Violenza sessuale con abuso di inferiorità psichica
Atti sessuali compiuti approfittando delle condizioni di vulnerabilità della persona offesa al momento del fatto: quando scatta il reato?
Per la legge italiana lo stupro non necessita obbligatoriamente dell’uso della forza fisica. In altre parole, si può avere una violenza sessuale anche senza atteggiamenti brutali o aggressivi, ma semplicemente approfittando della particolare condizione di debolezza della vittima. In tema di violenza sessuale, quando c’è abuso delle condizioni di inferiorità psichica?
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ricordato che l’abuso si verifica quando le condizioni di inferiorità sono strumentalizzate per accedere alla sfera intima della sessualità della vittima che, a causa della sua particolare vulnerabilità, è utilizzata quale mezzo per soddisfare le voglie sessuali del colpevole. Approfondiamo l’argomento, spiegando cos’è la
Indice
Quando c’è violenza sessuale?
La violenza sessuale è il reato che commette chi costringe un’altra persona a compiere o subire atti sessuali [1].
Per “atti sessuali” non si intende soltanto il rapporto sessuale completo (la congiunzione carnale, per intenderci), ma qualsiasi coinvolgimento di parti del corpo definibili come “zone erogene”. Sono erogene quelle parti capaci di stimolare l’istinto sessuale (organi genitali, cosce, labbra, collo, seno, sedere ecc.).
Dunque, sono stupro tutti i toccamenti, palpeggiamenti
Stupro: c’è bisogno della violenza?
Come anticipato in premessa, per commettere uno stupro non occorre obbligatoriamente che gli atti sessuali siano imposti con la forza o con la minaccia: il reato si compie anche quando ci si approfitta della particolare condizione di inferiorità della vittima.
È la stessa legge a specificare che è soggetto alla stessa pena prevista per chi usa violenza o minaccia anche colui che, per soddisfare i propri desideri sessuali, abusa delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto.
Quando c’è abuso di inferiorità psichica?
L’
Ad esempio, secondo la Corte di Cassazione [2], scatta la violenza sessuale con abuso dell’inferiorità psichica della vittima per il sedicente santone che induce le vittime ad avere rapporti, anche di gruppo, convincendole che così si sarebbero liberate dal malocchio. Ciò perché il reato di violenza sessuale abusando dell’altrui condizione di inferiorità psichica è integrato da una persuasione subdola che spinge la persona offesa ad aderire ad atti sessuali che diversamente non avrebbe compiuto.
La fattispecie si configura anche quando l’agente approfitta del fatto che la vittima è molto suggestionabile perché ha credenze esoteriche che si innestano su situazioni di debolezza psichica, culturale o sociale.
Nelle condizioni d’inferiorità rientrano non solo le patologie mentali ma anche le circostanze che mettono la vittima in una posizione particolarmente vulnerabile: ad esempio, un limitato processo evolutivo, sul piano mentale o culturale, oppure la minore età accompagnata da una situazione individuale e familiare che rendono la persona offesa particolarmente esposta alle richieste dell’agente.
Secondo una recente sentenza della Suprema Corte [3], sussiste il reato di violenza sessuale per abuso delle condizioni di inferiorità psichica se la vittima, seppur maggiorenne e capace di muoversi autonomamente, presenta una palese
Nel caso di specie, un uomo, sfruttando il deficit cognitivo della vittima, fingeva un reale interesse affettivo con ripetuti contatti a mezzo Facebook al fine di acquisire sempre maggiore intimità, facendosi inviare foto di nudo ed ottenendo appuntamenti durante i quali aveva convinto la persona offesa a compiere atti sessuali.
Secondo la Corte di Cassazione non ci sono dubbi: in tema di violenza sessuale su persona che si trova in stato di inferiorità fisica o psichica, l’induzione a compiere o a subire atti sessuali si realizza quando, con un comportamento di persuasione sottile e subdola, l’agente spinge, istiga o convince la vittima ad aderire ad atti sessuali che, diversamente, non avrebbe compiuto.
Tale condotta si distingue nettamente dalla fattispecie di violenza sessuale mediante violenza o minaccia, in quanto l’abuso dell’inferiorità è caratterizzata dall’induzione che si realizza quando, con un’opera di persuasione, l’agente spinge o istiga il soggetto che versi nella ricordata condizione di debolezza ad aderire ad atti sessuali che, altrimenti, non avrebbe compiuto.
L’induzione, dunque, rappresenta una vera e propria sopraffazione nei confronti della vittima, la quale non aderisce all’atto perché convinta, ma soggiace al volere del soggetto attivo, ridotta a strumento di soddisfazione delle sue voglie.
Quanto all’abuso, è stato ribadito che lo stesso consiste nel doloso sfruttamento delle condizioni di menomazione della vittima, che viene strumentalizzata con l’obiettivo di accedere alla sua sfera intima a fini di soddisfacimento degli impulsi sessuali.
Per ulteriori sentenze in materia, si legga l’articolo Violenza sessuale abuso condizioni inferiorità: ultime sentenze.