Diritti dello studente: voti ed interrogazioni
Quanti compiti servono ad esprimere un giudizio valido? Come contestare la valutazione di un docente che si ritiene ingiusta?
Spesso, i ragazzi vengono accusati di volere solo dei diritti e mai dei doveri. Al di là del luogo comune, quel che è giusto è giusto e, per esempio, in ambito scolastico è normale che vengano rivendicati e difesi i diritti dello studente. Voti ed interrogazioni sono gli elementi che sollevano più facilmente dei conflitti tra alunni e docenti, soprattutto quando si cammina sul filo della sufficienza o si è convinti di meritare una valutazione più alta di quella ottenuta. Per non parlare del calendario delle verifiche, spesso giudicato troppo stressante dagli stessi studenti. Insomma, se c’è una frase che si sente ogni giorno in un’aula di scuola è «non è giusto».
Quali sono allora i diritti dello studente su voti e interrogazioni? Uno, ad esempio, dice che lo studente può contestare un voto che non condivide. Ma fino a che punto? Un altro garantisce allo studente la non punibilità per essere assente ad un’interrogazione, ma a quali condizioni? E ancora, è diritto dello studente svolgere un «congruo» numero di interrogazioni. Ma c’è un numero preciso? Quand’è che il prof esagera con le verifiche e quando lo studente, invece, si lamenta per vizio? Vediamo.
Indice
Diritti dello studente: quando si possono contestare i voti?
Secondo la legge, ma solo a priori,
In quest’ultimo caso, quindi, il parere soggettivo del docente, almeno in teoria, non può essere messo in discussione. A meno che sbagli, in modo involontario o di proposito, a correggere un errore. Quindi,
Oltre all’eventuale «errore umano» del professore nel correggere un compito (che si risolve facilmente parlandone insieme con assoluta serenità) ci sono altri casi in cui l’alunno la può spuntare. I diritti dello studente prevedono che il ragazzo possa pretendere qualcosa:
- quando è penalizzato dal voto per un’assenza giustificata ad un’interrogazione o ad un compito in classe, in particolare se non erano in programma: il docente dovrebbe chiedere all’alunno di svolgere una prova suppletiva e trovare il tempo nell’organizzazione della sua classe per farla, altrimenti rischia di avere un atteggiamento indiscriminatamente punitivo, se non addirittura illecito;
- quando il voto è frutto di un numero troppo basso di interrogazioni o viene espresso dopo un quadrimestre rispetto alla data in cui si è svolta la prova.
Secondo quanto previsto dalla normativa e dai diritti dello studente, il docente è tenuto a:
- rispettare leggi e disposizioni in qualità di pubblico dipendente, agendo nell’interesse e nel rispetto dei diritti delle altre persone;
- esprimere il proprio giudizio puntando alle capacità di apprendimento dell’alunno e non soltanto a sottolineare i suoi difetti;
- esprimere un giudizio motivato oltre al voto numerico, ad esempio per spiegare perché un voto è insufficiente o appena sufficiente ma senza esprimere dei giudizi personali sull’alunno;
- valutare, al fine di stabilire la media dei voti scolastici di uno studente, dei fattori obiettivi (il numero di voti positivi o negativi) che avranno un risultato matematico e dei fattori soggettivi: se l’alunno ha sempre fatto o meno i compiti a casa in modo costante e soddisfacente, se è sempre stato presente alle lezioni, se ha dimostrato di voler migliorare e superare le proprie lacune, se ha accettato di partecipare a delle lezioni di recupero, ecc.
Diritti dello studente: quante interrogazioni si possono fare?
Non è semplice stabilire un
Dobbiamo risalire addirittura ad un Regio Decreto del 1925, tuttora in vigore. Su quelle pagine, ormai probabilmente ingiallite, c’è scritto che deve essere fatto «un congruo numero di interrogazioni e scritti corretti e classificati».
Parlare di «congruo numero» significa che una sola interrogazione non basta ad esprimere un voto sull’andamento dello studente. Ma non c’è scritta una cifra esatta. Resta, pertanto, a discrezione del Collegio docente.
Quello che, invece, non è opinabile è il fatto che gli elaborati degli studenti devono essere
Infine, i compiti o le verifiche dell’alunno devono essere «classificati»: significa che quelli senza voto o senza un giudizio che permetta di capire la qualità dell’elaborato non sono da tenere in considerazione.
È un diritto dello studente contestare un voto perché sospetta di non avere sostenuto un «congruo numero» di interrogazioni: così hanno stabilito la giurisprudenza in più di un’occasione e, a ruota, il Tar del Piemonte [2].
Diritti dello studente: come contestare il voto?
Lo studente che non è convinto di avere ricevuto un
Se l’alunno fosse convinto (e ne avesse le prove, però) che il docente ha operato in mala fede, è diritto dello studente fargli causa in un tribunale ordinario. Converrà, in questo caso, portare davanti al giudice la testimonianza di qualche compagno di classe a supporto delle proprie ragioni.