Obbligo di derattizzazione nei condomini

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Autore: Carlos Arija Garcia

20 settembre 2021

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

Chi deve pensare alla disinfestazione contro ratti e topi negli spazi comuni dell’edificio? Come vanno distribuite le spese?

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Sbaglia chi crede che un quartiere in centro città, apparentemente curato, sia esente dalla minaccia dei topi. Quelli che in qualche cartone animato degli anni ’70 lo sfortunato gatto chiamava «miserabili roditori» si possono presentare senza preavviso ovunque, nell’edificio che passa inosservato come nel palazzo dall’aspetto signorile. Per questo, in molte città, c’è l’obbligo di derattizzazione nei condomini. Viene imposta dal sindaco, quindi l’amministratore sa che, con una certa frequenza, deve organizzare la campagna di prevenzione contro l’eventuale arrivo di ospiti indesiderati.

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Come funziona l’obbligo di derattizzazione nei condomini? Se l’ordinanza del Comune non c’è, l’amministratore è tenuto ad intervenire comunque? E nel caso in cui si accerti la presenza di topi o ratti in un certo punto del condominio, chi paga? Il proprietario dell’unità immobiliare o della pertinenza interessata? Oppure, a quel punto, si deve fare una disinfestazione che coinvolga, anche dal punto di vista economico, tutti i condòmini? Vediamo cosa dice la legge.

Derattizzazione in condominio: cosa dice la legge?

Non bisogna attendere che sia troppo tardi: trovare due o tre

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topi nel garage del condominio è una cosa risolvibile, ma evitare di trovarli è sicuramente meglio. La legge [1] prevede che vengano fatti regolarmente degli interventi di sanificazione, di pulizia e di derattizzazione condominiale.

La normativa descrive anche quali sono le attività che devono essere fatte negli edifici, vale a dire «quelle che riguardano il complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante l’attività di pulizia e/o di disinfezione e/o di disinfestazione ovvero mediante il controllo e il miglioramento delle condizioni del microclima per quanto riguarda la temperatura, l’umidità e la ventilazione ovvero per quanto riguarda l’illuminazione e il rumore».

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Derattizzazione in condominio: chi se ne deve occupare?

Come detto, può capitare che, per qualche motivo, si trovi un topo in una cantina o in un garage. Non dovrebbe succedere, ma, appunto, può capitare. Non bisogna dimenticare che questi animali sono portatori di malattie anche gravi, come il tifo murino, diffuso dalle zecche e dagli acari che si trovano nei roditori stessi, o la leptospirosi attraverso le feci e le urine. Queste ultime, in particolare, sono portatrici di microrganismi della dissenteria e della rabbia, contaminano le riserve alimentari e danneggiano le infrastrutture.

Significa che il problema non è trovare il topo: il problema è che il topo sia entrato ma non sia stato visto ed abbia, comunque, infestato l’ambiente. Potrebbe, insomma, aver fatto il danno «in incognito».

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È per questo che diventa fondamentale procedere alla regolare derattizzazione obbligatoria in condominio. Chi ci deve pensare? La figura individuata dalla normativa è l’amministratore. Non che debba essere lui ad infilare la tuta bianca, armarsi di prodotti specifici ed eseguire materialmente la disinfestazione, ci mancherebbe. Ma spetta a lui occuparsi delle procedure affinché vengano portate a termine.

Il Codice civile stabilisce che l’amministratore ha il compito di garantire la sicurezza di tutte le aree in comune. Deve, pertanto, affidare periodicamente degli interventi di derattizzazione ad una ditta specializzata per garantirne la perfetta riuscita. A tal proposito, può agire senza convocare l’assemblea del condominio, poiché si tratta di un intervento di manutenzione ordinaria del bene comune. Dovrà, comunque, darne comunicazione in anticipo ai condòmini, affinché sappiano come comportarsi e per evitare che qualcuno (compreso il cane o il gatto di un vicino) venga contaminato da qualche esca messa dalla ditta per

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catturare i topi.

Non basta, però, che l’amministratore chiami la ditta per la disinfestazione e le appalti il lavoro: deve anche accertarsi che l’intervento venga fatto correttamente e che l’operazione possa essere eseguita in maniera ordinata e ben organizzata.

L’amministratore ha un ruolo fondamentale anche per quanto riguarda la prevenzione: per evitare che ratti o topi si installino comodamente nei pressi o all’interno del condominio, l’amministratore deve garantire che vengano tenuti puliti e in ordine piante e giardini e che vengano rispettate tutte le regole che riguardano la raccolta dei rifiuti, altra vera «calamita» per i roditori.

Derattizzazione obbligatoria in condominio: chi paga?

L’amministratore del condominio deve controllare la corretta

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distribuzione della spesa relativa alla derattizzazione obbligatoria.

Secondo il Codice civile [2], la ripartizione avviene in proporzione al valore della proprietà di ciascuno. Nel caso delle unità immobiliari date in affitto, la legge stabilisce che sono interamente a carico dell’inquilino, salvo patto contrario, «le spese relative al servizio di pulizia, al funzionamento e all’ordinaria manutenzione dell’ascensore, alla fornitura dell’acqua, dell’energia elettrica, del riscaldamento e del condizionamento dell’aria, allo spurgo dei pozzi neri e delle latrine, nonché alla fornitura di altri servizi comuni».

Significa che le spese di disinfestazione sono a carico dell’inquilino, essendo la persona che beneficia direttamente di un servizio destinato a migliorare la vivibilità degli spazi comuni e delle porzioni di piano di proprietà esclusiva.

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