Come posso diseredare un figlio?

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Autore: Sabrina Mirabelli

30 agosto 2022

Laureata in giurisprudenza ha svolto la professione di avvocato civilista dal 1994 al 2013.

Un figlio non può essere escluso dall’eredità del padre o della madre perché è un erede legittimario, tranne se è stato dichiarato indegno a succedere.

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Grazie al principio dell’autonomia testamentaria, vigente nel nostro ordinamento giuridico, puoi disporre liberamente dei tuoi beni per il tempo in cui avrai cessato di vivere. Mediante la redazione del testamento, infatti, puoi decidere come suddividere il patrimonio tra i futuri eredi. Tuttavia, nell’effettuare la ripartizione, devi rispettare la quota dei beni ereditari che, per legge, è riservata ai tuoi parenti più stretti, denominati legittimari. Detto altrimenti tali soggetti non possono essere estromessi dall’eredità ma hanno comunque diritto alla parte prestabilita dal legislatore. Nello specifico, i legittimari sono il tuo coniuge, i tuoi figli e i tuoi genitori (ascendenti), se esistenti e solo se non hai figli.

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Perciò, se ti stai chiedendo: «Come posso diseredare un figlio?», sappi che non hai alcuna possibilità di farlo. E questo perché, come ti abbiamo appena detto, i figli sono eredi legittimari e, in quanto tali, non possono mai essere diseredati. Ma esiste un’eccezione che ti consente di diseredare i figli: quando questi si sono macchiati di gravi reati nei tuoi confronti. È il caso di indegnità a succedere che, tuttavia, non puoi essere tu a stabilire ma un giudice, dopo la tua morte. Dunque, l’unico modo per diseredare un figlio è di ottenere la pronuncia di una sentenza del tribunale che lo dichiari indegno a succedere.

Successione testamentaria: qual è la regola generale?

Nella successione testamentaria, che si apre quando il defunto ha lasciato un testamento, la regola generale prevede l’

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impossibilità di diseredare un figlio poiché tale soggetto è considerato dal nostro ordinamento giuridico erede legittimario.

In sostanza, se un genitore redige testamento può disporre liberamente solo di una parte dei propri beni (quota disponibile) mentre l’altra parte (quota di legittima) è riservata dalla legge ai suoi parenti più stretti, i legittimari appunto, a cui spetta anche se nell’atto è disposto diversamente.

Inoltre, se con il testamento vengono lese le quote di legittima, i legittimari possono agire in giudizio con l’azione di riduzione per chiedere l’annullamento delle singole disposizioni lesive e la ricostituzione delle quote di legittima.

Il genitore, vedovo, che ha due figli, con testamento può disporre liberamente solo di 1/3 del proprio patrimonio (quota disponibile) mentre i restanti 2/3 (quota di legittima), divisi in parti uguali, vanno per legge ai figli. In tal caso, non può lasciare tutto il suo patrimonio solo a un figlio oppure assegnargli una quota superiore a quella prescritta dalla legge, ma può decidere in piena libertà solo relativamente alla quota disponibile.

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Per un approfondimento sull’argomento è consigliata la lettura dell’articolo: “Eredità: la quota legittima e la quota disponibile”.

Quando si può diseredare un figlio?

Le uniche eccezioni alla predetta regola generale sono rappresentate dalle ipotesi in cui il figlio sia indegno a succedere, espressamente previste dalla legge. Più precisamente, il figlio può essere diseredato, quindi, escluso dalla successione, quando ha compiuto atti gravi:

Come si può diseredare un figlio?

Per

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diseredare un figlio è necessario iniziare una causa civile in tribunale, all’uopo dando mandato a un avvocato per la redazione di un apposito ricorso. Spetta poi al giudice accertare se in concreto si è verificata una di quelle ipotesi di indegnità a succedere tassativamente indicate dal legislatore.

Il ricorso va notificato a tutti gli eredi che hanno diritto a conoscere dell’avvio della causa civile. Inoltre, la procedura può essere attivata solo dopo che il figlio indegno abbia accettato l’eredità, quindi, abbia acquistato la qualità di erede.

Il termine entro il quale agire in giudizio è di 10 anni dall’apertura della successione o dalla data della commissione del fatto, a seconda se sia stato commesso prima o dopo la morte del defunto.

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Dopo la pronuncia della sentenza che dichiara l’indegnità a succedere, l’erede indegno viene escluso dalla successione, dunque, dalla divisione del patrimonio. Di conseguenza, la sua quota di eredità viene devoluta agli altri eredi.

La dichiarazione di indegnità ha effetto retroattivo per cui l’indegno deve rilasciare, immediatamente, l’eredità e restituire anche i frutti che gli sono pervenuti a seguito dell’apertura della successione.

La quota di eredità del figlio dichiarato indegno viene acquistata dai suoi figli, se presenti; tuttavia, l’indegno non diventa titolare né del diritto di usufrutto né del diritto di amministrazione sui beni ereditari che, di norma, la legge riconosce ai genitori del figlio minorenne divenuto erede.

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