Con tatuaggio si può entrare nelle Forze armate?

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Autore: Redazione

04 maggio 2022

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Tattoo e piercing: quando sono vietati e quando consentiti nell’Esercito Italiano, nella Marina Militare e nell’Aeronautica.

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I tatuaggi sono così diffusi che, a breve, l’elemento distintivo sarà la pelle. L’iperbole serve per riflettere su quanto sia ormai radicata e socialmente accettata questa pratica che, solo venti anni fa, era invece sinonimo di ribellione e anticonformismo. Eppure, non tutti si sono abituati a vedere i tattoo. Tra questi ci sono l’Esercito Italiano, l’Aeronautica Militare e la Marina Militare. Chi ha provato a presentare domanda di partecipazione ai relativi concorsi si sarà chiesto: con un tatuaggio si può entrare nelle Forze armate? E la risposta fornita dalla giurisprudenza si può sintetizzare nelle parole contenute in una recente sentenza del Consiglio di Stato

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[1] che qui di seguito commenteremo. Ma procediamo con ordine.

Esiste una legge che vieta i tatuaggi per chi vuol entrare nell’Esercito?

Il tatuaggio è una tecnica di decorazione del corpo permanente o semi-permanente. Dovendo considerare la diffusa moda dei piercing e dei tatuaggi, lo Stato Maggiore dell’Esercito ha dettato una specifica disciplina, oggi contenuta nella “Direttiva sulla regolamentazione dell’applicazione di tatuaggi da parte del personale militare

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” del 2012. Obiettivi principali della normativa sono quelli di prevenire situazioni che possano compromettere il decoro dell’uniforme o causare pericoli per l’incolumità dei militari nello svolgimento di determinate operazioni richiedenti l’assoluta tutela della loro identità.

Salvaguardia e decoro dell’uniforme

Il paragrafo di apertura della direttiva si apre già con un titolo che lascia chiaramente intendere dove si vuole andare a parare ossia se, con un tatuaggio, si può entrare nelle Forze armate. E già in questa prima parte del documento si ricorda come l’Uniforme (già, scritto con la U maiuscola) dell’Esercito Italiano, oltre a contraddistinguere inequivocabilmente gli appartenenti alle Forze Armate, è anche espressione e simbolo di

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valori fondamentali. Il termine stesso “uniforme” sta a indicare “uguaglianza”; pertanto, l’aspetto esteriore degli appartenenti all’Esercito italiano richiede particolare cura e non può essere trascurato ovvero snaturato da forme di evidenza estetica quali possono essere tatuaggi o piercing.

Chi entra nell’Esercito può avere tatuaggi o piercing

Proprio per quanto appena detto, si legge nella direttiva dell’Esercito, le Forze Armate, dal momento dell’entrata in vigore della presente direttiva, ossia dal 2012, non consente al personale di apporsi tatuaggi o piercing in parti visibili del corpo.

Il che si estende anche a chi intende entrare nelle Forze Armate, previo concorso, e un tatuaggio o un piercing già ce l’ha.

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Come detto dalla giurisprudenza, il tatuaggio costituisce un potenziale segno di riconoscimento, in grado di esporre il militare ai rischi operativi legati al suo ruolo.

Il paragrafo 3 della direttiva vieta quindi l’applicazione di tatuaggi che siano visibili con le uniformi elencate e a prescindere dalla loro visibilità quelli osceni, con allusioni sessuali, razziste o discriminatorie o che possano arrecare discredito alle istituzioni e alle stesse Forze Armate.

Quando è possibile avere un tatuaggio?

Dalle parole della direttiva si comprende chiaramente che il tatuaggio è possibile solo se coperto.

Quindi, ai fini dell’arruolamento, la direttiva non prevede un divieto assoluto di applicazione del tatuaggio. Per costante giurisprudenza, la sua presenza sul corpo del candidato non è considerata condizione ostativa, trattandosi di un elemento “di per sé neutro”. Tuttavia, come affermato in numerose sentenze

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[2], esso assume rilevanza se visibile con l’uniforme o se deturpante o indice di personalità abnorme. Cosa si intende con quest’ultima affermazione? Lo si può facilmente intuire: si pensi a un teschio tatuato sulla fronte o a una svastica in qualsiasi altra parte del corpo o a una frase che inneggi alla violenza o, ancora peggio per l’esercito, alla ribellione.

La visibilità del tatuaggio con gli indumenti d’ordinanza costituisce, anche per la consolidata giurisprudenza, sufficiente ragione di esclusione dai concorsi nell’Esercito.

Come fa l’Esercito a sapere se ho un tatuaggio?

Viene prevista una dettagliata attività di controllo, imponendo in primo luogo a tutto il personale l’obbligo di sottoscrivere una dichiarazione sulla presenza o meno di tatuaggi, eventualmente integrata da una descrizione. Le procedure selettive sono affidate alla commissione medica, che dovrà verificare il possesso dei requisiti psicofisici e in caso riscontri un tatuaggio, la sua corrispondenza alle caratteristiche indicate nel regolamento. Il parere positivo o negativo reso all’esito degli accertamenti ha natura meramente tecnica e non valutativa, poiché, come ammesso dal Consiglio di Stato, la Pubblica Amministrazione non ha in questi casi alcuna discrezionalità, dovendosi limitare a prendere atto di quanto rilevato in tal sede.

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