Pignoramento quinto stipendio

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Autore: Mariano Acquaviva

18 giugno 2022

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Come funziona il pignoramento presso terzi? Entro quali limiti si può pignorare la retribuzione del lavoratore dipendente?

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Se il debitore non vuole pagare spontaneamente il creditore può prendersi ciò che gli spetta “con la forza”. È la legge che lo prevede. Lo strumento per fare ciò è il pignoramento, che permette al creditore di soddisfarsi anche senza il consenso del debitore. Con questo articolo spiegheremo, in modo semplice e pratico, cos’è il pignoramento del quinto dello stipendio.

Come vedremo a breve, la legge permette al creditore di prendere i soldi del debitore prelevandoli direttamente dal suo conto oppure dallo stipendio che percepisce. Ci sono però dei limiti oltre i quali non ci si può spingere, almeno se il debitore è un lavoratore dipendente. È in questo contesto che si inserisce il

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pignoramento del quinto dello stipendio. Prosegui nella lettura se vuoi approfondire questo argomento.

Cos’è il pignoramento?

Il pignoramento è l’atto con cui inizia l’esecuzione forzata, cioè quella procedura che porta il creditore a prendersi ciò che gli spetta anche senza il consenso del debitore.

Il pignoramento è un atto con cui si intima al debitore di non disporre di una parte del suo patrimonio, in quanto la stessa è destinata a soddisfare le esigenze del creditore. Insomma: il pignoramento impone un

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vincolo di indisponibilità su determinati beni, in attesa che il creditore agisca su di essi.

Per la precisione, la legge (art. 492 cod. proc. civ.) dice che «il pignoramento consiste in una ingiunzione che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito esattamente indicato i beni che si assoggettano alla espropriazione e i frutti di essi».

Come meglio diremo nel prosieguo, quando si procede al pignoramento presso terzi, l’atto va notificato non solo al debitore, ma anche al terzo che dispone dei beni (il datore di lavoro, la banca, ecc.).

Pignoramento: quando è possibile?

Il creditore può procedere con il pignoramento soltanto se è in possesso di un

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titolo esecutivo, cioè di un atto formale che gli riconosce, in maniera incontrovertibile, il proprio diritto.

Ad esempio, è un valido titolo esecutivo la sentenza del giudice, il decreto ingiuntivo oppure la cambiale. Grazie a questi documenti, il creditore può agire con il pignoramento dei beni del debitore, non prima però di avergli notificato il precetto, cioè quell’atto con cui gli si dà un vero e proprio ultimatum, intimando di pagare entro dieci giorni.

Quanti tipi di pignoramento esistono?

A seconda dei beni che aggredisce, il pignoramento può essere:

Con il pignoramento mobiliare il creditore aggredisce i beni mobili del debitore (la macchina, l’arredo di casa, i gioielli, ecc.), mentre con il

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pignoramento immobiliare oggetto dell’esecuzione forzata sono gli immobili del debitore (case e terreni, in sostanza).

Il pignoramento presso terzi riguarda crediti o beni del debitore che sono nella disponibilità di altri soggetti: è il caso del pignoramento del conto corrente, che ha ad oggetto i soldi del debitore che sono custoditi dalla banca o dalle poste, oppure del pignoramento dello stipendio, che è erogato dal datore di lavoro, o della pensione.

La legge non consente però di svuotare del tutto il conto del debitore, né di privarlo della totalità della retribuzione. È qui che si inserisce il tema del pignoramento del quinto dello stipendio.

Pignoramento quinto stipendio: cos’è?

Il creditore non può pignorare tutto lo stipendio che percepisce il debitore. Questa regola vale solo per il

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lavoratore dipendente, non per il libero professionista o l’imprenditore. Lo stipendio non può essere pignorato oltre il limite del quinto (1/5) del suo importo netto.

Se lo stipendio netto del lavoratore dipendente è pari a 2mila euro, il creditore potrà pignorare solo 400 euro al mese, cioè 1/5 del totale.

Se il creditore che procede con l’esecuzione forzata è l’Agenzia delle Entrate – Riscossione, il pignoramento dello stipendio è invece soggetto a questi limiti:

In pratica, il limite del quinto

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opera per l’Agenzia delle Entrate solo per gli stipendi di una certa rilevanza, superiori ai 5mila mensili; per gli stipendi più ridotti, l’Agenzia delle Entrate potrebbe accontentarsi anche “solo” del decimo.

Pignoramento quinto stipendio: come funziona?

Trattandosi di pignoramento presso terzi, è il datore di lavoro a dover corrispondere il quinto dello stipendio direttamente al creditore; così facendo, al debitore verrà corrisposta una retribuzione decurtata della parte pignorata.

Limiti sono previsti nel caso di pignoramento dello stipendio già accreditato sul conto corrente del debitore: in questo caso, le somme possono essere pignorate solo per l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale (che, per l’anno 2022, è pari a 468,10 euro).

Ad esempio, se sul conto dove viene accreditato lo stipendio del debitore ci sono 5mila euro, il creditore potrà pignorare solamente ciò che eccede i 1.404,30 euro (468,10 x 3), cioè 3.595,70.

Le successive somme accreditate a titolo di stipendio potranno essere pignorate nel limite di un quinto.

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