Condominio senza amministratore: come si richiede il codice fiscale?

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Autore: Mariano Acquaviva

20 settembre 2021

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Richiesta di attribuzione del codice fiscale: chi provvede all’adempimento se il condominio è privo di rappresentante legale?

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Il codice fiscale permette allo Stato di identificare in modo univoco una persona, fisica o giuridica che sia. Il codice fiscale, dunque, appartiene non solo ai semplici cittadini ma anche agli enti. Tra questi soggetti rientra anche il condominio, il quale si pone nei confronti dei soggetti che hanno rapporti con esso come una realtà unitaria. Infatti, è noto a tutti che, se si intende agire contro il condominio, è sufficiente chiamare in causa il suo legale rappresentante, cioè l’amministratore, con la conseguenza che l’eventuale sentenza emessa nei suoi riguardi è efficace nei confronti di tutti i condòmini. Con questo articolo ci occuperemo di

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come si richiede il codice fiscale del condominio senza amministratore.

Come anticipato, è l’amministratore a eseguire tutti i compiti che riguardano la vita del condominio. L’amministratore, una volta nominato, è tenuto ad adempiere a una serie di obblighi, in parte imposti dalle delibere assembleari e in parte dettati direttamente dalla legge. Tra questi vi è anche quello di dotare il condominio di un codice fiscale, pena il pagamento di una sanzione economica.

L’adempimento è inderogabile in quanto lo Stato ha necessità di identificare, ai fini fiscali e tributari, anche il condominio. Inoltre, la compagine condominiale deve assolvere a precisi oneri fiscali, come ad esempio versare le ritenute d’acconto sugli importi pagati ai dipendenti. Ciò sarebbe impossibile senza codice fiscale; dunque, come chiederne l’attribuzione in assenza di un legale rappresentante?

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Come si richiede il codice fiscale nel caso di un condominio senza amministratore? Scopriamolo insieme.

Condominio: l’amministratore è obbligatorio?

Può esistere un condominio senza amministratore? La risposta è contenuta direttamente nel Codice civile.

Secondo la legge [1], la nomina di un amministratore è obbligatoria solamente quando i condòmini sono più di otto

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; in questa circostanza, l’assemblea è tenuta a nominare l’amministratore e, se non vi provvede, la nomina è fatta dall’autorità giudiziaria su ricorso di uno o più condomini (o dell’amministratore dimissionario).

Pertanto, nei condomini con almeno nove proprietari occorre obbligatoriamente nominare un amministratore; in tutti gli altri casi, è possibile che l’edificio rimanga senza amministratore.

Attenzione: il numero minimo (nove) che fa scattare l’obbligo di nominare un amministratore è riferito ai proprietari di abitazioni condominiali, non a nove inquilini generici: in altre parole, se in un condominio vivono dieci persone, ma cinque di esse fanno riferimento al nucleo familiare di un solo proprietario, non ci sarà l’obbligo di

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nominare l’amministratore.

La scelta è giustificata dal fatto che nei piccoli condomini non si rende strettamente necessaria la presenza di un amministratore, in quanto i singoli condòmini possono provvedere da soli a gestire le esigenze amministrative.

Codice fiscale: cos’è e a cosa serve?

Il codice fiscale è una sequenza alfanumerica, cioè una successione di cifre e lettere che, messe insieme, formano una sorta di profilo identificativo univoco del contribuente.

Il codice fiscale identifica le persone nei loro rapporti con gli enti e le amministrazioni pubbliche dello Stato italiano: dal codice fiscale, infatti, ogni ente pubblico riesce a risalire all’identità esatta di un individuo.

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Condominio: è obbligatorio il codice fiscale?

Secondo la legge [2], il condominio è obbligato ad avere un codice fiscale.

Per la precisione, pur essendo un ente di gestione sprovvisto di personalità giuridica, il condominio è comunque munito di una titolarità fiscale, con l’attribuzione di un proprio codice fiscale.

L’ente condominiale è assimilabile alle organizzazioni di persone senza personalità giuridica che, secondo la legge, hanno l’obbligo di chiedere l’iscrizione all’anagrafe tributaria, per mezzo dell’attribuzione del relativo numero di codice fiscale.

Condominio: a cosa serve il codice fiscale?

Il codice fiscale è fondamentale per il compimento di alcune operazioni fiscali

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a cui il condominio deve adempiere, come ad esempio:

Condominio senza amministratore: chi chiede il codice fiscale?

Il condominio regolarmente gestito da un amministratore affida a quest’ultimo il compito di chiedere l’attribuzione del codice fiscale. In pratica, l’adempimento è curato dall’amministratore.

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Chi chiede il codice fiscale se il condominio è privo di amministratore? In un caso del genere, la richiesta di attribuzione del codice fiscale deve essere presentata da uno dei condòmini munito di delega da parte dell’assemblea.

L’assemblea condominiale dovrà dunque espressamente incaricare uno dei condòmini affinché si rechi presso l’Agenzia delle Entrate per chiedere l’attribuzione del codice fiscale.

Condominio: come chiedere il codice fiscale?

Come si ottiene il codice fiscale di un condominio? Il delegato dal condominio potrà chiedere il codice fiscale recandosi direttamente presso l’Agenzia delle Entrate presente sul territorio. Qui dovrà consegnare:

Il rilascio del codice fiscale è gratuito e avviene contestualmente alla presentazione dell’istanza.

Nel caso di condominio senza amministratore, la sede legale coincide con l’indirizzo ove si trova l’edificio condominiale.

Condominio senza codice fiscale: cosa succede?

Se non si provvede a richiedere il codice fiscale di un condominio è prevista l’applicazione di una sanzione amministrativa compresa tra un minimo di 100 euro e un massimo di 2.000 euro [3].

La medesima sanzione è prevista anche per l’omessa comunicazione della variazione dei dati inseriti nel modello AA 5/6.

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