Quanti metri di spiaggia libera?

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Autore: Redazione

08 luglio 2021

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Quale proporzione ci deve essere tra i lidi a pagamento e le spiagge libere? Quali sono i diritti e i doveri dei bagnanti?

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Un nostro lettore ci chiede quanti sono i metri di spiaggia libera che lo Stato o la Regione devono garantire a chi non vuol pagare lo stabilimento balneare.

Partiamo dai dati, sicuramente sconfortanti per chi non ha la possibilità economica di permettersi un ombrellone e un lettino a pagamento. Secondo il report pubblicato da Legambiente nel 2019, più del 50% delle spiagge è concesso agli stabilimenti balneari, con percentuali che, a seconda della Regione, variano dal 45 al 70%. Inoltre, il 10% delle spiagge è interdetto alla balneazione per inquinamento. Pertanto, le aree destinate alle

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spiagge libere variano dal 30 al 10%: una percentuale sicuramente irrisoria per chi non vuol pagare il lettino e l’ombrellone.

Ricordiamo tuttavia che la presenza del lido non è di ostacolo per chi vuole semplicemente sostare o transitare sulla battigia o per chi vuole tuffarsi in acqua e fare il bagno. Lo stabilimento, infatti, può solo interdire la sosta sullo spazio della spiaggia ottenuto in concessione a meno che non si paghi il noleggio di un ombrellone.

Quanti metri di spiaggia libera?

Torniamo al quesito iniziale ossia a quanti metri di spiaggia libera

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vanno garantiti ai bagnanti. Il problema del rapporto tra spiagge libere e spiagge a pagamento è di carattere amministrativo, salvo ovviamente illegittime appropriazioni di aree estranee alla concessione da parte degli stabilimenti (nel qual caso basterà semplicemente segnalare l’episodio alla guardia costiera o ai carabinieri).

In verità, in Italia, non esiste una norma che stabilisca una percentuale massima di spiagge in concessione e quanti metri di spiaggia libera debbano essere lasciati. La legge lascia piena autonomia alle Regioni, stabilendo genericamente che gli stabilimenti balneari devono essere intervallati da spiagge libere. Inoltre – dispone sempre la legge – le spiagge libere non possono essere relegate a zone meno suggestive, scomode o ad aree periferiche del litorale come, ad esempio, l’aria attorno agli scogli oppure quella vicino a condotti fognari o a fiumi dove fare il bagno è scomodo, insalubre o l’acqua è più fredda.

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Sempre la normativa impone un’adeguata proporzione tra le spiagge in concessione e le spiagge libere. Come detto, però, tale proporzione non è quantificata dalla legge, sicché sarà il giudice a valutare caso per caso. Chi dunque ritiene che la Regione abbia ecceduto nello sfruttamento economico della spiaggia, prevedendo solo lidi a pagamento oppure relegando le spiagge libere a quelle meno belle o addirittura di impossibile balneazione, dovrà fare un ricorso al Tar, il tribunale amministrativo competente ad annullare i provvedimenti della Pubblica Amministrazione. Ricorso che, ovviamente, sarà a spese del cittadino ed i cui tempi spesso sono dilatati. Dinanzi al Tar bisognerà impugnare il provvedimento della Regione con cui sono state individuate le aree di spiaggia da dare in concessione e contestarlo per violazione della regola dell’«adeguata proporzione tra spiagge libere e spiagge a pagamento».

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Diritto di passaggio

Vediamo ora alcune delle principali regole in materia di spiagge.

Chiunque ha diritto di entrare e attraversare uno stabilimento balneare al fine di arrivare in spiaggia per raggiungere la battigia, il mare o le spiagge libere vicine. Per il semplice passaggio, lo stabilimento non può chiedere un pagamento.

Lo stabilimento può chiedere il pagamento solo a chi usufruisce dei suoi servizi come ombrelloni e sdraio.

Si può stare sulla battigia?

Uno stabilimento non può richiedere il pagamento per chi vuol stare sulla battigia a prendere il sole o a chiacchierare. Si tratta di regola di 5 metri dal mare (in alcuni casi 3).

Se il lido chiede il pagamento per attraversare la sua area o per stare sulla battigia puoi segnalare l’episodio alla guardia costiera o ai carabinieri.

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Giochi e cani in spiaggia

In spiaggia, non si può giocare al pallone, a racchettoni o ad altri giochi che possono in qualche modo creare disturbo.

In gran parte dei casi, non si possono portare animali in spiaggia. Vanno letti eventuali cartelli in proposito collocati all’ingresso dell’arenile. Anche laddove consentito l’ingresso, l’animale non può fare i bisogni sulla spiaggia o in acqua.

Topless

In Italia, nessuna legge impedisce a una donna di togliere il reggiseno in riva al mare, in quanto non si considera più un’offesa alla pubblica decenza. Ci può essere, però, il divieto di girare a seno nudo per le strade di una località balneare.

Bandiera rossa

La bandiera rossa, che indica pericolo di balneazione, non è un divieto ma un consiglio. Chi si tuffa non rischia nulla.

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