Fotovoltaico domestico: cosa c'è da sapere

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Autore: Carlos Arija Garcia

30 ottobre 2022

Giornalista professionista, speaker, blogger e video editor. Ha lavorato per la Cadena SER, la più grande emittente radiofonica privata spagnola (gruppo Prisa). In Italia, impegnato in alcune start up su Internet e dipendente di Rai e Class Editori, dove ha svolto il ruolo di caporedattore a Class Tv e scritto per il quotidiano Italia Oggi. Collaborazioni anche nel campo dell'e-learning per assicurazioni e banche.

In che cosa consiste il sistema per produrre energia elettrica autonomamente? Come si risparmia e quali possono essere i rischi atmosferici?

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Tra bonus e caro energia, mai come nei tempi recenti si è resa opportuna la scelta di auto-produrre le risorse che servono per avere in casa la corrente elettrica senza attendere con una certa ansia la bolletta della luce. L’opzione più gettonata è quella dei pannelli fotovoltaici: un investimento iniziale che, tra agevolazioni fiscali e risparmi sulle fatture, può essere ammortizzato in tempi ragionevoli. Opportuno chiedersi, sul fotovoltaico domestico, cosa c’è da sapere per ridurre il più possibile consumi e spese.

La prima cosa da sapere, e quindi da dire, è la seguente: una cosa è il pannello fotovoltaico e un’altra ben diversa è in pannello solare. Spesso si confondono o, addirittura, si utilizzano questi due concetti come sinonimi. Eppure, c’è una differenza sostanziale.

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Il fotovoltaico domestico consente di trasformare l’energia solare in elettricità grazie ad un dispositivo chiamato «inverter». L’energia elettrica non consumata nella stagione più calda (quella con maggiore esposizione al sole) viene accumulata in apposite batterie così da poterla utilizzare in un momento successivo.

Il pannello solare, invece, è un dispositivo termico che serve soltanto (si fa per dire, visti i prezzi del gas) a produrre l’acqua calda sanitaria (doccia, lavelli, cucina) e per integrare quella del riscaldamento.

Come si vede, dunque, la differenza è notevole. Vediamo in questa sede cosa c’è da sapere sul fotovoltaico domestico.

Fotovoltaico domestico: in che cosa consiste?

Un

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impianto fotovoltaico è un insieme di dispositivi (i cosiddetti pannelli) che sfrutta le radiazioni del sole per produrre energia elettrica. Un inverter la trasforma in corrente alternata in modo da riuscire ad alimentare degli elettrodomestici o altri apparecchi elettrici.

L’impianto è formato da piccole celle fotovoltaiche in silicio amorfo con piccole strisce argentate che collegano le varie celle in superficie. Per essere chiari: varie celle formano un modulo o pannello, vari moduli formano l’impianto.

Come si genera l’energia elettrica partendo dalle radiazioni solari e utilizzando l’impianto fotovoltaico? La produzione di corrente avviene nel momento in cui il sole (meglio sarebbe dire i fotoni della sua radiazione) attraversa il

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silicio cristallino, che è materiale semiconduttore, e spezza i legami che ci sono tra gli elettroni del silicio, creando degli spazi che agiscono come cariche elettriche positive. Nel resto della cella – per dirlo in parole semplici – ci sono le cariche negative, cioè gli elettroni. Si crea così un campo elettrico interno al silicio che genera una tensione spostando gli elementi positivi e negativi in direzione opposta, cioè verso la parte esposta al sole e verso quella dove c’è installazione. Collegando le due parti con dei fili si produce la corrente elettrica.

Fotovoltaico domestico: i tipi di pannelli

Come abbiamo appena spiegato (cercando di rendere chiaro il concetto senza entrare troppo in dettagli tecnici), alla base dell’

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impianto fotovoltaico c’è un materiale semiconduttore chiamato silicio. A seconda della lavorazione di questo materiale e delle celle si possono distinguere quattro tipi di pannelli fotovoltaici:

Se ne deduce che questi ultimi, cioè i pannelli in silicio amorfo, sono

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i più convenienti tenendo conto dell’investimento iniziale ma sono anche quelli con una resa minore e, quindi, possono garantire un risparmio minore a lungo andare. Tutto dipende, comunque, dalle esigenze di chi li installa.

Fotovoltaico domestico: quanto costa?

Di norma, un impianto fotovoltaico costa complessivamente circa 12mila euro. Per i soli pannelli in grado di fornire i soliti 3 kW che corrispondono ad una normale utenza si paga mediamente 4.500 euro. C’è, poi, l’inverter che, come spiegato, trasforma l’energia elettrica in corrente alternata e che costa all’incirca 1.500 euro. Si aggiungano cavi, costo d’installazione, quadri per fissare i pannelli e guadagno dell’installatore ed ecco che abbiamo già superato comodamente i 10mila euro.

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Fotovoltaico domestico: come si risparmia?

Il fatto di avere il fotovoltaico domestico non vuol dire che non si pagherà un solo euro per la bolletta della luce. C’è, comunque, un gestore di energia elettrica che continua a garantire la fornitura. Il punto è: più e meglio si utilizzano i pannelli e meno bisogno si ha della corrente fornita dall’esterno.

Sostanzialmente, ci sono due sistemi che portano al risparmio sulla corrente:

Ci sono, poi, altre vie per

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risparmiare con il fotovoltaico domestico. Occorre tenere conto di questi fattori:

In pratica, è fondamentale il modo in cui viene usato l’impianto: se l’energia viene utilizzata la mattina presto e la sera (cioè, quando le radiazioni solari sono assenti o più deboli), conviene scegliere un impianto che accumuli l’energia durante le ore centrali della giornata.

Poi, come si diceva, la collocazione dei pannelli è molto importante: più sono esposti a Sud e più energia elettrica producono.

Fotovoltaico domestico: le detrazioni fiscali

Altro elemento di

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risparmio non indifferente con il fotovoltaico domestico è quello legato alle detrazioni fiscali previste per l’installazione di questa fonte di energia alternativa.

I principali incentivi sono:

Fotovoltaico domestico: il fattore climatico

La domanda sorge spontanea: se si abita in una zona in cui c’è poco sole perché piove o nevica spesso, vale la pena optare per il fotovoltaico domestico?

Va detto che questi impianti sono progettati per catturare le radiazioni del sole anche quando piove o è nuvoloso. Ovviamente, la resa sarà inferiore perché la produzione di energia non sarà come se c’è il cielo sereno.

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Altro dubbio può essere quello che riguarda la grandine o il grosso cumulo di neve: i pannelli si rovinano per l’impatto dei chicchi di ghiaccio o per il peso della coltre nevosa?

Prima di essere messi sul mercato, i pannelli fotovoltaici vengono sottoposti a numerosi test per verificare queste eventualità. Di norma, l’impianto regge alla grandine di circa 2 centimetri e mezzo di diametro. Per quanto riguarda il peso della neve, invece, al momento dell’installazione, vengono fatte delle prove sulla tenuta del tetto. Più che il rischio di sfondamento (che viene normalmente escluso) il lavo negativo di un’abbondante nevicata è il fatto che la produzione di energia elettrica viene ridotta per il fatto che il pannello viene «oscurato» dalla neve.

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