Inquinamento luminoso: cos'è?
Alterazione della quantità naturale di luce presente nell’ambiente notturno provocato dalle luci artificiali: cosa dice la legge e quando c’è risarcimento?
Quando si parla di inquinamento si pensa sempre a quello prodotto dalle auto e dalle fabbriche, cioè agli scarichi che rendono irrespirabile l’aria. In realtà, esistono tante forme di inquinamento di cui è vittima il nostro pianeta. Una di queste è quella dell’inquinamento luminoso. Cos’è?
Come vedremo, la normativa in tema di inquinamento luminoso è piuttosto frammentaria, in quanto non esiste un’unica legge statale ma tante leggi regionali che ogni Regione ha ritenuto opportuno applicare sul proprio territorio. Non esiste, quindi, un unico provvedimento che disciplina il fenomeno. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme
Indice
Inquinamento luminoso: in cosa consiste?
L’inquinamento luminoso consiste nell’alterazione della quantità naturale di luce presente nell’ambiente notturno provocato dalle luci artificiali.
In pratica, l’inquinamento luminoso è quello causato dai dispositivi (lampioni, fari, insegne, ecc.) che, soprattutto di sera e di notte, illuminano l’ambiente che, altrimenti, sarebbe buio.
L’inquinamento luminoso si riferisce quindi a ogni
Inquinamento luminoso: quali conseguenze?
L’eccesso di luminarie e, in generale, di luci provoca un danno ambientale che molti sottovalutano.
Al di là dello spreco derivante da un eccesso di illuminazione pubblica, che rimane la fonte principale dell’inquinamento luminoso, quest’ultima è causa di numerosi danni, come ad esempio:
- inquinamento chimico ambientale, dovuto alla produzione energetica in eccedenza;
- aumento del riscaldamento globale;
- “sparizione del cielo stellato”, nei paesi e nelle zone più inquinate;
- difficoltà o perdita di orientamento in diverse specie animali (uccelli migratori, tartarughe marine, falene notturne, chirotteri, ecc.).
Inquinamento luminoso: cosa dice la legge?
Come ricordato in apertura, non esiste purtroppo una legge statale che regoli il fenomeno dell’inquinamento luminoso. La norma più significativa è la cosiddetta
Questa norma prescrive i requisiti degli impianti di illuminazione esterna per la limitazione della dispersione verso l’alto di flusso luminoso proveniente da sorgenti di luce artificiale.
La normativa UNI 10819 non si applica nei posti ove è stata superata dalle leggi regionali, come ad esempio in Lombardia, Lazio, Toscana, Veneto, Valle d’Aosta e Piemonte.
La succitata normativa intende porre un limite all’inquinamento luminoso proteggendo gli osservatori astronomici, professionali e non professionali. E infatti, l’astronomia è fortemente penalizzata da questo tipo di inquinamento, che non consente di scorgere le stelle in cielo.
Per quanto riguarda le leggi regionali, ognuna detta condizioni con riferimento alla propria specifica situazione. Spesso, queste leggi stabiliscono l’obbligo per i Comuni di dotarsi di un Piano di illuminazione per il contenimento dell’inquinamento luminoso (Picil), cioè di un apposito provvedimento locale di lotta all’inquinamento luminoso.
Ad ogni modo, quasi tutte le leggi regionali sono accomunate dai seguenti obiettivi:
- riduzione dell’illuminazione pubblica e/o sostituzione di quella esistente con tecnologie meno inquinanti (come ad esempio l’utilizzo del led);
- riduzione degli sprechi;
- rimodulazione della luce pubblica intorno agli edifici di interesse storico/artistico e ai monumenti;
- suddivisione del territorio in aree, in modo da proteggere maggiormente quelle che possono subire più danni dall’inquinamento luminoso (zone dove si trovano osservatori astronomici o riserve animali, per esempio);
- divieto di illuminazione pubblica rivolta direttamente al cielo (fasci di luce che puntano verso l’alto, ecc.).
Risarcimento per inquinamento luminoso
Secondo la Corte di Cassazione, la violazione delle norme sull’inquinamento luminoso può giustificare la richiesta di
Ad esempio, per la giurisprudenza sussiste il diritto al risarcimento per i proprietari dell’immobile colpito dall’inquinamento luminoso causato da un lampione comunale.
Per la precisione, la Corte d’Appello di Napoli [2] ha stabilito che se l’inquinamento luminoso determina una minor «appetibilità» del bene da parte dei terzi interessati all’acquisto o alla locazione, tale che costoro non saranno disposti a corrispondere l’ordinario prezzo di mercato ma uno inferiore per conseguire la proprietà o il godimento dell’immobile, allora spetta il risarcimento dei danni.
Secondo un’altra sentenza [3], l’illuminazione pubblica che risulta invasiva danneggia i proprietari degli appartamenti e dei fondi circostanti le sorgenti luminose: spetta pertanto il risarcimento dei danni accompagnato dall’ordine di cessare la condotta molesta, trattandosi di immissione intollerabile e, quindi, illegittima.