Bolletta sbagliata: cosa fare

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Autore: Redazione

28 novembre 2021

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Se si è convinti di aver ricevuto una bolletta sbagliata della luce, del gas o dell’acqua, si può procedere a un reclamo scritto e al tentativo di conciliazione. La prova del corretto funzionamento spetta all’ente gestore del servizio.

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Se la bolletta è salata (sia essa della luce, dell’acqua o del gas) non è detto che la colpa sia dell’utente e di un consumo eccessivo. Potrebbe invece trattarsi di un guasto a un elettrodomestico (nel caso della bolletta della luce), di un tubo che perde (nel caso della bolletta dell’acqua) o, ancora più spesso, di un errore di fatturazione o di un guasto al contatore. Da un punto di vista pratico, il consumatore potrebbe trovarsi dinanzi a un compito tutt’altro che semplice: quello di dimostrare lo sbaglio commesso dalla società fornitrice. Ma, come vedremo a breve, le cose sono più semplici di come appaiono. A spiegare

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cosa fare se la bolletta è sbagliata è stata più volte la giurisprudenza. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Come stabilire se la bolletta è sbagliata?

Quando firma il contratto di fornitura, l’utente accetta di ricevere il calcolo dei consumi sulla base del contatore. Alla luce di ciò, si presume che la bolletta sia corretta. Ma non è una presunzione che non lascia margini di prova contraria. Si può sempre contestare la bolletta sbagliata. Come? Basta sollevare una contestazione motivandola con l’irragionevolezza dell’importo

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rispetto ai consumi eseguiti nello stesso periodo degli anni precedenti e con l’uso dell’appartamento. È ad esempio inverosimile che la casa vacanze registri un consumo di luce smodato nel mese invernale o che un’abitazione abitata da una sola persona possa avere una bolletta della luce triplicata rispetto alle mensilità precedenti.

Dunque, per dimostrare che la bolletta è sbagliata basta avvalersi di semplici presunzioni: il più o meno intenso utilizzo dell’immobile in determinati periodi dell’anno, il numero di occupanti, la destinazione dell’appartamento (se, ad esempio, a uso ufficio, abitazione, attività commerciale), l’assenza dell’utente in casa, le bollette dei mesi e degli anni precedenti (come raffronto) e così via.

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Dinanzi alla contestazione dell’utente, dice la Cassazione [1], il gestore del servizio idrico deve dimostrare che il consumo elevato non è causato da un’anomalia del contatore. Quindi è la società che deve provare il corretto funzionamento dell’apparecchio. Nello stesso tempo il fruitore del servizio deve riuscire a dimostrare di aver diligentemente custodito l’impianto e vigilato per evitare l’intrusione di terzi.

Per il Palazzaccio “in tema di contratti di somministrazione, la rilevazione dei consumi mediante contatore è assistita da una presunzione semplice di veridicità; sicché, in caso di contestazione, grava sul somministrante l’onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante, mentre l’utente deve dimostrare che l’eccessività dei consumi è dovuta a fattori esterni al suo controllo e che non avrebbe potuto evitare con un’attenta custodia dell’impianto, ovvero di aver diligentemente vigilato affinché eventuali intrusioni di terzi non potessero alterare il normale funzionamento del misuratore o determinare un incremento dei consumi”. Dunque, il somministrante deve dimostrare la perfetta funzionalità del contatore e l’utente, al contrario, deve dare una prova liberatoria che consenta di attribuire a un elemento esterno e non imputabile al contraente l’eccessività dei consumi.

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A chi spetta dimostrare che la bolletta è sbagliata?

Con un’altra e più recente pronuncia [2] la Cassazione ha ribadito gli stessi principi: se l’utente contesta la bolletta è il gestore a dover provare che il contatore funziona. Il fruitore, al contrario, deve dimostrare che i consumi eccessivi sono legati a fattori esterni al suo controllo e, comunque, inevitabili anche con un’attenta custodia dell’impianto da parte sua.

Piazza Cavour, discostandosi dalla decisione di merito, ha ricordato che «in tema di somministrazione con registrazione del consumo mediante l’impiego di apparecchiature meccaniche o elettroniche spetta all’utente contestare il malfunzionamento del contatore – richiedendone la verifica – e dimostrare l’entità dei consumi effettuati nel periodo. Incombe, invece, sul gestore l’onere di provare che lo strumento di misurazione è regolarmente funzionante e, in questo caso, l’utente è tenuto a dimostrare che l’eccessività dei consumi è imputabile a terzi e, altresì, che l’impiego abusivo non è stato agevolato da sue condotte negligenti nell’adozione di misure di controllo idonee a impedire altrui condotte illecite».

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Insomma, in caso di contestazione grava sul somministrante l’onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante, mentre il fruitore deve dimostrare che l’eccesso dei consumi è dovuto a fattori esterni al suo controllo e che non avrebbe potuto evitare con un’attenta custodia dell’impianto, ovvero di aver diligentemente vigilato affinché eventuali intrusioni di terzi non potessero alterare il normale funzionamento del misuratore o determinare un incremento dei consumi.

Come contestare la bolletta sbagliata

La prima cosa che bisogna fare per contestare una bolletta sbagliata (sia essa della luce, dell’acqua o del gas) è inviare un reclamo scritto con raccomandata a/r o con posta elettronica certificata alla società fornitrice.

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Il reclamo deve indicare:

La società fornitrice ha 40 giorni di tempo per decidere sul reclamo. Nel frattempo, in pendenza della decisione, non può sospendere la fornitura all’utente.

Se il reclamo viene accettato, la società dovrà, entro 90 giorni dal ricevimento del reclamo, riaccreditare la somma in eccesso eventualmente già pagata dall’utente, altrimenti dovrà effettuare lo storno della fattura emettendo

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nota di credito.

Se il reclamo non viene accettato o non viene riscontrato, bisogna procedere al tentativo di conciliazione presso l’AEGG, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas. La procedura è telematica e non richiede un avvocato. Bisogna presentare copia della contestazione scritta inviata al gestore e chiedere la fissazione di un incontro online per trovare una soluzione bonaria con la controparte.

Per promuovere il ricorso all’AEGG si può agire in uno dei seguenti modi:

Se il tentativo di conciliazione non dovesse sortire risultati si potrà agire dinanzi al giudice tramite l’assistenza di un avvocato. In tal caso bisognerà anticipare le spese vive per la causa civile.

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