopi medici, le restrizioni al suo consumo rimangono.

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Quando è legale la cannabis terapeutica? Scopriamolo insieme.

Cannabis: cos’è?

La cannabis è una pianta dalle cui infiorescenze è possibile ricavare una serie di principi attivi, di cui il più importante è quello conosciuto come thc (delta-9-tetraidrocannabinolo), una sostanza psicotropa con diverse proprietà euforizzanti e antidolorifiche.

Il thc agisce sul cervello, influenzando l’attività delle cellule cerebrali. La sostanza viene rapidamente trasferita nel

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sangue e messa in circolo nell’organismo con effetti diversi, la cui durata dipende da svariati fattori che differiscono da individuo a individuo.

Cannabis terapeutica: cos’è?

Si definisce terapeutica la cannabis che è assunta per scopi medici dietro regolare prescrizione.

In pratica, per cannabis terapeutica si intendono i farmaci cannabinoidi, cioè tutte le medicine che contengono alcune delle sostanze presenti nella cannabis.

Cannabis legale e terapeutica: differenza

Quando si parla di cannabis legale si pensa sempre alla cosiddetta marijuana light, cioè a quella a basso contenuto di thc. In Italia, infatti, è possibile assumere cannabis che abbia un thc non superiore allo 0,2%

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.

La cannabis terapeutica è ugualmente legale, ma per scopi ovviamente diversi. Ai fini medici, infatti, è ammesso il consumo di farmaci che contengono thc ben superiore alla soglia dello 0,2%.

Quando si parla di cannabis legale, dunque, bisogna avere in mente la seguente differenza:

Insomma: ai soli fini medici, la cannabis può essere legale anche quando il thc (cioè, la

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sostanza psicoattiva responsabile delle classiche conseguenze della marijuana) supera la soglia consentita dello 0,2%.

Cannabis per uso medico: quando è legale?

In Italia, la cannabis terapeutica è prescritta per curare e gestire i sintomi di molte patologie, tra cui il dolore nella sclerosi multipla o nelle lesioni del midollo spinale, il dolore cronico di origine neuropatica o oncologica, per il glaucoma e per la sindrome di Tourette.

Il farmaco a base di cannabis deve ovviamente essere prescritto dal medico e non può mai essere assunto di propria iniziativa.

Per la precisione, i farmaci a base di cannabis possono essere prescritti da qualsiasi medico abilitato. Tuttavia, se vengono prescritte a carico del Servizio sanitario nazionale (quindi, senza spese per il paziente), a seconda della Regione in cui si è residenti, è possibile che solamente alcuni medici o alcune strutture siano abilitati a tale prescrizione.

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Potrebbero dunque esserci Regioni in cui solo lo specialista e non anche il medico di base può segnare i farmaci cannabinoidi.

In sintesi: la cannabis terapeutica è legale solo se prescritta da un medico abilitato e se acquistata in farmacia.

Cannabis terapeutica: dove comprarla?

L’uso di cannabis terapeutica è legale solo se prescritta dal medico e acquistata in farmacia. Ogni altro tipo di compera sarebbe illecita (ad esempio, in Internet). L’unica cannabis legale è dunque quella venduta attraverso il canale ufficiale delle farmacie.

È legale coltivare cannabis terapeutica?

Il fatto che la cannabis per uso terapeutico sia legale non significa che se ne possa assumere quanta se ne vuole e, soprattutto, che si possano infrangere le altre regole imposte dalla legge.

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Da tanto deriva che coltivare cannabis nel proprio giardino è illegale e costituisce reato. Per legge, infatti, la coltivazione è ammessa solo nelle ipotesi in cui sia autorizzata con espresso provvedimento governativo.

Il fatto che, secondo la Corte di Cassazione [2], una coltivazione minima e rudimentale di poche piantine di marijuana non costituisca reato non significa che la condotta non sia ugualmente illecita, cioè sanzionabile in via amministrativa con il sequestro delle piante.

In Italia, l’unica industria autorizzata a coltivare cannabis medica è quella farmaceutica che abbia ottenuto la speciale autorizzazione dal Governo.

In sintesi: è illegale coltivare cannabis per uso terapeutico

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Cannabis terapeutica: si può guidare?

Secondo il Codice della Strada [3], è vietato porsi alla guida di un mezzo in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope.

Dunque, la legge non punisce a prescindere chiunque si metta alla guida dopo aver fatto uso di marijuana o di qualsiasi altra sostanza stupefacente, bensì sanziona solamente chi è al volante in stato di alterazione dovuta all’assunzione di quelle sostanze.

Ciò significa che chi assume cannabis per uso medico può condurre un veicolo se la sua capacità di guida non sia alterata dal farmaco.

Secondo la legge [4], i soggetti sottoposti a terapie del genere dovrebbero essere esentati dalla guida di veicoli o dallo svolgimento di lavori che richiedono allerta mentale e coordinazione fisica per almeno 24 ore dopo l’ultima somministrazione di cannabis per uso medico.

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