Professore universitario: cosa può fare e cosa non può fare

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Autore: Paolo Remer

07 agosto 2022

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

Regole di condotta per i docenti degli Atenei: come devono comportarsi e cosa succede in caso di violazioni?

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Il mondo universitario è caratterizzato da una grande varietà e libertà di comportamenti. Gli studenti che arrivano dalle scuole superiori notano subito la differenza: all’Università bisogna auto-organizzarsi e il contatto con i docenti è molto diverso da quello che avveniva sui banchi di scuola. Ma questo non vuol dire che le regole non ci siano. Esistono, ma sono più nascoste e meno visibili. Insomma, nelle Università non regna l’anarchia (anche se talvolta così sembra) e nessuno – dal Rettore all’ultima matricola neoiscritta – è autorizzato a fare come gli pare. Ma concentriamoci sugli insegnanti e vediamo in particolare

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cosa può fare e cosa non può fare un professore universitario, soprattutto nei rapporti con i suoi allievi.

Come sono i professori universitari?

Partiamo dalla situazione di fatto: i professori universitari

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non sono tutti uguali. Si differenziano, innanzitutto, in base al grado e alle qualifiche: nella piramide gerarchica si va dal professore ordinario, titolare della cattedra di insegnamento, agli associati e, infine, ai ricercatori, con varie sfumature ordinamentali a seconda della facoltà (ad esempio, a Medicina molti professori sono anche primari ospedalieri; a Giurisprudenza la maggior parte sono anche avvocati). Ciò che conta è che, nella prospettiva dello studente, sono tutti professori. E infatti devono rispettare le medesime regole di comportamento.

A livello caratteriale ci sono prof più o meno prepotenti, cattedratici e “gasati”: si va dai palloni gonfiati, pieni di prosopopea e di rancori mai sopiti, ai docenti sicuri di sé, chiari nell’esposizione, disponibili al dialogo e aperti con gli allievi. Passando, come tutti gli studenti ben sanno, attraverso un mix di tutte queste caratteristiche, che a volte può diventare esplosivo e nocivo quando si arriva a sostenere il fatidico esame. Intanto, alcune lezioni sono uno sfoggio di vanità e altre fanno addormentare: non tutto ciò che i professori dicono, o scrivono nei loro libri, rimane scolpito nella mente o si rivela utile nel futuro professionale degli studenti.

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Cosa devono insegnare i professori universitari?

La capacità di insegnare è dissociata dalla competenza nel ramo: un ricercatore può essere eccellente nella sua specialità ma scarso come docente, e viceversa. Certo è che quello del professore universitario non è un impiego qualsiasi. Comporta visibilità, prestigio, riconoscimento economico e sociale. Per questo richiede una maggiore responsabilità e un grande impegno.

Tuttavia, le università – almeno quelle italiane – non insegnano ai professori come insegnare; si limitano soltanto a dirgli cosa, delimitando i confini della materia e lasciandogli ampio spazio nell’articolazione del programma e delle lezioni. Questo si ripercuote sugli studenti: dove c’è disorganizzazione, molti credono che sostenere un esame significhi prendere un libro, cercare di impararlo e poi andarlo a raccontare al professore. Se fosse così, anche un voto brillante sarebbe un pessimo risultato, perché in realtà si sarebbe imparato poco o nulla.

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Comportamenti scorretti: cosa fare?

La lista dei comportamenti scorretti tenuti dai professori universitari potrebbe essere infinita e ogni studente ha la sua personale casistica. Tieni presente che se subisci soprusi non sei da solo, ma puoi rivolgerti alle varie figure ordinamentali che possono attivarsi in caso di scorrettezze: ci sono i rappresentanti degli studenti nel Consiglio di facoltà, gli studenti tutor e, a livello amministrativo e didattico, i coordinatori dei corsi di studi e i dirigenti degli uffici preposti al funzionamento degli Istituti.

A seconda della gravità della situazione, ci si può rivolgere – singolarmente o in gruppo – a queste figure che hanno il potere di intervenire e possono arrivare a far sanzionare il professore, come ora ti diremo. Le soluzioni possibili sono molte: ad esempio, un docente a contratto che compie

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irregolarità ripetute potrebbe non essere rinnovato per l’anno successivo, e questa sarebbe per lui una grossa penalizzazione.

Condotte illecite e sanzioni disciplinari

Una legge dello Stato (la “legge Gelmini” del 2010, dal nome del ministro dell’Istruzione proponente) regola il procedimento disciplinare nei confronti dei professori universitari: sono gli Atenei di appartenenza a valutare i comportamenti segnalati e ad irrogare le sanzioni disciplinari previste per le varie ipotesi. Questo accade se il collegio di disciplina (che propone la sanzione) e il consiglio di amministrazione (che la irroga) ravvisano la responsabilità disciplinare all’esito di un’apposita istruttoria nella quale è emersa la violazione compiuta dal professore.

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Per arrivare a questo tipo di sanzione ci deve essere stato un comportamento illecito da parte del docente, e non un inadempimento di scarsa rilevanza (come ad esempio un’assenza sporadica a una lezione). I professori universitari delle Università statali sono dipendenti pubblici – anche se non contrattualizzati, come gli insegnanti delle scuole superiori e dell’obbligo – e perciò sono soggetti anche al licenziamento disciplinare per illeciti gravi, come l’attestazione di falsa presenza in servizio o la violenza sessuale compiuta su uno studente o una studentessa.

In base al principio di proporzionalità, la sanzione disciplinare deve sempre essere commisurata alla gravità della condotta illecita. Nei casi più lievi la sanzione è la

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censura, cioè una dichiarazione scritta di biasimo. Nei casi intermedi è prevista la sospensione dall’insegnamento (e dallo stipendio) fino a un anno, con penalizzazioni nella carriera accademica per i 10 anni successivi (ad esempio, il prof. sanzionato non può essere nominato Rettore). Nei casi più gravi, come detto, si può arrivare alla decadenza dall’incarico e alla risoluzione del rapporto di lavoro di pubblico impiego con l’Università.

Anche la violazione dei doveri contemplati nei codici di comportamento previsti da ciascuna Università è fonte di responsabilità disciplinare: molti codici prevedono ulteriori, e più severe, sanzioni disciplinari rispetto a quelle previste dalla legge, e la competenza ad irrogarle è del

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Senato accademico. Oggi, sono proprio i codici etici a descrivere in massima parte le regole di condotta cui ciascun professore universitario si deve attenere.

Doveri dei professori universitari: quali sono?

I doveri dei professori universitari sono elencati in una legge del 1933 [1]. I principali sono:

Questa antica legge si concentra, però, solo sugli aspetti più formali, ma non considera una grande varietà di comportamenti che si sono instaurati nella prassi universitaria e che ora esamineremo in dettaglio.

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Accettare regali

Il professore universitario non può accettare regali in cambio di favori, come il superamento di un esame: sarebbe corruzione. E non può neppure ricevere doni di valore tale da condizionare la propria attività (ad esempio, un’autovettura o un soggiorno vacanze regalato da un’azienda di ricerca scientifica nelle materie oggetto di insegnamento).

Se il codice di condotta vigente nell’Università non prevede i tipi di elargizioni che un professore universitario può o non può ricevere, si ritiene applicabile il Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni [2], in base al quale non si possono accettare regali al di fuori di quelli «effettuati occasionalmente nell’ambito delle normali relazioni di cortesia» (come l’offerta del caffè al bar o un panettone a Natale). Sono comunque

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vietati i regali di valore superiore a 150 euro, anche quando sono dati non in denaro bensì in forma di «altre utilità», come offerte gratuite di beni e servizi, sconti, abbonamenti, ecc.

Curriculum

Alterare il curriculum inventando specializzazioni inesistenti o pubblicazioni dei propri articoli su determinate riviste scientifiche è un fatto grave, così come “barare” sui titoli conseguiti e sugli altri requisiti di carriera (progetti presentati, concorsi vinti, commissioni di concorso o di valutazione alle quali si è partecipato, attività didattiche svolte in passato, ecc.).

Per un professore universitario non può valere la facile regola del “tutto fa curriculum”: al contrario, chi esige severità dai propri allievi deve essere il primo ad averla con sé stesso, a cominciare dal suo biglietto di presentazione. Senza contare il fatto che l’assenza dei requisiti necessari per l’insegnamento è un

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inganno posto in essere nei confronti del proprio Istituto universitario e l’Ateneo che rileva queste falsificazioni del contenuto del curriculum potrebbe rimettere in discussione la nomina, se i titoli falsamente dichiarati sono stati decisivi per ottenerla e dunque interrompere il rapporto di lavoro.

Puntualità

La puntualità non è un optional e il rispetto del tempo altrui è dovuto anche quando si tratta di quello dei propri studenti. Il professore che non si fa trovare durante gli orari di ricevimento senza alcun valido motivo, o salta gli appuntamenti presi con studenti, esaminandi e tesisti, compie una grave scorrettezza.

Anche arrivare sistematicamente in ritardo alle lezioni

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è biasimevole ed è sintomo di cattiva organizzazione personale. Inoltre, molti professori universitari non rispondono alle e-mail degli studenti, lasciandoli in attesa a tempo indefinito. Purtroppo, succede molto spesso. Questo comportamento può essere segnalato agli organi universitari, soprattutto se non esistono altri canali di contatto con quel professore e l’assenza di risposta pregiudica la carriera accademica dello studente che, ad esempio, rimane privo di indicazioni sui progetti da presentare o sulla tesi da preparare.

Acquisto libri

Ogni professore crede, in buona fede, che il proprio manuale sia migliore degli altri o, se non ha (ancora) scritto un manuale, che le sue

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dispense siano insostituibili. Però questi libri di testo possono essere semplicemente “consigliati” per preparare il programma di esame, ma non devono imposti agli studenti. L’allievo, se vuole, ha il diritto di studiare anche su altre fonti o esclusivamente su di esse, e non soltanto sugli elaborati del suo professore. Sono deplorevoli quei docenti che pretendono, all’esame, l’esibizione del loro libro e che addirittura lo siglano per essere sicuri che in futuro non venga prestato o venduto ad un altro studente e fare in modo che ciascuno sia “obbligato” ad acquistare la propria copia.

Considera, però, che se il tuo professore ha scritto un manuale o un testo lo ha fatto perché ha inserito quelle (poche o tante) cose che per lui sono veramente importanti. Insomma, quel testo è un condensato utile della materia, esposta nel modo che “piace” a quel professore. Perciò, nella prospettiva di dover sostenere l’esame proprio con lui, è conveniente dedicarsi a quei testi “suggeriti” e non tralasciarli. Forse si può trovare di meglio, ma tutto è relativo e dunque la fonte utilizzata in quel dipartimento e per quel corso conta di più delle altre.

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Arroganza

Sono più arroganti gli studenti o i professori? Bel quesito. Di solito, negli studenti l’arroganza va di pari passo con l’ignoranza, mentre nei prof si accompagna all’erudizione e all’impulso di inculcare le proprie idee nella mente degli allievi. Insegnare non è facile, e insegnare bene ancora meno. Inoltre, la grande conoscenza accumulata da un professore esperto è frutto di anni di duro lavoro compiuto con sforzi e sacrifici. Questo non giustifica certo i rimproveri dall’alto in basso rivolti agli allievi, e tantomeno il disprezzo, la denigrazione o le ripicche nei loro confronti.

Esigere serietà dagli studenti è doveroso, così come chiedere impegno e rimproverare chi cerca “la via facile”: sono tanti gli studenti che non vogliono fare nessuna fatica, ma semplicemente passare l’esame senza sforzo e senza preparazione. Sono quelli che arrivano senza sapere nulla e chiedono: «è l’ultimo esame prima della tesi, mi dia un 18». Il prof che si lascia commuovere e gli regala il voto minimo non compie una buona azione verso l’Università in cui insegna e verso gli altri studenti più preparati di chi ha “passato l’esame” senza meritarselo.

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Abbigliamento e comportamento a lezione

Il “dress code” non è una regola universitaria e il professore non può pretendere che i suoi studenti a lezione indossino un determinato abbigliamento (salve le eventuali restrizioni imposte dal regolamento di ciascun Ateneo).

Ovviamente, non vanno bene abiti indecenti e non consoni ad un’aula universitaria, ma al di là di queste elementari regole di decenza che valgono in qualsiasi luogo pubblico o aperto al pubblico (un treno, un ufficio postale, un ristorante, ecc.) non si possono imporre, ad esempio, giacca e cravatta, oppure vietare gonne al di sotto di una certa lunghezza. Così come il professore non può impedire agli studenti di

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mangiare uno snack e bere acqua o una bibita durante la lezione. È un’esigenza fisiologica che non può essere ostacolata dall’austerità del luogo: l’aula universitaria non è una chiesa e non è sacra.

Baroni universitari

Le baronie universitarie sono diventate un mito, e un sinonimo di favoritismi, ingiustizie, truffe, abusi di potere, complicità indebite e altre nefandezze. Fatto sta che i baroni universitari esistono davvero e il loro potere è tanto più forte quanto più si alimenta nella rete sommersa di complicità che ha consentito al “barone” di diventare tale conquistando l’agognata cattedra. Quella ambita posizione gli permette, poi, di cooptare i suoi eredi e di scegliere i suoi discepoli e successori.

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Stiamo parlando dei concorsi universitari truccati a tutti i livelli, da quelli per diventare professore ordinario o associato a quelli per ricoprire il semplice posto di ricercatore, che in alcuni ambienti è precluso se non si hanno le conoscenze giuste e l’appoggio determinante di un barone in carica. Questi fenomeni sono penalmente illeciti e se vengono scoperti possono portare all’incriminazione del barone, e dei suoi sodali, per gravi reati contro la Pubblica Amministrazione, come il peculato, la corruzione, la concussione, l’abuso d’ufficio e la truffa ai danni dello Stato e dell’Ateneo di appartenenza.

Forse quello che si vede dalla cronaca è soltanto la punta dell’iceberg, ma le condanne talvolta ci sono e diventano possibili grazie a chi ha il coraggio di denunciare questi fenomeni. Così anche un semplice

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ricercatore, ingiustamente escluso da una promozione, con la sua denuncia può aiutare gli inquirenti a ricostruire una grande quantità di illeciti. Neanche i nobili devono sfuggire alla giustizia. I baroni non sono immuni se qualcuno si ribella al loro potere conquistato in modo illegittimo ed esercitato con sopraffazioni e sperequazioni.

Domande a lezione

La lezione universitaria è (o dovrebbe essere) interattiva. Il rapporto tra il professore e gli allievi dovrebbe essere continuo e reciproco. Sicché, un buon professore non rifiuta le domande degli studenti e non si infastidisce quando gliele pongono. Anzi, le sollecita ponendo lui stesso la domanda: «Avete domande?», in modo da chiarire subito, e a caldo, gli eventuali dubbi. E questo lo aiuta anche a migliorare la sua esposizione. Il divieto di domande è irragionevole, mettere un muro contro le domande è arbitrario. Il professore che tiene la lezione parlando lui solo è sterile e assomiglia a un dittatore; deprime la qualità del suo insegnamento e lascia insoddisfatti gli studenti desiderosi di apprendere.

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Abuso di potere

I professori universitari hanno un potere enorme, e sanno di averlo. Però è un potere circoscritto alla loro materia e al periodo in cui gli studenti seguono quel corso di insegnamento. Ma sanno bene anche questo: così i personaggi più biechi concentrano il loro spicchio di potere come un fascio laser. Gli serve per vessare gli allievi durante quel breve periodo, magari cercando di renderlo più lungo possibile, ad esempio bocciando ripetutamente agli esami, in modo da far sì che la loro materia venga considerata “importante” perché diventa un ostacolo difficile da superare. Ogni facoltà universitaria ha i suoi scogli, e in alcune cattedre sono più ardui che in altre.

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Se il professore boccia sempre e in modo ingiustificato, lo studente ha una possibilità: registrare l’esame, anche di nascosto, in modo da far valere il suo diritto leso per via giudiziaria, ad esempio con una denuncia penale per il reato di abuso d’ufficio. La registrazione, però, non può essere divulgata al di fuori delle aule di tribunale: la diffusione è illecita per violazione della privacy quando avviene per scopi diversi dalla tutela dei propri diritti.

Disparità di trattamento

Si può facilitare l’esame ad alcuni rispetto ad altri? No, non si può. È per questo che le sessioni di esame sono pubbliche, in modo che tutti gli interessati possano assistere, confrontarsi con le domande poste e verificare che non vi siano scorciatoie a indebito beneficio di qualcuno. I test a risposta scritta, invece, offrono l’imparzialità, anche se per ovvi motivi non la garantiscono in modo assoluto: non sempre c’è la segretezza delle schede o delle tracce, e talvolta neppure la trasparenza nelle modalità di controllo delle risposte e di attribuzione del punteggio.

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Anche qui la “soluzione” nei casi estremi di irregolarità evidenti che creano un’ingiustificata disparità di trattamento è la denuncia per il reato di abuso d’ufficio, che si realizza quando si procura un ingiusto vantaggio allo studente favorito o un ingiusto danno a quello penalizzato. Bisogna, però, provare l’avvenuta violazione di legge o dei regolamenti per lo svolgimento delle prove di esame.

Ci sono, poi, dei modi più sofisticati per creare disparità di trattamento, come quello di tagliare alcune parti del programma, escludendole dall’esame, soltanto a beneficio di gruppi “privilegiati” che magari hanno seguito un corso particolare tenuto dallo stesso prof e per questo sono benvoluti ai suoi occhi. Anche cose apparentemente semplici, come la fissazione dell’ordine di chiamata negli appelli orali, possono scombussolare l’esito di un esame, creando figli prediletti e figliastri penalizzati.

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Umiliazione degli studenti

Alcuni prof amano le docce fredde: non le fanno loro, ma vi sottopongono gli studenti. Come quando, al termine di un esame mal riuscito, qualcuno si sente dire: «Le do un consiglio: vada a zappare, c’è tanto bisogno di braccia in agricoltura…» oppure: «Senta, ha mai pensato di dedicarsi a un mestiere manuale?». A parte il fatto che i mestieri e le attività agricole sono lavori dignitosissimi e necessari, affermazioni simili offendono lo studente e non gli rivelano nulla sul perché l’esame non è stato superato.

Il buon professore non è un oracolo o un imperatore romano che spunta il pollice verso, ma quando parla per commentare l’esito di un esame lo fa per dire il perché e dare consigli utili per ripresentarsi alla prossima sessione. Inutile dire che i professori che rivolgono ai loro studenti epiteti chiaramente offensivi come “imbecille, stupido, cretino, idiota” e simili sono responsabili di

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ingiuria, che dal 2016 non è più reato ma è punita con una sanzione amministrativa, e dunque può fare male al portafoglio del docente troppo loquace; senza contare la possibilità di irrogare anche le sanzioni disciplinari, se previste dal codice di condotta dell’Università.

Il professore spasimante

Anche i professori universitari sono uomini o donne e hanno le loro debolezze. Qualcuno cede al fascino dell’amore, o della passione sessuale, verso qualche studente o studentessa. Ebbene, le proposte sentimentali di un professore verso un allievo o un’allieva sono inopportune e deontologicamente scorrette, in base al Codice etico di cui ciascun Ateneo è dotato. Ma soprattutto se le

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avances diventano insistenti e ripetute possono configurare il reato di stalking. Questo delitto si configura proprio quando le molestie o le minacce si traducono in veri e propri «atti persecutor[3] che creano ansia, disagio e paura nella vittima e la costringono a modificare le proprie abitudini di vita: ad esempio, cambiando corso per sfuggire alle mire di quel docente diventato troppo invasivo.

Il professore abusante

Se invece il professore universitario pone in essere condotte sessualmente esplicite, senza il consenso di chi le subisce, commette il reato di violenza sessuale con abuso di autorità. C’è un anno di tempo dai fatti per presentare la querela. E se gli atti sono commessi durante l’esercizio delle funzioni (ricordiamo che il professore universitario è un pubblico ufficiale) il delitto diventa procedibile d’ufficio: dunque, non serve la querela della persona offesa e può essere denunciato da chiunque, a partire dal preside della facoltà o un altro professore (che sono pubblici ufficiali e hanno perciò il dovere di denunciare gli illeciti di cui vengono a conoscenza durante le loro funzioni: non possono stare zitti e mettere a tacere la cosa).

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Esami e voti

Un tempo c’erano professori che pretendevano di far firmare agli studenti il verbale e lo statino in bianco, prima di sostenere l’esame, in modo che non potessero rifiutare il voto. Questa pratica è illegittima. Oggi, con le modalità elettroniche di tenuta del libretto universitario non è neanche più possibile. Lo studente è libero di rifiutare il voto che il professore intende attribuirgli, a meno che il regolamento didattico dell’Università non preveda condizioni diverse (ad esempio, l’impossibilità di rifiutare un voto più di due volte per ciascun esame).

È discutibile anche la prassi dell’esame con voto “scontato” o parzialmente garantito: succede quando c’è una

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prova scritta e una orale, e il professore propone un determinato voto, piuttosto basso ma accettabile (ad esempio, 21 o 24), a chi ha sostenuto lo scritto ed evita di affrontare la prova orale. Questo non è corretto, a meno che il regolamento didattico non preveda in partenza la possibilità di superare l’esame solo con il voto dello scritto e senza dover sostenere anche l’orale. Invece, se un esame è stato prestabilito in modo da essere articolato in due prove – dunque, prima lo scritto e poi l’orale – la seconda prova è essenziale e non può essere “tagliata” ed eliminata, rimettendone lo svolgimento alla decisione dello studente o del professore, o all’accordo tra entrambi.

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