Pin e Puk della Carta d’identità: a che servono?

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Autore: Carlos Arija Garcia

20 dicembre 2021

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

Come vengono utilizzati i codici rilasciati dal Comune con il documento elettronico? Quando ci può essere un blocco definitivo della Cie?

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Siamo abituati ad associare le sigle Pin e Puk alle schede Sim dei telefonini o alla tessera Bancomat. Eppure, anche la Carta d’identità elettronica (la cosiddetta Cie) è dotata, tra le altre cose, di questi due codici necessari per l’accesso ai servizi della Pubblica Amministrazione con questo documento. Si tratta di un metodo alternativo allo Spid e alla Carta nazionale dei servizi per dialogare con la «Cosa pubblica», ottenere certificati, pagare delle tasse o dei contributi previdenziali, ecc. Ma, nel dettaglio, Pin e Puk della carta d’identità a che servono?

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E come si ottengono i codici Pin e Puk della Cie, cioè della Carta d’identità elettronica?

Il concetto è praticamente lo stesso che già conosciamo per le Sim dei cellulari: uno dei due codici consente l’accesso vero e proprio ai servizi digitali, l’altro è una sorta di chiave di scorta da usare nel caso in cui non si ricordi più qual è quella principale, cioè – fuor di metafora – quando il documento elettronico si blocca perché è stato immesso per tre volte consecutive un codice errato. Vediamo come utilizzare la carta d’identità elettronica per entrare nei portali Internet della Pubblica Amministrazione e a che cosa servono Pin e Puk sul documento di identità «2.0».

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Servizi online dell’Amministrazione pubblica: addio alle credenziali

Da tempo ormai le vecchie credenziali per entrare nei portali di Inps, Inail, Agenzia delle Entrate o anche degli Enti locali sono via via sparite. Niente più login e password, stop al sistema tradizionale. Oggi, per ottenere un certificato, pagare una tassa al Fisco, consultare il proprio cassetto previdenziale e quant’altro si deve utilizzare uno di questi tre strumenti:

Carta d’identità elettronica: cosa contiene?

Insieme alla nuova patente di guida, la

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Carta d’identità elettronica è stata una delle rivoluzioni degli ultimi anni, anche a beneficio di chi non sapeva in quale tasca portare i documenti cartacei senza sciuparli. Oggi, questo pezzo di plastica in policarbonato dalle dimensioni di una carta di credito o di un Bancomat può essere infilato ovunque nel portafoglio ed offre enormi vantaggi per comunicare con la Pubblica Amministrazione.

La prima cosa che si nota è la foto stampata a laser e i dati del titolare del documento, protetti con elementi e tecniche anticontraffazione, come ologrammi ed inchiostri particolari.

E poi l’occhio cade sul microchip contactless, sul modello di quello inserito nelle più innovative carte di credito. Dentro sono salvati:

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Il contenuto del microchip può essere letto dalle autorità di controllo anche attraverso il codice numerico visibile nella parte anteriore del documento, in basso a destra.

Nel retro della Carta d’identità elettronica si trovano altri elementi digitali come il codice fiscale del titolare in formato barcode (codice a barre) oppure le informazioni del cittadino leggibili con un particolare strumento ottico.

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L’accesso ai servizi digitali con il codice Pin

Quello che abbiamo chiamato prima «un pezzo di plastica in policarbonato» è un vero e proprio passo avanti nel rapporto tra il cittadino e la Pubblica Amministrazione. Non è più, come una volta, un semplice documento per identificarsi quando le forze dell’ordine lo richiedono, per partecipare ad un concorso, per acquistare la Sim del telefonino. Oggi, la Carta d’identità elettronica è uno strumento in grado di consentire l’accesso del titolare ai servizi online della Pubblica Amministrazione e di alcune aziende, così come si fa con lo Spid o con la Carta nazionale dei servizi.

Ciò è possibile grazie al microchip incorporato alla tessera nel quale è contenuto il

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codice Pin. Si tratta di un sistema di identificazione creato con la stessa precisa logica dei Pin del Bancomat o della scheda telefonica. Il codice viene fornito dal Comune in due momenti, così come succedeva una volta, ad esempio, con la password dell’Inps.

In pratica, la prima metà del Pin viene consegnata al momento della richiesta della Carta d’identità elettronica all’ufficio anagrafe. L’altra metà del codice è riportata nella lettera d’accompagnamento inserita nella busta che arriva a casa per raccomandata con cui il cittadino riceve la Cie. Il titolare del documento non dovrà fare altro che mettere insieme le due metà del codice per poter accedere ai portali dell’Amministrazione pubblica cliccando su «

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Entra con Cie», oppure utilizzando l’apposito software con il browser del computer (Internet Explorer, Chrome, Firefox, Opera ecc.). Anche in questo caso, cioè usando il software Cie, verrà richiesto il codice Pin. L’applicazione è scaricabile per i vari sistemi operativi presso il sito del ministero dell’Interno dedicato alla Carta d’identità elettronica: (cartaidentita.interno.gov.it/identificazione-digitale/software-cie/).

Carta identità elettronica: il codice Puk

Anche nella Carta d’identità elettronica il codice Pin ha un suo alter ego, una specie di «piano B» per quando non si ricorda bene il primo o non viene digitato correttamente per tre volte consecutive. Si tratta del codice Puk (Personal Unblocking Code), che consente di sbloccare il sistema attraverso il software Cie oppure tramite l’app Cie Id per smartphone ed, eventualmente, di generare un nuovo Pin.

Bisogna, comunque, stare molto attenti perché troppe inesattezze o dimenticanze possono causare un blocco definitivo ed irreversibile della Carta d’identità elettronica. Può succedere se ci sono dieci tentativi errati di immissione del Puk durante la procedura di sblocco.

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