Mascherina e Green pass: cosa rischia il docente a scuola?

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Autore: Carlos Arija Garcia

24 agosto 2021

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

Il rifiuto del dispositivo di protezione giustifica il licenziamento disciplinare. Senza la certificazione si va incontro alla sospensione senza stipendio.

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Rientro a scuola e ritorno scontato alle polemiche. Resterà l’obbligo della mascherina per gli alunni dai sei anni in su anche quando sono seduti al banco, non solo quando devono spostarsi in aula, nei corridoi, per andare in bagno. Soltanto nella scuola dell’infanzia i bambini saranno esonerati da questo vincolo che, però, dovrà essere rispettato dagli insegnanti. Già, gli insegnanti: cosa rischiano i docenti che non vorranno indossare la mascherina? Può sembrare impossibile che qualcuno se ne infischi di quest’obbligo, eppure non è così: recentemente, il Tribunale di Trento si è visto costretto ad affrontare la questione di fronte al caso di una maestra d’asilo che non voleva mettere il dispositivo di protezione individuale. Risultato: secondo il giudice, ci sono gli estremi per il

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licenziamento disciplinare. A meno che ci sia un certificato medico che attesti l’impossibilità di indossarlo per gravi motivi di salute. Il che, a cascata, pone un’altra questione: l’insegnante può, comunque, lavorare?

Analogo problema si pone con l’obbligo del Green pass. I docenti che hanno rifiutato il vaccino hanno due possibilità: restare a casa oppure farsi un tampone ogni 48 ore per ottenere la certificazione verde che consenta loro di recarsi al lavoro. La seconda sarebbe ammissibile, per quanto possa risultare scomoda per l’insegnante stesso. Verrebbe da dire che è un suo problema. La prima opzione, però, quella di restare a casa, sembra la meno praticabile, poiché costringerebbe i suoi alunni a seguire le lezioni a distanza. Cosa che il ministero dell’Istruzione vuole evitare ad ogni costo nel nuovo anno scolastico: di didattica a distanza ne abbiamo avuta fin troppa. Cosa rischia, dunque, il docente che si presenta

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a scuola senza il Green pass?

Partiamo proprio da qui. Va subito detto che la certificazione è obbligatoria solo per il personale scolastico, che si tratti di personale docente o ausiliario oppure di addetti alla mensa. Quindi, anche impiegati amministrativi, bidelli e chiunque lavori all’interno degli istituti deve esibire il Green pass all’ingresso. Solo il primo giorno o ci sarà un controllo quotidiano? Per ora, è previsto che la certificazione venga mostrata tutti i giorni, anche se si sta lavorando ad un accordo per semplificare le cose.

Chi non ha fatto il vaccino sarà, comunque, obbligato ad avere il Green pass. L’alternativa, come detto prima, è quella di fare un

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tampone ogni 48 ore, tampone che ogni docente o lavoratore della scuola dovrà pagare di tasca sua, a meno che si tratti di persone fragili che non possono essere vaccinate (dietro certificazione del medico, ovviamente). In quest’ultimo caso, si potrà fare il tampone gratuitamente. Ma dovrà essere fatto.

A proposito di controlli: a chi compete verificare che il personale sia munito di Green pass all’ingresso della scuola? Toccherà al preside o a un suo delegato. Nel caso in cui si trovino davanti una persona senza la certificazione verde, dovranno impedirle l’ingresso nella struttura. Ma non finisce qui: il docente o il lavoratore sprovvisto del Green pass dovrà provvedere a

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farlo entro quattro giorni. In caso contrario, verrà sospeso dall’incarico e resterà senza stipendio. Quindi, dal quinto giorno di assenza, subentrerà un supplente. Il Governo vuole salvare così capra e cavoli: chi non ha il Green pass rimarrà a casa e gli alunni non saranno costretti alla didattica a distanza.

E veniamo alla mascherina. Come accennato, è obbligatoria sia per il personale scolastico sia per gli alunni che hanno compiuto almeno sei anni e dovrà essere indossata sempre ed in ogni luogo della scuola, tranne, ovviamente, quando si è seduti al tavolo in mensa a mangiare. La scuola distribuirà anche quest’anno i dispositivi al personale e agli studenti. Per quanto riguarda i genitori, non potranno accedere alla struttura, se non in caso di assoluta necessità. Potranno accompagnare i figli fino alla porta e dovranno fare online i

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colloqui con gli insegnanti.

Cosa rischia il lavoratore che non indossa la mascherina? Secondo una recente sentenza del Tribunale di Trento (che trovi in fondo a questo articolo) [1], un tale rifiuto legittima il licenziamento disciplinare. Per il giudice, infatti, l’unico motivo per cui è possibile lavorare senza la mascherina è un problema di salute certificato dal medico curante. Senza tale attestato, non c’è alcuna ragione che giustifichi il rifiuto del dispositivo. Inoltre, sottolinea ancora il tribunale, già in passato, la Cassazione ha sostenuto che il persistente rifiuto da parte del lavoratore di indossare un dispositivo di protezione individuale obbligatorio giustifica la sanzione del licenziamento [2].

Il punto – spiega il giudice trentino – è che di fronte alla portata della pandemia in corso e alla normativa che ha imposto l’obbligo di indossare la mascherina a scuola, si ritiene che il rifiuto di tale precauzione sia grave da un punto di vista oggettivo (considerando la delicatezza delle mansioni) come anche da un punto di vista soggettivo, poiché vengono anteposte all’interesse generale le proprie convinzioni personali che non trovano fondamento in conoscenze scientifiche comprovate.

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