Quando non si può disconoscere un figlio?

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Autore: Sabrina Mirabelli

12 agosto 2022

Laureata in giurisprudenza ha svolto la professione di avvocato civilista dal 1994 al 2013.

La legge ritiene che il marito sia il padre del figlio concepito o nato durante il matrimonio. Tale presunzione si supera con l’azione di disconoscimento della paternità che, però, deve essere promossa nei casi e nei tempi prescritti.

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L’azione di disconoscimento della paternità [1] è un rimedio previsto dal legislatore italiano con lo scopo di ottenere la pronuncia di una sentenza che dichiari che un soggetto non sia figlio di chi si riteneva fosse il padre. Si prenda ad esempio il caso di Mauro e Romina che sono sposati e hanno un bambino di 3 anni di nome Michele. Mauro scopre che Romina ha avuto una relazione extraconiugale nel periodo in cui è stato concepito Michele. Pertanto, decide di rivolgersi a un legale per avviare una causa civile di disconoscimento di paternità. Ma è sempre possibile agire in giudizio? Detto altrimenti,

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quando non si può disconoscere un figlio?

L’azione di disconoscimento della paternità può essere esercitata solo in determinati casi e osservando i limiti temporali prescritti dalla legge. Non è comunque consentito disconoscere un figlio se sono decorsi 5 anni dal giorno della sua nascita. In tale ipotesi, il bambino non può essere più “ripudiato” e viene considerato, per il resto della vita, figlio dell’uomo che si ritiene essere suo padre.

Presunzione di paternità: in cosa consiste?

A norma dell’articolo 231 del Codice civile, il marito è padre del figlio concepito o nato durante il matrimonio. Più semplicemente, un bambino concepito o nato in costanza di matrimonio si ritiene figlio della mamma e di suo marito. Si tratta di una

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presunzione di paternità relativa che, sebbene si determina di diritto nel momento in cui nasce un bambino da genitori uniti in matrimonio, opera fino a prova contraria, nel senso che può essere superata ricorrendo all’azione di disconoscimento della paternità mediante la quale si tende a smentire il fatto che il padre presunto del figlio generato o nato in costanza di matrimonio in realtà non lo sia.

In sostanza, l’ordinamento giuridico riconosce la possibilità di ottenere una sentenza che cancelli il rapporto di filiazione che fino a un determinato momento ha legato un uomo ad un bambino.

Nel caso di coppie conviventi, la presunzione di paternità non opera automaticamente. In tale ipotesi, è necessario un formale atto di riconoscimento del bambino da parte del padre e/o della madre, congiuntamente o separatamente, che rilasciano un’apposita dichiarazione al Comune a seguito della quale si instaura il rapporto di filiazione.

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Cos’è la presunzione di concepimento?

Oltre alla presunzione di paternità il legislatore italiano riconosce la presunzione di concepimento, secondo la quale si ritiene concepito durante il matrimonio il figlio nato quando non sono ancora trascorsi trecento giorni dalla data dell’annullamento, dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio [2].

La presunzione di concepimento non opera se sono decorsi trecento giorni dalla pronuncia di separazione giudiziale, o dall’omologazione di separazione consensuale, ovvero dalla data della comparizione dei coniugi avanti al giudice quando gli stessi sono stati autorizzati a vivere separatamente nelle more del giudizio di separazione o dei giudizi previsti di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio.

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Quindi, in virtù dell’operare delle due presunzioni, in presenza del solo legame matrimoniale, il figlio concepito nel periodo di coniugio acquista automaticamente lo stato di figlio del marito della partoriente.

Anche per contrastare le risultanze della presunzione di concepimento è possibile promuovere l’azione di disconoscimento della paternità.

Chi può proporre l’azione di disconoscimento della paternità?

I soggetti legittimati al disconoscimento della paternità sono elencati nell’articolo 244 del Codice civile insieme ai termini per proporre l’azione.

Il primo comma dell’articolo sopra citato prevede che la madre può proporre l’azione di disconoscimento della paternità nel termine di sei mesi dalla nascita del figlio ovvero dal giorno in cui è venuta a conoscenza dell’impotenza di generare del marito al tempo del concepimento.

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Il padre, invece, può disconoscere il figlio nel termine di un anno che decorre:

  1. dal giorno della nascita, quando si trovava al tempo di questa nel luogo in cui è nato il figlio;
  2. dal giorno in cui è venuto a conoscenza dell’adulterio della moglie, se prova di avere ignorato la propria impotenza di generare o l’adulterio della moglie al tempo del concepimento;
  3. se non si trovava nello stesso luogo, dal giorno in cui è ritornato nel luogo ove è nato il figlio oppure dal giorno in cui è ritornato nella residenza familiare. Peraltro, il termine decorre dal ritorno anche se il padre ha avuto conoscenza della nascita in un momento precedente;
  4. dal giorno in cui ha avuto notizia della nascita, se prova di non avere avuto notizia della nascita nel giorno del ritorno.

Nei predetti casi, l’azione di

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disconoscimento della paternità non può essere comunque proposta oltre cinque anni dal giorno della nascita. Da ciò consegue che non si può disconoscere un figlio maggiorenne, considerato che il nostro legislatore ha previsto un termine ultimo dalla nascita al fine di garantire certezza nei rapporti di parentela.

Invece, il figlio maggiorenne può agire per il disconoscimento della paternità in qualsiasi momento, senza dovere osservare limiti temporali determinati.

Altresì, l’azione può essere promossa da:

Quando non si può disconoscere un figlio?

Non si può

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disconoscere un figlio quando sono decorsi i termini all’uopo prescritti dalla legge che, peraltro, cambiano in base al soggetto che propone l’azione. Più precisamente:

I termini di cui sopra sono di natura decadenziale nel senso che, se decorrono inutilmente, l’azione di disconoscimento non può essere più proposta. Sono, quindi, sottratti alla disponibilità delle parti cosicché il giudice deve verificarne d’ufficio il rispetto mentre spetta al padre o alla madre dimostrare di avere agito in giudizio tempestivamente

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[3]. In ogni caso, non possono promuovere l’azione oltre i 5 anni dal giorno della nascita.

La decorrenza del termine per proporre l’azione di disconoscimento è sospesa nel caso in cui il soggetto interessato a promuoverla si trovi in stato d’interdizione per infermità di mente ovvero versa in condizioni di abituale grave infermità di mente, che lo renda incapace di provvedere ai propri interessi, fino a quando perdura lo stato d’interdizione o durino le condizioni di abituale grave infermità di mente. Il figlio maggiorenne, invece, può agire senza limiti di tempo e la sua azione è imprescrittibile.

Inoltre, l’azione di disconoscimento non può essere promossa dal padre:

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Come si propone l’azione di disconoscimento della paternità?

L’azione di disconoscimento della paternità si propone tramite un avvocato, il quale redige un atto di citazione da depositare presso il tribunale del luogo in cui risiedono la madre o il figlio.

La prova della mancanza di un legame biologico tra padre e figlio può essere fornita con ogni mezzo.

Ad esempio, il padre può dimostrare di essere stato affetto da impotenza, cioè da incapacità ad avere rapporti sessuali o a concepire, attraverso la produzione in giudizio di specifica documentazione medica, o di non avere convissuto con la madre e, di conseguenza, di non avere avuto rapporti sessuali con la stessa nel periodo del concepimento (si pensi a un militare in missione all’estero per più di un anno). Può chiedere che vengano sentiti dei

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testimoni a conferma di quanto sostiene oppure può ricorrere a indizi che forniscono delle presunzioni gravi, precise e concordanti.

In ogni caso, la prova regina è rappresentata dall’esame del Dna che consente di dimostrare in maniera certa e scientifica che il figlio ha caratteristiche genetiche o di gruppo sanguigno incompatibili con il presunto padre. Tuttavia, la parte non può essere obbligata dal giudice a sottoporsi all’esame del Dna. Il suo rifiuto ingiustificato, però, viene considerato come elemento di prova.

Disconoscimento della paternità: quali sono le conseguenze?

Alla pronuncia della sentenza di disconoscimento della paternità conseguono effetti giuridici

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piuttosto rilevanti. Più nel dettaglio, il provvedimento determina:

La sentenza di disconoscimento della paternità consente al figlio di essere riconosciuto dal padre biologico [4].

La sentenza che dichiara il disconoscimento della paternità va annotata a margine dell’atto di nascita.

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