Diritti dello studente: voti ed interrogazioni

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Autore: Carlos Arija Garcia

29 gennaio 2022

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

Quanti compiti servono ad esprimere un giudizio valido? Come contestare la valutazione di un docente che si ritiene ingiusta?

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Spesso, i ragazzi vengono accusati di volere solo dei diritti e mai dei doveri. Al di là del luogo comune, quel che è giusto è giusto e, per esempio, in ambito scolastico è normale che vengano rivendicati e difesi i diritti dello studente. Voti ed interrogazioni sono gli elementi che sollevano più facilmente dei conflitti tra alunni e docenti, soprattutto quando si cammina sul filo della sufficienza o si è convinti di meritare una valutazione più alta di quella ottenuta. Per non parlare del calendario delle verifiche, spesso giudicato troppo stressante dagli stessi studenti. Insomma, se c’è una frase che si sente ogni giorno in un’aula di scuola è «non è giusto».

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Quali sono allora i diritti dello studente su voti e interrogazioni? Uno, ad esempio, dice che lo studente può contestare un voto che non condivide. Ma fino a che punto? Un altro garantisce allo studente la non punibilità per essere assente ad un’interrogazione, ma a quali condizioni? E ancora, è diritto dello studente svolgere un «congruo» numero di interrogazioni. Ma c’è un numero preciso? Quand’è che il prof esagera con le verifiche e quando lo studente, invece, si lamenta per vizio? Vediamo.

Diritti dello studente: quando si possono contestare i voti?

Secondo la legge, ma solo a priori,

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il docente ha sempre ragione quando assegna un voto ad uno studente per un compito o un’interrogazione. Questo perché un decreto presidenziale [1] gli riconosce la capacità di valutazione come forma di autonomia professionale. Insomma, ci sono dei casi in cui un voto non può essere soggettivo (può succedere, ad esempio in matematica proprio perché «non è un’opinione») e ci sono delle materie in cui un professore può ritenere che l’alunno avrebbe potuto approfondire di più gli argomenti, come ad esempio la storia, le scienze o la filosofia.

In quest’ultimo caso, quindi, il parere soggettivo del docente, almeno in teoria, non può essere messo in discussione. A meno che sbagli, in modo involontario o di proposito, a correggere un errore. Quindi,

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quando è possibile contestare un voto?

Oltre all’eventuale «errore umano» del professore nel correggere un compito (che si risolve facilmente parlandone insieme con assoluta serenità) ci sono altri casi in cui l’alunno la può spuntare. I diritti dello studente prevedono che il ragazzo possa pretendere qualcosa:

Secondo quanto previsto dalla normativa e dai diritti dello studente, il docente è tenuto a:

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Diritti dello studente: quante interrogazioni si possono fare?

Non è semplice stabilire un

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numero preciso di interrogazioni a scuola che sia sufficiente a poter esprimere una valutazione giusta sulla preparazione dello studente. E, purtroppo, la legge non aiuta molto in questo senso.

Dobbiamo risalire addirittura ad un Regio Decreto del 1925, tuttora in vigore. Su quelle pagine, ormai probabilmente ingiallite, c’è scritto che deve essere fatto «un congruo numero di interrogazioni e scritti corretti e classificati».

Parlare di «congruo numero» significa che una sola interrogazione non basta ad esprimere un voto sull’andamento dello studente. Ma non c’è scritta una cifra esatta. Resta, pertanto, a discrezione del Collegio docente.

Quello che, invece, non è opinabile è il fatto che gli elaborati degli studenti devono essere

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corretti entro il termine del quadrimestre, altrimenti la valutazione espressa su quelle prove non può essere tenuta in considerazione per fare una media.

Infine, i compiti o le verifiche dell’alunno devono essere «classificati»: significa che quelli senza voto o senza un giudizio che permetta di capire la qualità dell’elaborato non sono da tenere in considerazione.

È un diritto dello studente contestare un voto perché sospetta di non avere sostenuto un «congruo numero» di interrogazioni: così hanno stabilito la giurisprudenza in più di un’occasione e, a ruota, il Tar del Piemonte [2].

Diritti dello studente: come contestare il voto?

Lo studente che non è convinto di avere ricevuto un

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voto giusto sia per la valutazione del contenuto del compito o dell’interrogazione sia perché, secondo lui, non è stato interpellato un numero «congruo» di volte, può contestarlo partendo da un colloquio con lo stesso professore, per avere delle spiegazioni. Se il risultato del colloquio non fosse soddisfacente, può rivolgersi al dirigente scolastico. Se nemmeno in questo caso si ottenesse la risposta desiderata, occorrerà bussare alla porta del Tribunale amministrativo regionale (il Tar) di competenza per territorio. Nel caso in cui i giudici amministrativi ritenessero che l’operato del docente non è stato corretto, il professore rischierebbe un procedimento disciplinare dopo l’opportuna indagine interna alla scuola.

Se l’alunno fosse convinto (e ne avesse le prove, però) che il docente ha operato in mala fede, è diritto dello studente fargli causa in un tribunale ordinario. Converrà, in questo caso, portare davanti al giudice la testimonianza di qualche compagno di classe a supporto delle proprie ragioni.

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