A chi non spetta l’assegno unico per i figli?

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Autore: Redazione

17 gennaio 2022

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

L’assegno dell’Inps non riguarda i figli che non studiano o non lavorano tra 18 e 21 anni. Da 21 anni però si possono ottenere le detrazioni fiscali per i figli a carico, ma con i limiti di reddito.

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Il nuovo assegno unico per i figli a carico non è vincolato al reddito. Pertanto, ne hanno diritto tutti i contribuenti. L’unica condizione è chiaramente legata alla presenza di almeno un figlio nel nucleo familiare. Figlio che deve essere o minorenne, o maggiorenne a carico con non più di 21 anni, o disabile. L’assegno spetta infine alle mamme dal settimo mese di gravidanza in poi. Possiamo quindi identificare, sulla base di tali dati, a chi non spetta l’assegno unico per i figli

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. In sintesi, e come vedremo a breve, l’assegno unico e universale esclude da tutte le agevolazioni solo i nuclei familiari che hanno i figli Neet tra 18 e 21 anni, per poi tornare invece a riconoscere le detrazioni fiscali per i figli a carico agli over 21.

Ecco alcuni chiarimenti che risulteranno utili.

A chi spetta l’assegno unico per i figli?

Condizioni per ottenere l’assegno unico per i figli sono le seguenti.

In merito alla cittadinanza, bisogna essere:

In merito al

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figlio a carico, l’assegno unico è riconosciuto:

Leggi anche Assegno unico figli: come funziona.

Figli che non lavorano

Non spetta l’assegno unico per i figli Neet (in inglese, not in education, employment or training) tra i 18 e i 21 anni, anche se ancora a carico del nucleo familiare.

In particolare, in presenza di un

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figlio che non lavora, non studia e non è impegnato in percorsi formativi non sarà riconosciuto il nuovo assegno unico, che invece è riservato ai soli maggiorenni “in attività”.

L’Italia vanta purtroppo un record per quanto attiene ai giovani Neet: I’Istat dice che, al 2020, nel nostro Paese si contano un milione e 112mila giovani tra i 15 e i 24 anni (il 19% della popolazione residente) che non lavora e non si forma. Un’incidenza che, estendendo la platea di riferimento fino ai 34 anni, sale fino al 25%, per un totale di oltre tre milioni di giovani Neet.

Per questi soggetti non spettano neanche le detrazioni per figli a carico, le quali invece permangono oltre il compimento del 21° anno di età, ma in questo caso sussiste il tradizionale limite di reddito posseduto dai figli a carico, che non deve essere superiore a 4mila euro annui, al lordo degli oneri deducibili, fino ai 24 anni. Soglia di reddito per poter essere fiscalmente a carico dei genitori che, oltre i 24 anni, scende a 2.840,51 euro.

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L’importo dell’assegno unico può essere versato dall’Inps direttamente sul conto del figlio, su sua richiesta, al fine di favorirne l’autonomia.

Come dicevamo, l’assegno unico è concesso ai maggiorenni solo a condizione che: frequentino un percorso di formazione scolastica o professionale o un corso di laurea, che svolgano un tirocinio o un’attività lavorativa con reddito entro 8mila euro annui, che siano registrati come disoccupati e in cerca di lavoro presso un centro per l’impiego o un’agenzia per il lavoro, oppure che svolgano il servizio civile universale.

Come riavere le detrazioni fiscali per figli a carico

L’assegno unico e universale esclude da tutte le agevolazioni solo i nuclei familiari che hanno figli Neet tra 18 e 21 anni, per poi tornare invece a riconoscere le detrazioni fiscali per i figli a carico over 21. Tre anni, insomma, durante i quali i genitori per non rimanere “a bocca asciutta” dovranno spingere i figli a iscriversi a un centro per l’impiego, anche se non c’è l’obbligo di accettare eventuali offerte di lavoro, o a un percorso di formazione. Per non parlare del rischio che per assicurare l’assegno unico ai genitori – e non superare la soglia reddituale degli 8mila euro annui – alcuni giovani possano essere attratti da proposte di lavoro irregolare.

Fatto sta che, al compimento del 21° anno di età del figlio, spetterà ai genitori comunicare al proprio sostituto di imposta di avere nuovamente diritto alle detrazioni.

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