Articolo 97 Costituzione: spiegazione e commento

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Autore: Redazione

09 marzo 2022

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Cosa dice e cosa significa l’art. 97 che apre la sezione dedicata alla Pubblica Amministrazione: la gestione del bilancio, l’efficacia, la responsabilità, la trasparenza.

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Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico.

I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.

Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

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La Costituzione come garante dei servizi al cittadino

L’articolo 97 della Costituzione apre una piccola sezione dedicata all’organizzazione e ai compiti della Pubblica Amministrazione. Di quello che i cittadini sono abituati a percepire come un enorme carrozzone pieno di burocrazia, di volti e di modi non sempre cordiali, di procedure che complicano la vita anziché agevolarla. E pensare che proprio in questo passaggio della Costituzione ci sono delle regole ben precise che la Cosa pubblica deve rispettare per dare senso alla sua essenza, cioè per offrire al popolo i servizi a cui ha diritto.

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Alla Pubblica Amministrazione viene chiesta dalla Costituzione la gestione di tutto ciò che il Paese deve ottenere dallo Stato. E non solo perché un Governo lo ha promesso in campagna elettorale o perché così lo stabilisce la stessa Carta costituzionale: un cittadino ha diritto ai servizi erogati dalla Pubblica Amministrazione anche perché il cittadino paga per averli. Così, senza troppi giri di parole: il cittadino paga le tasse per avere in cambio delle prestazioni nella sanità, nei trasporti, nella pubblica sicurezza, nell’istruzione, nella giustizia, nelle infrastrutture.

Ecco, allora, che la Costituzione affida questo compito all’Amministrazione Pubblica attraverso le strutture nazionali, regionali o locali, attraverso la scuola, gli ospedali, le forze dell’ordine, la magistratura. La Costituzione pretende dalla Cosa pubblica che non faccia mancare al Paese ciò a cui i cittadini hanno diritto. Il tutto, ovviamente, nel rispetto dell’equilibrio dei bilanci e delle risorse a disposizione per non ingrossare «la pancia» di uno dei peggiori nemici dell’Italia: il

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debito pubblico.

Equilibrio dei bilanci e sostenibilità del debito

Questi sono i due concetti richiesti subito alla Pubblica Amministrazione dall’articolo 97 della Costituzione: l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico. Due parametri da tenere ben presenti nella gestione della Cosa pubblica che, come detto in precedenza, deve garantire ai cittadini i servizi di cui ha bisogno e a cui ha diritto, e che si riassumono in un solo pensiero: tenere alla pari le entrate e le uscite o, quanto meno, che le spese non superino gli incassi. Altrimenti, come nella più comune delle famiglie, si entra in un meccanismo perverso e assai pericoloso: bisognerà chiedere dei prestiti a qualcuno su cui pagare poi degli interessi. E se non c’è un’inversione di tendenza, aumenterà il bisogno di prestiti per pagare gli interessi di quelli precedenti, generando nuovi interessi. E così via. Fino ad arrivare alla bancarotta.

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Il tutto, in un contesto che vede l’Italia – come ricorda l’articolo 97 della Costituzione – all’interno dell’Unione europea, con la quale ha degli impegni ben precisi, anche di bilancio. Bruxelles vuole che i conti dei singoli Paesi siano a posto affinché lo siano anche quelli comunitari. Si immagini un appartamento in cui abitano quattro coinquilini: se uno di loro si indebita e non riesce a pagare la sua quota di canone di affitto per uno, due, quattro, sei mesi, significa che gli altri tre (sempre che, a loro volta, non siano indebitati) dovranno «tappare il buco» e pagare la parte del coinquilino moroso. Questo è ciò che l’Unione europea vuole evitare tra gli Stati membri, pena delle sanzioni.

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Cosa suggerisce di fare l’Ue e, di conseguenza, cosa deve fare l’Italia, nel rispetto di questa norma costituzionale che impone alla Pubblica Amministrazione di seguire le normative comunitarie? Di destinare ogni anno una parte delle entrate al pagamento progressivo dei debiti accumulati e ad «arrangiarsi» con ciò che rimane, cioè a diminuire la spesa pubblica, a cominciare da quella superflua.

L’organizzazione della Pubblica Amministrazione

L’articolo 97 della Costituzione non entra nel merito di come deve essere materialmente strutturata la Pubblica Amministrazione ma, rispetto alla sua organizzazione, stabilisce dei princìpi fondamentali.

Il primo: il funzionamento della PA

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deve essere disciplinato da regole stabilite per legge. In questo modo, si vuole evitare che si operi in maniera diversa a seconda di dove si trova l’ufficio pubblico.

Il secondo principio: la Pubblica Amministrazione deve garantire efficacia e imparzialità. L’efficacia (il «buon andamento» citato dall’articolo 97) deve consistere nell’assicurare i servizi ai cittadini nella maniera più concreta possibile, e non in modo fumoso o astratto. L’imparzialità deve evitare che un cittadino venga trattato diversamente da un altro. Pertanto, non ci possono essere né discriminazioni verso una fascia di popolazione né privilegi verso la fascia opposta. Ancora una volta, la Costituzione si esprime verso l’uguaglianza di tutti.

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La responsabilità dei dipendenti statali

Alla Costituzione non interessano i luoghi comuni. Non le importa se sia vero o meno quello che si dice in giro a proposito di chi entra nella Pubblica Amministrazione, se il dipendente statale pensa a qualsiasi cosa tranne che a lavorare con efficacia e si prende le cose con estrema calma perché «tanto, chi gli toglie il posto ormai?». La Costituzione, attraverso l’articolo 97, oltre a chiedere competenza e imparzialità, pretende anche responsabilità da parte di chi lavora all’interno della Pubblica Amministrazione, in particolare da parte di chi deve gestire i vari uffici e le varie competenze a diverso titolo.

Va detto che la responsabilità richiesta ai funzionari e ai dipendenti statali può essere:

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Per evitare tutto ciò, basterebbe tenere ben presente che si lavora nell’interesse del Paese e non in quello proprio. Non servirebbe altro. Questo è l’unico spirito che dovrebbe animare chi entra a far parte della Pubblica Amministrazione come dipendente statale, cioè chi si presenta ad un concorso – come disposto da questa norma della Costituzione – per diventare un lavoratore del settore pubblico. Concorso che dovrebbe garantire totale trasparenza nella procedura, al fine di garantire che i posti a disposizione vengano assegnati ai più preparati e non a parenti ed amici di qualche commissario o di qualche influente funzionario. Questo, però, non lo dice l’articolo 97 della Costituzione: lo dicono la correttezza ed il buon senso.

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