Regole sull'esposizione dei prezzi
Prodotto troppo caro e prezzo non esposto: quali conseguenze?
Cosa succede se un cliente prende un caffè in un bar oppure ordina un’insalata in un ristorante e poi si vede presentare un conto troppo caro rispetto ai prezzi di mercato, magari solo perché si trova in una piazza famosa o davanti a uno scorcio naturale suggestivo? Se il prezzo era esposto e ben visibile, il cliente non può recriminare alcunché avendo questi accettato il contratto con il titolare del locale nel momento stesso in cui si è seduto al tavolo (o al bancone) e ha fatto la consumazione. Proprio per questo esistono delle regole sull’esposizione dei prezzi che tutti gli esercenti commerciali – compresi i ristoratori, i negozi e i supermercati – devono rispettare.
Tali regole sono in parte contenute nel decreto legislativo n. 114/1998 e in parte nel codice del consumo.
Conoscere le regole sull’esposizione dei prezzi non è un dovere solo per gli esercenti ma anche un’opportunità per i consumatori i quali, in caso di pratiche commerciali scorrette, potranno non solo segnalare la vicenda alle autorità per far multare il responsabile, ma pretendere anche di pagare il minor prezzo rispetto a quello dovuto.
Cerchiamo di fare ordine e di comprendere come stanno le cose.
Indice
Esposizione dei prezzi
Tutti i commercianti che effettuano
Il prezzo deve essere indicato in modo chiaro e ben leggibile, da una persona dotata di una normale vista. Sarebbe ad esempio illegittimo un cartello con la lista dei prezzi posto dietro il bancone di un bar con caratteri così piccoli da non poter essere letti a distanza di un paio di metri.
Se sono esposti più prodotti identici è sufficiente un unico cartello (come succede sugli scaffali dei supermercati).
Indicazione del prezzo per unità di misura
È obbligatoria l’indicazione del prezzo di vendita al dettaglio per unità di misura. Così, ad esempio, in prossimità di confezioni di pesce surgelato di diversa marca, il titolare del supermercato non può limitarsi a indicare il prezzo della singola confezione ma deve specificare il “prezzo al chilo”, in modo tale che, indipendentemente dalla quantità di prodotto contenuta nella scatola, il consumatore possa – con un rapido sguardo e senza dover ricorrere a complicati calcoli – individuare la scelta economicamente più conveniente.
Differenza tra il prezzo indicato sullo scaffale e quello praticato alla cassa
Cosa succede se esiste una differenza tra prezzo esposto e prezzo applicato? Il consumatore, in questi casi, ha diritto a pagare il prezzo esposto sullo scaffale o indicato sul cartellino. Dunque, se la cassa applica un prezzo diverso rispetto a quello indicato sullo scaffale, il consumatore ha diritto a che gli venga applicato quest’ultimo, a meno che non sia esageratamente più basso rispetto al valore del bene, circostanza questa che farebbe intuire che si è trattato di un errore materiale.
Ma attenzione alle truffe: spesso, su Internet vengono proposti in vendita ad 1 euro prodotti normalmente molto cari. Una volta fatto l’ordine il venditore comunica l’errore al cliente nella speranza che questi confermi comunque la richiesta o si rivolga verso altri prodotti dello stesso store. Comportamenti del genere sono studiati ad arte e non sono il frutto di uno sbaglio. Sicché, il commerciante potrà essere segnalato all’Agcm, l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato.
Cosa succede se il consumatore paga di più del dovuto?
Se il consumatore paga più del dovuto ha diritto al rimborso della differenza di prezzo. Il rimborso deve avvenire in contanti o con altro mezzo indicato dal cliente. Non può certo avvenire con
Prodotto troppo caro e prezzo non esposto: quali conseguenze?
Se il cliente si trova un conto superiore alle aspettative perché il prezzo non era esposto e non era quindi in grado di sapere quanto avrebbe pagato, può segnalare l’esercente alla polizia locale e all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) tramite una segnalazione online.
Egli avrà poi diritto a pagare il prodotto al prezzo di mercato e, se il negoziante non dovesse essere d’accordo, a fissare l’importo “equo” sarà il giudice (a cui evidentemente si rivolgerà il negoziante qualora volesse portare avanti la propria pretesa di esigere il versamento del prezzo).