Stop alle cause senza pagamento del contributo unificato
La nuova legge di Bilancio introduce il divieto di iscrizione a ruolo in caso di omesso o insufficiente versamento. Protestano gli avvocati.
La tassa per l’accesso alla giustizia, ufficialmente nota come contributo unificato, sarà rafforzata con una nuova misura introdotta nella bozza della legge di Bilancio in discussione al Senato [1]: la causa non potrà essere iscritta a ruolo se non si paga prima l’intero importo dovuto.
La norma in arrivo modifica il Testo unico sulle spese di giustizia [2] disponendo che: «In caso di omesso pagamento del contributo unificato, ovvero nel caso in cui l’importo versato non è corrispondente al valore della causa dichiarato dalla parte
Le cancellerie, quindi, dovranno rifiutare di iscrivere la causa a ruolo in tutti i casi in cui il pagamento manca o è stato effettuato solo in parte. La verifica sarà compiuta in base al valore della lite, che viene dichiarato dalla parte nell’atto introduttivo del giudizio; ad ogni cifra corrisponde un importo del contributo unificato da versare, secondo lo scaglione in cui rientra (si va da 43 euro per le liti di valore minimo a migliaia di euro per le cause di elevato valore).
Finora, il contributo unificato non pagato
Gli avvocati stanno protestando contro questa nuova norma: «L’accesso alla giurisdizione deve essere assicurato a tutti, senza discriminazioni di censo e senza che l’entità dei costi costituisca elemento dissuasivo – spiega Giovanni Malinconico, coordinatore dell’Ocf (l’Organismo congressuale forense) che ha indetto un’assemblea straordinaria. L’obiettivo evidente della riforma voluta dal Governo è, evidentemente, quello di combattere l’
Ma gli avvocati temono fortemente che ciò possa diventare un pretesto per colpire i cittadini che chiedono l’accesso alla giustizia, punendo con una decadenza anche i semplici errori o disguidi. Così le associazioni forensi sono pronte a dare battaglia per far revocare il provvedimento: il presidente del Movimento Forense, Antonino Lumia, parla di «disposizione abnorme, che lede i diritti costituzionali e si inserisce in un costante percorso di disarticolazione del ‘sistema Giustizia’, che sta portando la tutela dei diritti a cedere all’interesse economico». E c’è anche chi parla apertamente di incostituzionalità della norma, richiamando alcune pronunce della Corte Costituzionale [4], per aperto contrasto con il diritto di difesa, che non può essere ostacolato o impedito da un funzionario di cancelleria che riscontri il mancato versamento del contributo unificato.