Contratto rimasto in bozza: l’avvocato va pagato?
Il legale può chiedere il compenso per l’attività stragiudiziale svolta che non è andata a buon fine, come un contratto redatto ma poi non stipulato?
Capita spesso che i clienti si rivolgano ad un avvocato non per intraprendere una causa, ma affidandogli l’incarico di redigere un contratto o un altro tipo di scrittura privata per regolare i loro affari e interessi. L’impostazione è buona: un contratto ben fatto previene molte controversie. Il legale interviene, si fa spiegare la faccenda, acquisisce ed esamina i vari atti e documenti necessari per inquadrare la questione e si mette a scrivere un contratto completo di tutte le clausole utili a regolamentare ogni ipotesi che potrebbe verificarsi. Alla fine, il lavoro è pronto per la consegna, ma il cliente dice che non gli serve più: ci ha ripensato, l’affare non è andato in porto o ha risolto la sua vicenda in altre maniere. Il professionista, però, ha espletato il suo incarico e pretende il suo compenso, a prescindere dall’esito. Se il
Da un lato si potrebbe obiettare che il suo lavoro è rimasto inutilizzato e l’opera intellettuale, per quanto pregevole possa essere stata, in concreto non è servita a nulla; nella prospettiva del cliente, quel contratto rimane lettera morta e vale quanto la carta straccia. Dall’altro lato, però, bisogna considerare che l’avvocato ha diritto a ricevere l’onorario previsto anche per le attività stragiudiziali, ossia quelle svolte all’esterno dei tribunali e al di fuori di una causa già in corso o da avviare. Anzi, gli avvocati ben sanno che in molti casi le attività stragiudiziali sono impegnative quanto quelle giudiziali, se non di più, perché richiedono un impegno e uno sforzo maggiore per addivenire a una soluzione non contenziosa, ma comunque proficua per gli interessi della parte assistita.
In effetti, un Decreto ministeriale regolamenta gli onorari spettanti agli avvocati anche per le attività stragiudiziali, ma la norma è equivoca perché contempla l’ipotesi della redazione integrale di un contratto, alla quale sia seguita l’effettiva stipula. La Corte di Cassazione, con una nuova ordinanza [1], è intervenuta per dirimere questo importante punto ed ha affermato che anche se il contratto è rimasto in bozza l’avvocato va pagato. Vediamo perché e come funziona il meccanismo del pagamento del compenso in questi frequenti casi.
Indice
Attività stragiudiziali dell’avvocato: cosa sono?
Le
Le attività stragiudiziali sono molteplici: vanno dalle lettere di comunicazione interlocutoria o di diffida legale inviata alla controparte per qualsiasi motivo (condominio, proprietà, rapporti di vicinato, risarcimento danni, ecc.) alle trattative per il recupero di crediti o per la definizione di debiti con saldo e stralcio senza dover arrivare alle procedure esecutive di recupero coattivo.
Le attività stragiudiziali sono spesso utili per prevenire ed evitare una lunga e tortuosa causa giudiziaria dall’esito incerto; consentono di raggiungere un
Pagamento compenso avvocato per attività stragiudiziale
Al momento del conferimento dell’incarico da parte del cliente, per qualsiasi attività giudiziale o stragiudiziale – dunque, anche per la redazione di una lettera o di un contratto – l’avvocato ha l’obbligo
Se l’avvocato non fornisce il preventivo è passibile di sanzioni disciplinari. Il contratto con il cliente resta valido ma l’ammontare dei compensi verrà determinato in base ai
Contratto non stipulato: spetta il compenso all’avvocato?
La nuova ordinanza della Cassazione che ti abbiamo anticipato all’inizio [1] afferma che spetta il compenso all’avvocato che ha assistito il cliente nella redazione di un contratto, anche se poi esso non è stato stipulato. La Suprema Corte ha ritenuto che la redazione di un contratto costituisce un’attività distinta dalla sua successiva stipula, come emerge dal Decreto ministeriale secondo cui «l’onorario è dovuto una sola volta anche in caso di redazione e successiva
Già nel recente passato, la Corte di Cassazione [4] aveva affermato che l’avvocato ha diritto di essere pagato per l’attività stragiudiziale svolta, anche se le trattative erano fallite e non avevano portato a una soluzione: vale il fatto, incontestabile, che il professionista ha comunque prestato la sua assistenza legale in favore del cliente. Questo principio opera anche nel caso in cui l’attività stragiudiziale venga seguita, e superata, da una successiva attività giudiziale curata dallo stesso avvocato: le prestazioni già svolte in precedenza non vengono assorbite, a meno che non risultino – come afferma la Suprema Corte – «connesse e complementari con quelle giudiziali, sì da costituirne il naturale completamento».