Rumore scarico wc
Problemi col bagno: cosa fare se lo sciacquone del water del vicino fa rumore durante la notte?
Chi non ha mai sentito lo scarico del bagno del vicino di casa durante la notte e, subito dopo, si è riaddormentato! Eppure, c’è chi questo rumore non può proprio tollerarlo. Al di là delle condizioni soggettive di chi ha il sonno leggero e, una volta svegliato, ha difficoltà a ritornare nelle braccia di Morfeo, c’è sciacquone e sciacquone. Già, perché se il cassonetto dell’acqua del wc è collocato proprio nel muro adiacente alla testata del proprio letto e la parete è molto sottile, chiunque ne risulterebbe molestato.
In tale ipotesi, come difendersi dal rumore dello scarico del wc
Nel caso di specie, è stata decisiva la perizia espletata dal consulente nominato dal giudice. Essa aveva evidenziato «non solo un notevole superamento della normale tollerabilità ma anche lo spregiudicato uso del bene comune, posto che la cassetta di incasso del water era stata installata nel muro divisorio, avente lo spessore di ventidue centimetri, mentre avrebbe potuto trovare collocazione nel locale bagno».
Cerchiamo allora di comprendere quando il rumore dello scarico del wc – specie se si tratta di «rumore notturno» – va tollerato (ed è quindi ritenuto legittimo dalla legge) e quando invece può essere vietato.
Indice
Soglie rumore scarico wc notturno
Salvo che un regolamento comunale disponga diversamente (cosa piuttosto rara), non esiste una soglia dei rumori per gli sciacquoni dei bagni. La legge (in particolare, l’art. 844 del Codice civile) dice solo che il rumore non deve essere intollerabile. È quindi il giudice a dover valutare caso per caso. Lo farà tenendo conto di una serie di fattori come, ad esempio, la dimensione delle pareti divisorie, l’entità del rumore, la collocazione del bagno e dello stesso immobile (se in una zona silenziosa, come può essere un quartiere di periferia, o rumorosa, come il centro città).
Per maggiori informazioni sull’argomento leggi anche “Scarico del water del vicino rumoroso: che fare?“.
La perizia sul bagno
Di solito, l’indagine sull’entità dei rumori del bagno viene rilasciata a un perito che, nominato dal giudice (è il cosiddetto ctu, ossia il consulente tecnico d’ufficio), effettua un’indagine sui decibel riscontrati e sull’incidenza degli stessi sul riposo delle persone (specie durante le ore notturne).
L’indagine può essere condotta anche dai privati, prima di giungere in giudizio, attraverso la nomina di un esperto che effettui una stima dei rumori e delle possibili soluzioni. Naturalmente, si tratta di un tentativo per risolvere bonariamente la controversia, ma che potrebbe risultare assai utile nel successivo giudizio ai fini della prova dell’illecito.
Cosa fare se il rumore notturno del wc è eccessivo?
Che uno scarico del bagno sia più forte del normale non integra di certo gli estremi del reato di disturbo della quiete pubblica. Non si può quindi denunciare. Il penale scatta infatti solo quando la molestia si rivolge nei confronti della collettività e, dunque, quando a sentire il rumore è un numero indeterminabile di persone. Non è questo il caso dello sciacquone.
La parte interessata dovrà quindi promuovere un giudizio di tipo civile per ottenere una sentenza che ponga fine alla molestia, ad esempio tramite insonorizzazione della parete o attraverso lo spostamento della colonna dell’acqua in un luogo diverso (ad esempio, lontano dalla testata del letto del vicino).
Oltre a ciò, il giudice può anche disporre un risarcimento del danno per chi è stato a lungo molestato nel sonno dall’acqua del water confinante.
Non si può certo impedire al vicino di fare un secondo bagno e di usare la parete divisoria: questo perché i muri dell’edificio – quelli che separano i vari appartamenti – sono “comuni” e, quindi, possono essere usati da tutti i condomini, rispettando i limiti imposti dal Codice civile (non si può alterare la destinazione del muro, non si può creare pregiudizio per la stabilità dell’edificio o una lesione del decoro architettonico).
Il caso dello sciacquone del wc troppo forte
Nel caso deciso dalla Cassazione, una coppia è stata risarcita per i rumori provocati dal bagno utilizzato dalla famiglia che vive nell’appartamento vicino. Evidente, secondo i giudici, la lesione arrecata, di giorno e di notte, al normale svolgimento della vita dell’uomo e della donna tra le mura domestiche.
Come anticipato in apertura, a decidere le sorti del giudizio è stata la particolarità del caso (il secondo bagno era stato realizzato accanto alla camera da letto dei vicini e lo scarico dell’acqua posto proprio nella parete divisoria con il letto degli stessi) e la perizia: il ctu aveva infatti accertato l’intollerabilità dei rumori.
Di conseguenza, i giudici hanno ritenuto che «le immissioni arrecavano disturbo al riposo della coppia anche nelle ore notturne e nelle prime ore del mattino, pregiudicandone la normale qualità della vita in un luogo destinato al riposo».
Ai proprietari del secondo bagno è stata così ordinata «la realizzazione di una serie di opere idonee a ridurre le immissioni». Ne è seguita anche la condanna a risarcire la coppia infastidita: i giudici hanno liquidato il danno in via equitativa in 500 euro l’anno.
Secondo la Cassazione, «le normative tecniche speciali, che prescrivono i livelli di accettabilità delle immissioni, perseguendo esclusivamente interessi pubblici, operano in negativo nei rapporti fra privati e pubblica amministrazione, al fine di assicurare alla collettività il rispetto di livelli minimi di quiete». E difatti, in questa ottica, «la disciplina delle immissioni moleste nei rapporti fra privati» va applicata anche quando «dette immissioni non superino i limiti fissati dalle norme di interesse generale» e il giudizio in ordine alla loro tollerabilità va compiuto secondo il prudente apprezzamento del giudice che tenga conto delle particolarità della situazione concreta».
In sostanza, «la soglia di normale tollerabilità dell’immissione rumorosa non ha carattere assoluto, ma dipende dalla situazione ambientale, dalle caratteristiche della zona e dalle abitudini degli abitanti, tutelando il diritto al riposo, alla serenità e all’equilibrio della mente, nonché alla vivibilità dell’abitazione che il rumore e il frastuono mettono a repentaglio». E «l’accertata esposizione ad immissioni sonore intollerabili può determinare una lesione del diritto al riposo notturno e alla vivibilità della propria abitazione», ricordano i magistrati.
In questa vicenda, si è accertato «il superamento della normale tollerabilità» – 3 decibel in più rispetto agli standard previsti dalla normativa – ed è emerso che «le immissioni sonore erano inevitabili, in relazione alle caratteristiche costruttive del secondo vano bagno, dal momento che lo scarico era stato installato nel muro divisorio ed al confine con la stanza da letto della coppia, e tenuto conto del frequente utilizzo nelle ore notturne».