Caricabatterie universale per il cellulare: come funziona?

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Autore: Carlos Arija Garcia

21 aprile 2022

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

Una direttiva dell’Unione europea impone ai produttori di dispositivi elettronici di incorporare in tutti i modelli una porta Usb standard.

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Se c’è una cosa veramente irritante per chi ha un dispositivo elettronico è quello di rimanere a secco di batteria quando si è fuori casa e dover trovare la persona che abbia il caricatore giusto, compatibile con il proprio modello di cellulare. Chiunque abbia uno smartphone è arrivato alla stessa conclusione: sembra che i produttori facciano apposta a fabbricare un modello diverso per tenersi stretti i clienti. Atteggiamento che non piace all’Unione europea. Tant’è che Bruxelles ha deciso di imporre un caricabatterie universale per il cellulare. Come funziona?

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E cosa cambia a questo punto? Significa che è finita la «caccia al cavetto giusto?» e che Samsung, iPhone e Huawei potranno essere rimessi in vita con lo stesso caricatore?

Proprio così. Recentemente, è stato fatto un nuovo passo avanti nell’iter per l’approvazione della direttiva che dovrà raggiungere un doppio scopo: rendere la vita più semplice a chi possiede un qualsiasi dispositivo elettronico e salvaguardare l’ambiente attraverso la riduzione della spazzatura elettronica. Meno modelli diversi si fabbricano e più verranno riciclati quelli vecchi nel caso in cui l’utente cambi tablet, cellulare o consolle. Vediamo cosa cambia.

Caricabatterie del cellulare: cosa succedeva in passato?

Finora, ogni produttore di dispositivi elettronici (

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cellulari ma anche tablet, consolle, cuffie, casse portatili, ecc.) aveva il proprio caricabatterie. Significa che, come noto, per caricare uno smartphone occorre avere il caricatore originale compatibile con il marchio di fabbrica del dispositivo. E così succede ancora, finché le cose non cambieranno in modo definitivo. In altre parole: iPhone vuole solo il caricabatterie Apple, Samsung vuole il suo, ecc.

Questo comporta due problemi. Il primo, il più immediato ed il più pratico, lo paga l’utente: se dimentica a casa il caricatore e la batteria va «a terra» deve trovare qualche amico, parente o conoscente che abbia un dispositivo del suo stesso marchio per chiederglielo in prestito e poter caricare tablet o cellulare. Altrimenti, resterà a secco finché non tornerà a casa, a meno che sia veramente urgente e se ne compri un altro.

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Il secondo problema – è il caso di dirlo – è di altra «Natura» e lo paga l’ambiente. Chi decide di cambiare, ad esempio, un Samsung per comprare un iPhone (o viceversa) si troverà in casa un caricabatterie che non potrà più utilizzare. O lo tiene in un cassetto per regalarlo a qualcuno che riesca a utilizzarlo oppure lo butterà via, contribuendo ad aumentare la cosiddetta «spazzatura elettronica». Si pensi che ogni anno viene consegnato in Europa circa mezzo miliardo di caricatori portatili, in grado di generare dalle 11mila alle 13mila tonnellate di spazzatura elettronica.

Caricabatterie del cellulare: come funziona quello universale?

Entrambi i problemi si risolvono in un solo modo: costringendo i produttori a fabbricare un

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caricabatterie universale per il cellulare e per gli altri dispositivi elettronici. Ed è questa la strada imboccata dall’Unione europea con una direttiva in dirittura di arrivo (leggi Ue, caricabatterie universale: cosa cambierà).

Come funziona? La normativa in corso di approvazione a Bruxelles prevede che tutti i dispositivi, indipendentemente dalla loro tipologia e dal marchio di fabbrica, siano dotati di una porta Usb standard per la ricarica. In questo modo, qualsiasi smartphone, tablet o cassa acustica portatile potrà essere caricato attraverso il cavo Usb che si attacca all’adattatore da inserire nella presa di corrente.

Inoltre, ogni produttore sarà obbligato a fornire ai clienti delle informazioni chiare sulle opzioni di carica, come pure sulla presenza o sull’assenza di un caricatore nel pacchetto.

In estrema sintesi, ed in termini pratici: chi cambia un cellulare potrà tenersi il vecchio caricabatterie, anche se funzionava con un modello diverso, poiché la porta Usb di ingresso sarà sempre la stessa, standard e universale. Non dovrà più cercare un caricatore compatibile e non dovrà più buttarne via uno ancora funzionante. Non dovrà nemmeno, in caso di emergenza, acquistarne uno nuovo. Il che comporta un altro vantaggio, visti i costi non proprio economici.

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