Quando si perde una causa chi paga l'avvocato?
Condanna e compensazione delle spese legali: ecco cosa succede alla fine del processo.
Quando si perde una causa chi paga l’avvocato? La regola vuole che chi perde il giudizio rimborsi alla controparte vincitrice tutte le spese da questa affrontate per difendersi, ivi compresa la parcella del proprio avvocato. Ma a stabilirlo è il giudice. La sentenza che chiude il processo decide infatti sulle cosiddette «spese processuali» addossandole a una delle due parti (quella sconfitta) o dividendole tra queste (eccezione prevista solo in casi espressamente indicati dalla legge).
Dunque, il giudice può optare per una di queste due soluzioni: il rimborso (totale o parziale) delle spese legali a carico della parte soccombente oppure la compensazione delle stesse tra le parti.
Ma procediamo con ordine e vediamo quando si perde una causa chi paga l’avvocato.
Indice
Chi perde la causa paga l’avvocato dell’avversario?
Non è propriamente corretto dire che chi perde la causa paga l’avvocato dell’avversario. Innanzitutto ciò non è automatico: non scaturisce cioè in via immediata dalla vittoria, ma è subordinato a una valutazione del giudice. Il magistrato può valutare le ragioni che hanno portato una parte a doversi difendere in tribunale ed eventualmente prendere una decisione differente. In linea generale, solo se la
Peraltro, con riferimento all’importo del rimborso, il giudice non condanna la parte soccombente a pagare esattamente la somma che la parte vincitrice ha dovuto corrispondere al proprio difensore secondo gli accordi stretti con quest’ultimo, ma un importo forfettizzato da un decreto ministeriale del 2014. Nulla esclude quindi che l’avvocato presenti al proprio cliente, che ha vinto il giudizio, una parcella più salata rispetto a quella liquidata dal giudice, la cui differenza dovrà comunque essere corrisposta dal cliente e non dall’avversario.
C’è però da dire che ogni avvocato ha il dovere giuridico e deontologico, all’atto del conferimento del mandato, di fornire al cliente un preventivo scritto da cui non può più discostarsi, salvo intervengano nel corso del giudizio degli eventi imprevedibili che rendano più onerosa la difesa.
Il soccombente deve essere condannato a rimborsare al vincitore anche la somma dovuta da quest’ultimo al proprio avvocato a titolo di IVA (voce accessoria, di natura fiscale, del corrispettivo dovuto per prestazioni professionali).
Quando il giudice non condanna la parte a pagare l’avvocato?
Se il giudice non decide per la condanna alle spese legali nei confronti della parte soccombente, opta per la cosiddetta
La compensazione delle spese può avvenire solo nei seguenti casi:
- quando il giudice accoglie parzialmente le ragioni di entrambe le parti (si pensi a un soggetto che chieda la condanna del proprio avvocato al risarcimento per colpa professionale e a quest’ultimo che comunque pretenda il pagamento per una serie di ulteriori prestazioni mai corrisposte);
- quando il giudice accoglie solo in parte le richieste di una parte (si pensi a un soggetto che, a seguito di sinistro stradale, chieda un risarcimento all’assicurazione di 30mila euro mentre invece gliene vengono riconosciuti solo 10mila);
- quando il giudice è chiamato a interpretare norme di recente emanazione la cui interpretazione non è stata ancora chiarita dalla Cassazione;
- quando, in corso di causa, interviene uno stravolgimento dell’interpretazione del diritto da parte della Cassazione su una norma essenziale ai fini della decisione della causa;
- quando il giudice ritiene che sussistano altre valide ragioni da motivare di volta in volta;
- in caso di rifiuto della proposta conciliativa; se una parte rifiuta senza giustificato motivo l’eventuale proposta conciliativa e il giudice accoglie la domanda in misura non superiore a tale proposta, il giudice può condannare la parte al pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta, salvo il caso di soccombenza reciproca.
Cos’è la compensazione parziale delle spese legali?
Il giudice può disporre una compensazione delle spese:
- totale quando ogni parte sopporta le spese che ha anticipato dall’inizio del giudizio;
- parziale quando essa è proporzionata alla misura della reciproca soccombenza (ad esempio compensa le spese per la metà e pone la restante metà a carico della parte soccombente). In caso di compensazione parziale, per la parte non compensata le spese devono fare carico al convenuto e non all’attore.
Il potere del giudice di disporre è discrezionale e va congruamente motivato
Cosa deve pagare chi perde la causa?
In linea generale quindi il soccombente è condannato al rimborso delle spese a favore dell’altra parte. Il soccombente deve quindi:
- rimborsare alla parte vittoriosa le spese che ha sostenuto dall’inizio del giudizio: costi di notifiche, imposte, registrazione della sentenza, contributo unificato, consulente tecnico d’ufficio (quello cioè nominato dal giudice), bolli e diritti di cancelleria;
- pagare il compenso spettante all’avvocato della parte vittoriosa, nei limiti dell’importo liquidato dal giudice nella decisione: come infatti si è detto sopra, se la parte vittoriosa e l’avvocato si sono accordati per un pagamento del compenso in misura maggiore, tale accordo non rileva né riguarda il soccombente.
Non tutti i costi che la parte vittoriosa ha affrontato nel processo sono rimborsabili. Ad esempio non sono rimborsabili le spese relative ai rapporti tra parte e avvocato estranei alla lite in senso proprio come quelle sostenute per effettuare le indagini sulla consistenza patrimoniale della controparte.
Che succede se una parte ha più avvocati?
In caso di liquidazione giudiziale del compenso, se la parte vittoriosa è stata assistita da più avvocati, a carico del soccombente possono essere computati i compensi di un solo avvocato.
Se una parte non si presenta in causa, chi paga l’avvocato?
In materia di compensazione delle spese processuali, non rientra nelle ipotesi di gravi ed eccezionali ragioni la mancata opposizione alla domanda da parte del convenuto o la contumacia dello stesso (contumacia che si verifica quando una parte non si costituisce in giudizio) [1].