Fotovoltaico: l’impianto domestico

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Autore: Redazione

15 ottobre 2014

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Per i privati, la convenienza cresce con l’autoconsumo; si risparmia solo usando l’energia del momento in cui viene prodotta.

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Per installare un impianto fotovoltaico a casa propria bisogna innanzitutto considerare la casa nel suo contesto urbanistico-ambientale, l’ubicazione in quartiere residenziale o in ambito rurale o in centro storico, fuori dal campo di applicazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio.

La tendenza verso l’autosufficienza elettrica non può prescindere dalle caratteristiche dell’edificio: dimensioni del tetto, orientamento della falda, ombreggiamenti per lucernari o camini o edifici adiacenti. La potenza richiesta all’impianto è definita dalle esigenze dell’utente, dai suoi consumi annuali attuali e futuri.

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La convenienza

L’energia elettrica media consumata da una famiglia in un anno è pari circa 4mila kWh/anno.

I consumi sono soddisfatti, per un edificio con buone caratteristiche “solari”, da un impianto di 3,5 kWp, se posto in Italia del nord e di soli 2,5 kWp se posto nell’Italia del sud. La sola installazione del l’impianto fotovoltaico, non è garanzia di risparmio se non accompagnata da un cambio della modalità di utilizzo dell’energia elettrica. La massima convenienza si ha quando si consuma l’energia che si produce (autoconsumo). Ma l’autoconsumo non è scontato, in quanto si ha solo quando c’è il sole. Quando la produzione fotovoltaica giornaliera è maggiore della richiesta si “deposita” l’energia in esubero in rete.

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L’accumulo di energia

La rete pubblica è usata come un sistema di “accumulo virtuale” in grado di immagazzinare e restituire l’energia fotovoltaica in momenti diversi.

Questo meccanismo necessita di una rete elettrica in grado di erogare e ricevere energia, una rete adatta alla “generazione distribuita”. Il contatore nella nostra abitazione è abilitato alla misura del l’energia elettrica sia prelevata dalla rete pubblica (consumata dal l’utente) che immessa nella stessa rete dall’utente produttore. Per l’uso bidirezionale della rete si stipula con il Gestore dei servizi energetici (Gse) un contratto di “scambio sul posto”. L’energia ceduta alla rete è remunerata con il Contributo in conto scambio.

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L’ottimizzazione dei consumi

Per la famiglia è vantaggioso il proprio impianto fotovoltaico nell’ottica della massima ottimizzazione dei consumi. Elettrodomestici e impianti possono funzionare anche in modalità differita e autoconsumare l’energia prodotta. Per migliorare l’impiego della propria produzione fotovoltaica si ricorre a sistemi di accumulo domestici già integrati negli apparati di conversione di energia (inverter con batterie). L’impianto fotovoltaico con dispositivi di accumulo è conforme alla norma CEI0-21.

Le soluzioni per incrementare l’autoconsumo portano ad una riduzione del costo della bolletta elettrica compreso tra il 20% ed il 50 per cento.

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Le autorizzazioni

Per realizzare un impianto fotovoltaico residenziale si deve inviare una comunicazione relativa alle attività in edilizia libera, [1] allo sportello unico del Comune sede dell’unità immobiliare per via telematica e dal primo ottobre 2014 su modello unico che verrà approvato dal ministro dello Sviluppo economico [2].

Le Regioni e le Province autonome hanno rivisto il regime della comunicazione nazionale per i progetti di impianti alimentati da fonti rinnovabili con potenza nominale fino a 50 kW, nonché per gli impianti fotovoltaici di qualsivoglia potenza da realizzare sugli edifici, fatta salva la disciplina in materia di valutazione di impatto ambientale e di tutela delle risorse idriche.

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